L’irripetibile bolla di Pierre Cardin. Genio della moda e del marketing

Il marchio Pierre Cardin è stato messo a disposizione dei prodotti più disparati, creando un impero ancora oggi ineguagliato.

Pierre Cardin nel suo museo parigino
Pierre Cardin nel suo museo parigino

Durante la sua attività ha accumulato centinaia di licenze in oltre 120 paesi, mettendo il proprio marchio a disposizione di prodotti che includevano abbigliamento, penne, penne, cioccolato, orologi, rasoi, aeroplani, automobili, parrucche, profumi, occhiali, mobili, tende e cucine: Cardin ha firmato di tutto.  L’industria della moda lo ricorderà tanto per il suo stile considerato negli anni ’60 assolutamente d’avanguardia, quanto per le onnipresenti licenze. Cardin, insieme a André Courrège e Paco Rabanne, è stato il couturier dell’era spaziale (il primo allunaggio risale al 1969), inventando uno stile geometrico e colorato unico. Ma lui e solo lui ha dimostrato di avere una mente imprenditoriale per quell’epoca senza paragoni.

Pierre Cardin “70 years of innovation”
Pierre Cardin “70 years of innovation”

UN BUSINESS CHIAMATO CARDIN

Il marchio Pierre Cardin, fondato nel 1950, col passare degli anni si è trasformato in un business costruito intorno a 800 licenze con 200.000 persone a lavorarci direttamente o indirettamente. Con la sua moda Cardin ha vestito Salvador Dalì, il suo maestro Christian Dior, Louise Bousquet e persino i Beatles. Con il ricavato delle sue licenze valutato 525 milioni di euro nel luglio 2020 ha costruito un impero economico.  Nessun altro designer ha sviluppato un network così vasto e articolato. Ci hanno provato negli anni ’80 e ’90 anche i due più importanti gruppi del lusso (LVMH e Kering) ma il sistema è stato presto abbandonato per mantenere il controllo della qualità dei prodotti e proteggere il valore del marchio. Attualmente, i grandi marchi di lusso affidano licenze solo per occhialeria e prodotti di bellezza.

featuring a miniskirt and necklace in blue vinyl, worn with a Plexiglas visor, 1970. Image courtesy of Iconic Images. © Terry O’Neill / Iconic Images
featuring a miniskirt and necklace in blue vinyl, worn with a Plexiglas visor, 1970. Image courtesy of Iconic Images. © Terry O’Neill / Iconic Images

CARDIN: COSMOPOLITA E ESULE

Piero Costante Cardin era nato in Italia nel 1922, proveniva da una famiglia originaria della marca trevigiana trasferitasi in Francia per sfuggire alle persecuzioni di Benito Mussolini. Cosmopolita per formazione già nella seconda metà negli anni ’60 aveva saputo cogliere il potenziale della Cina come hub di lusso, e si era inserito in quel mercato immediatamente mentre si aprivano le porte all’Occidente nel 1979; è stato il primo a sfilare sulla Grande Muraglia e ha poi disegnato abiti per i funzionari del governo cinese.  Amante del lusso e di una mondanità che oggi definiremmo un po’ sticky, nel 1971 apre a Parigi l’Espace Cardin che comprende un teatro, un ristorante, una galleria d’arte e uno studio per la creazione di arredamento: e ne fa il luogo preferito per le sue sfilate. Nel 1981 acquista la catena di ristoranti Maxim’s e in breve ne esporta il concetto a livello globale a New York, Londra e Pechino. Proprio grazie al ricavato delle sue licenze) Cardin acquisisce e restaura il castello in passato abitato dal Marchese De Sade a Lacoste in Costa Azzurra, organizzandovi regolarmente un festival letterario e teatrale e facendone la sua sontuosa residenza.

La sfilata di Pierre Cardin
La sfilata di Pierre Cardin

CARDIN A VENEZIA

È stato anche il proprietario del Palazzo Cà Bragadin a Venezia dove risiedeva durante i suoi soggiorni nell’amata città lagunare. Ma fra tutte il Palace Bulles nel golfo di Cannes arredato con le sue  Sculptures utilitaires è forse la sua residenza più significativo. Nel 1977 Cardin dopo averne concluso la ristrutturazione ha dato vita ad una collezione di mobili dalle forme sinuose tipiche del suo stile. Luci e ombre.  Ma indubbiamente Cardin già direttore dell’atelier di Christian Dior e inventore della sua (di Dior) iconica bar jacket ha ispirato dopo di lui generazioni di designer, tra cui Jean Paul Gaultier che ha reso omaggio al suo mentore nella sua sfilata di alta moda nel gennaio 2018.  La plastica, caschi e visiere  trasparenti, le forme a bolla che caratterizzano tanto del suo stile oggi richiamano altre recenti e drammatiche esperienze. Inoltre analisti e connoisseur si sono spesso lamentati che una cessione di licenze di questa portata avrebbe portato alla svalutazione del suo marchio. Ma a lui delle opinioni altrui è sempre poco importato. Era dotato di un carattere spigoloso, Piero Costante Cardin, e ha sempre ribadito con forza di non avere “alcun debito. Nessuno “. Un pioniere lo è stato indubbiamente, ma di una temperie irripetibile.

Aldo Premoli

Dati correlati
AutorePierre Cardin
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualmente è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiesta” e direttore della piattaforma hyper local "SudStyle". Curatore indipendente di mostre che fanno da ponte tra arte e scienza. In Sicilia ha fondato “Mediterraneo Sicilia Europa onlus”, in Lombardia “La Cernobbina Art Studio”. Svolge attività di visiting professor per accademie del nord come del sud della Penisola.