Le ultime tendenze della moda tra green e digital, tra contraffazioni originali e poesia

La nuova formula fisica del fashion show di Balenciaga, le collezioni “ultra green” del gallese Paolo Carzana. La moda nell’atto di una rivoluzione radicale: ecco le ultime tendenze

Carzana Paolo
Carzana Paolo

Un modello, una passerella bianca e il pubblico sempre e comunque vestito di nero. Quello che stiamo osservando in realtà non esiste. Non il pubblico, non la passerella. I vestiti? Quelli sì sono l’unica cosa reale: 44 outfit, che appaiono indossati sempre dallo stesso modello, sia per i capi uomo che per quelli donna. La prima uscita, in pesante velluto nero, non mette di buon umore dopo 15 mesi passati in pandemia, ma alla fine lo show tutto virtuale termina con un abito da sera rosso. Forse un segno di speranza. Le informazioni che accompagnano la presentazione della collezione Balenciaga p/e 2022, presentata lo scorso 8 giugno in digitale, sono un diluvio di spiegazioni in cui si descrivono in dettaglio le tecniche utilizzate per simulare l’aspetto del modello impiegato: fotogrammetria, innesto del suo viso scansionato, tracciamento planare, rotoscoping, apprendimento automatico e modellazione 3D.

IL DESIGNER DEL FASHION SHOW DI BALENCIAGA

Il designer? È Demna Gvasalia, non nuovo all’utilizzo di tecnologie sofisticate per la presentazione delle sue collezioni: suo Afterword il primo videogioco completamente disegnato a questo scopo. C’è poi l’Hacker Project, sviluppato internamente dal super gruppo del lusso Kering tra i suoi due marchi più prestigiosi: Gucci e appunto Balenciaga. Nella presentazione di Gvasalia appaiono forme classiche delle borse Gucci stampate con tanto di nastro passante verde e rosso, ma con una doppia B invece di GG, proprio come Alessandro Michele ha riprodotto i motivi di Balenciaga e il marchio diagonale nella collezione presentata lo scorso aprile. Chi ha “copiato” chi? Che importa. Lo scontrino di ricevuta di questi (simpatici? di certo carissimi…) souvenir co-branding verrà comunque incassato da Kering.

PAOLO CARZANA ALLA FASHION WEEK DI LONDRA

È partito con la prima collezione completamente digitale del duo che sta dietro il marchio Auroboros; poi è arrivata la sorpresa dei look visionari di Paolo Carzana (1995) realizzati a mano, in assoluta solitudine nel suo studio a Cardiff. È un debutto, che lo colloca immediatamente come punto riferimento – per quanto isolato – dei valori di sostenibilità tipici della Generazione Z. In tutti e due i casi non si tratta di consistenza commerciale, il secondo forse è addirittura ascrivibile al campo della poesia: Carzana, infatti, ha cucito 18 outfit utilizzando esclusivamente materiali che ha raccolto qua e là, poi tinti con pigmenti naturali. È vegano e appassionato di libri di piante medicinali: nel suo atelier utilizza pentole industriali in cui mescola coloranti naturali, come la radice di robbia, lamponi e fragole per tingere le sue stoffe dal rosa al rosso intenso; la curcuma per i suoi verdi e giallo-oro; il legno di tronchi e la lavanda per le sfumature di viola. Il basilico e l’amamelide li ha aggiunti sui capi come elementi che spera trasferiscano proprietà curative.

PAOLO CARZANA, LA NUOVA RIVELAZIONE GREEN

Dai berretti da fata sino alle pantofole in tessuto, i folletti fiabeschi che ha fatto sfilare indossano da seta di bambù, cotone organico, pelle di ananas, coperte e trapunte di vecchi arazzi antichi. Invece di cerniere e bottoni, ha ideato sistemi di nastri e nodi da legare su pantaloni, biancheria intima, abiti e giacche. Riconoscibili del suo modo di operare sono pure una serie di camicie costruite per esporre il petto, alludendo alla vulnerabilità come valore umano da esibire. Gli addetti ai lavori più spericolati parlano già di lui come di un talento anomalo paragonabile ad Alexander McQueen o John Galliano. La prudenza richiederebbe di attendere un poco, ma è pur vero che Cardana si è fatto notare immediatamente alla Westminster University nel 2018 per il suo approccio drammatico, vegano e biologico. Ha poi vinto una borsa di studio alla Central Saint Martins sulla base della sua dedizione assoluta all’invenzione di pratiche sostenibili. Carzana ha fatto parte della vetrina digitale della Fashion week londinese, ma è la prova vivente della realtà di nuova generazione per cui non tutto deve accadere all’interno di qualsiasi capitale della moda. Lui si sente prima di tutto gallese: la sua fonte di ispirazione è qui.

– Aldo Premoli

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. In questo periodo ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualemnte è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiuesta”, direttore della piattaforma super local SudStyle.it. Senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide. A Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Nel 2021 ha fondato La Cernobbina Artstudio. Svolge la sua attività di visiting professor per Accademie del nord come del Sud della penisola.