È rispettoso dell’ambiente e delle peculiarità di chiunque desideri indossare i suoi capi il brand cU (cancellato Uniform) ideato da Diletta Cancellato. Ed ecco perché è da tenere d’occhio

Si pronuncia “see you” il marchio della linea concepita da Diletta Cancellato. “Concepita” è il termine esatto, perché nel caso di cU (cancellato Uniform) i capi sono pensati per essere indossati quotidianamente, da quante più persone possibile. Indossati non significa però necessariamente consumati nel più breve tempo possibile: questo è il primo indizio di qualcosa di oggettivamente pensato in maniera diversa. Il progetto nasce infatti per vestire corpi che il sistema moda classifica da sempre con taglie che vanno dalla XS alla XL per la donna e dalla XS alla L per l’uomo. Ma questo stesso range di volumi Cancellato lo risolve con tre opzioni riferite esclusivamente all’altezza dell’individuo che le indosserà: la vestibilità è difatti progettata per altezze variabile da 1.30 a 1.90 metri, quindi anche da bambini o individui affetti da acondroplasia. Osservare la size guide del suo e-commerce risulta assai istruttivo.
Sono “divise” quelle di Cancellato? A loro modo sono anche questo. La versatilità dei capi facilita la condivisione di persona in persona, di taglia in taglia e di generazione in generazione: un modo per gettare il meno possibile, per allungare la vita di ogni capo.

Diletta Cancellato, Co-founder e Designer cU, foto di Federica Cocciro
Diletta Cancellato, Co-founder e Designer cU, foto di Federica Cocciro

LA PRODUZIONE ON DEMAND DI CU

Il progetto prevede una produzione on demand, pratica che abbassa il rischio finanziario e ottimizza la distribuzione, eliminando il problema degli stock di invenduti. cU prevede a questo scopo l’utilizzo di macchine per la maglieria 3D, che eliminano cuciture e spreco di materiale. Si apparenta così alla stampa dei libri utilizzata ad esempio da Amazon. Se qualcuno dovesse arricciare il naso, vale la pena di ricordare che l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) nel suo Rapporto sullo stato del clima globale descrive la situazione dovuta al climate change come sempre più drammatica: “L’innalzamento del livello del mare, il calore degli oceani, le concentrazioni di gas serra e l’acidificazione degli oceani hanno stabilito nuovi record allarmanti nel 2021”.
Che il fashion system sia da qualche anno prodigo di slogan verdi è cosa nota, meno noto è quanto sia lontanissimo dal risolvere i problemi di inquinamento delle supply chain che lo sostengono. È anche per questo che progetti che nascono dal basso come quello di Diletta Cancellato acquistano particolare rilievo e devono essere sostenuti.

cancellato Uniform
cancellato Uniform

CU – CANCELLATO UNIFORM AL FUORISALONE 2022

Non stupisce che la nuova collezione cU venga presentata in occasione del Fuorisalone 2022 anziché al Pitti Immagine o alla Fashion week milanese, al loro avvio solo pochi giorni dopo. Nel pop-up presente all’interno dello spazio di Cariplo Factory un apposito allestimento è curato dall’architetto Caterina Fumagalli per riflettere la filosofia del brand. Qui i visitatori troveranno ovviamente i capi della nuova collezione costruiti lavorando fibra di cellulosa estratta da legno proveniente da fonti sostenibili mediante processi rispettosi dell’ambiente. Ma l’aspetto materico non è il solo di questa ricerca. Il progetto cU ingloba connessioni dove si intrecciano materiale e immateriale. Il tutto messo in evidenza attraverso performance curate dall’architetto Carlotta Franco, in cui a momenti di laboratorio si affiancano talk che esplorano in una visione olistica natura e cultura. Così accade per la performance dedicata alla scultura di Tellurico, per il set musicale di Go Dugong, per il laboratorio di Martina Geroni dedicato alla tornitura e a quello di rappresentazione corporea di Roberto Alfano. E ancora per i talk di Parasite 2.0 sulla riproducibilità della materia o quello di Kabul Magazine su approccio ecosistemico e transfemminismo.
C’è un’ultima cosa che rende notevole il lavoro di Diletta Cancellato ed è il fatto che non sia l’ideologia ma l’estetica a rimanere centrale nel suo progetto: l’insieme di queste discipline ha come punto di riferimento il piacere per le cose belle, senza per questo sacrificare lo scambio tra individui e l’attenzione per il proprio corpo.

Aldo Premoli

https://cancellatouniform.com

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualmente è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiesta” e direttore della piattaforma hyper local "SudStyle". Curatore indipendente di mostre che fanno da ponte tra arte e scienza. In Sicilia ha fondato “Mediterraneo Sicilia Europa onlus”, in Lombardia “La Cernobbina Art Studio”. Svolge attività di visiting professor per accademie del nord come del sud della Penisola.