Tendenze, moda, tv. Il meglio del fashion (e non solo) nel 2018. La nostra selezione

Aldo Premoli ci conduce alla scoperta di quanto di “fashionable” è accaduto in questo 2018 ormai agli sgoccioli. Dalle ultime tendenze al successo della serie tv “L’amica geniale”, passando per la vendita di Versace

1. ATHLEISURE. IL MEGATREND

hypebeast, top sneaker

La linea che separa abbigliamento sportivo e moda non è mai stata così sottile. Per Glamour e funzionalità ogni confine sfuma. Capi nati per una qualche performance (runner, byking gymn in testa) realizzati con tessuti innovativi, sono diventati i preferiti per l’uso quotidiano. È un fenomeno che coinvolge fasce di età sempre più ampie. La sneaker, un tempo confinata ai campi di allenamento e competizione, è divenuta “la calzatura” per tutti i giorni, buona e per ogni occasione, anche quelle più ufficiali. Sartoria tradizionale e funzionalità tecnologiche si avvicinano sempre di più, si trasformano in una ibridazione reciproca. Perfettamente in linea con il mondo tutto, perché le vite e le abitudini stanno cambiando. Con la globalizzazione e la possibilità di viaggiare di più e di posti di lavoro sempre più flessibili e meno tradizionali, penso che continuerà a evolversi, e penso che questo mashup di moda e sport continuerà. L’athleisure diventerà ancora più importante in futuro. Già ora se entri in un negozio d’alta moda ti imbatti senza soluzione di continuità in clienti che indossano senza nessun imbarazzo legging da un allenamento…

2. È VIRGIL ABLOH IL DESIGNER RIVELAZIONE

La linea uomo di Louis Vuitton Mens e Off-White ™ dal 2018 hanno una sola una voce: quella di Virgil Abloh. Entrambi i marchi hanno registrato ottime performance quest’anno sotto la guida di questo designer 38enne nato a Rockford, nell’Illinois. Giunto alla guida un po’ a sorpresa del prestigioso marchio francese, Abloh non ha per smesso di implementare il marchio Off-White ™ creato ne 2103. Ha difatti acceso collaborazioni con Rimowa (valigeria) Chrome Hearts (gioielleria uomo) e con Takashi Murakami con cui si è esibito alla Gagosian Gallery di Beverly Hills all’interno del progetto American too. Sempre nel 2018 per Nike ha costruito una “capsule” battezzata Football, Mon Amour. Lo ha fatto in fretta e furia per consentire a Nike di essere presente ai Campionati del Mondo svoltosi in Russia. Si chiama Mercurial Vapor la sua scarpetta costruita per il prato verde e la “capsule” è un omaggio al football da indossare anche per chi lo pratica solo dagli spalti.

3. CLARE WAIGHT KELLER. UNA DESIGNER CON UN GRANDE FUTURO ALLE SPALLE

Clare Waight Keller seduta con una modella che indossa Givenchy, Courtesy The Times

La direttrice creativa di Givenchy è una delle nuove ‒ vere ‒ stelle nel fashion system internazionale. Inglese, lineamenti delicati, dotata di un atteggiamento naturalmente riservato, nel fashion lavora da 25 anni, disegnando top sexy e costumi da bagno per Tom Ford da Gucci, abiti da uomo per Ralph Lauren, maglieria per Pringle of Scotland e da ultimo la collezione di Chloé. Chiamata a far parte della crew di LVMH dal suo patron Bernard Arnault, ha posto una sola condizione, non da poco a dire il vero: ricominciare una produzione dedicata all’alta moda. Lo spazio è ristretto, non ci sono più di 500 clienti al mondo capaci di spendere 50mila euro per una giacca e 200mila per una gonna. La sua prima collezione couture risale allo scorso gennaio, quando a Parigi ha presentato la primavera-estate 2018. Abiti costruiti impiegando tessuti speciali, tagliati a tondo, con cuciture a mano, prima disegnati su tela poi modellati sul corpo e quindi pressati con ferri caldi. Nessun gesto drammatico, nessuno show fine a se stesso, ma una visione sartoriale giocata sul concetto di intimità. Un abisso separa il suo modo di procedere da quello di molte pagliacciate a cui spesso i fashion show ci hanno abituati. L’archivio di Givenchy a cui attingere è vasto e complesso, ma  Waight Keller nutre un interesse profondo per il know-how che la haute couture porta con sé. Come ogni buon couturier, Clare Waight Keller ha un grande futuro alle spalle.

4. MODA E POLITICA. IL BINOMIO IMPOSSIBILE

Donatella e Gianni Versace

I due fatti più significativi sono stati certamente la vendita della Maison Versace e le rivelazioni di Whyle sulle attività di Cambridge Analytica. Quanto alla vendita della Maison Versace, a un gruppo statunitense il Ministro dell’Agricoltura (?) Centinaio (Lega) si è dichiarato “… molto preoccupato dalla vendita di Versace, il governo deve mettere intorno a un tavolo i nostri imprenditori”. L’annuncio ha incassato un breve momento di attenzione dei media e poi non è successo più nulla. Che ha detto il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Bonisoli? Non pervenuto. Ma non è questa una specificità del “nuovo che avanza”: i due mondi che non si sono mai intesi. Hanno inciampato sul fashion in passato ministri modestucci e premier bulletti senza soluzione di continuità. In passato però di social si parlava poco o niente. Oggi sono anche un’arma politica. E difatti Christopher Wylie – ex-Cambridge Analytica – ha spiegato come le preferenze di abbigliamento possano essere considerate come un parametro chiave: “i dati raccolti sulle preferenze moda sono stati usati per costruire modelli di intelligenza artificiale che hanno aiutato  sin dall’inizio Steve Bannon a costruire il suo Alt-right”. Sui dati raccolti sono state infatti costruite pubblicità mirate a veicolare messaggi agli elettori a favore della campagna per le presidenziali di Donald Trump e del Referendum sulla Brexit.

5. REY KAWAKUBO. UNA MOSTRA DIFFICILE AL MOMA

Rei Kawakubo

Il Costume Institute, l’istituzione specializzata nella moda del Met di New York, lo scorso maggio gli ha dedicato la seconda retrospettiva mai intitolata a un “sarto”. Rei Kawakubo/Comme des Garçons: Art of the In-Between, ha messo al centro dell’attenzione la sua capacità di sfidare le tre convenzioni su cui si basa ogni discorso intorno alla moda: bellezza, buon gusto e fashionability. Di deboli pensatori e fragili “creativi” arroccati dietro marchi storici il fashion è ormai diventato ricchissimo, ma si tratta di designer in balia di rotazioni velocissime. Rei Kawakubo (Tokyo, 1942) invece è una visionaria, viene da un altro mondo, quando è sbarcata a Parigi era da tempo la compagna di Johji Yamamaoto,  un altro mostro sacro della moda;  Comme des Garcons,  il marchio da lei fondato, ha una storia solida ed è un riferimento davanti al quale non c’è collega che non si inchini. I suoi shop Dover Street Market di Londra, Tokyo, Pechino, Singapore sono affollati di pezzi singoli di altri marchi celeberrimi a cui Rey fa l’onore di essere schierati l’uno accanto all’altro: nessuno le ha mai osato dire di no. Rey inoltre ha fatto scuola e alcuni dei suoi protegée oggi sono nomi in prima linea del fashion system internazionale come è il caso di Chitose Abe (Sacai), Junya Watanabe o Jun Takahashi (Undercover). La verità è che non si conoscono altri progettisti d’abbigliamento capaci di innalzarsi al livello delle sue riflessioni sulla moda. Chi assiste a una sua sfilata sa che non è lì per trovare l’ultimo trend o l’abituccio più cool della prossima stagione. Sa invece che deve attivare l’ippocampo nella speranza di riuscire a dare un nome al flusso di associazioni visive con cui dovrà confrontarsi. Non c’è giornalista di moda, per quanto talentuoso, in grado di dare conto immediatamente e in maniera esaustiva di un suo show.

6. L’AMICA GENIALE E IL RISCATTO TV

L’amica geniale

La trasposizione televisiva del romanzo di Elena Ferrante elaborata da Saverio Costanzo è stato un grande successo di pubblico: 7 milioni di spettatori ad attendere ogni martedì un serial disturbante. Il regista ha adottato un linguaggio filmico attentissimo all’ambientazione di una Napoli degli Anni Cinquanta e Sessanta. La cifra stilistica è quella del verismo, ma quanto ai costumi occorrerebbe aggiungervi l’aggettivo “magico”. Sono perfetti ed elegantissimi tutti in questo sceneggiato. Perfettamente pettinati i giovanotti di quartiere: una nuvola di riccioli tagliati alti per il comunista, lisci, impomatati e lustrissimi quelli dei bottegai piccolo-borghesi. Indossano gonne al polpaccio minimal e tubini finto-povero, e comunque sempre stiratissimi, le due “amiche”. Quanto alle calzature, nella narrazione rivestono un ruolo addirittura centrale. Ma pure va ricordato che una delle scene principali della storia si svolge in un atelier di abiti da sposa, dove i campioni esposti divengono la metafora delle scelte esistenziali delle due inseparabili amiche. È pure bello che sia così: la rappresentazione della povertà del popolo di questo quartiere napoletano, anche grazie a 1500 costumi in parte confezionati nuovi, nella trasposizione televisiva si riempie di bellezza.

7. GLAMOUR HOLLYWOODIANO PER LE “WIDOWS” DI STEVE MCQUEEN

Elizabeth Debicki, WIDOWS

Nel nome del regista stava la garanzia che anche una pellicola “commerciale” come questa valeva la pena di esser considerata con attenzione.  Steve McQueen qui in veste di regista e sceneggiatore non è proprio l’ultimo arrivato. E i “costumi” di certo non li ha trascurati: ha optato per bellissime mise contemporanee da fare indossare a cinque altrettanto bellissime attrici. Nessuna forzatura, ma di certo in Widows – Eredità criminale tutto appare di un lusso senza ambiguità: un glamour hollywoodiano che da tempo non vedevamo più nemmeno sui red carpet costellati da abiti “prestati” alla diva di turno all’ultimo momento dalle case di moda in cerca di palcoscenico. Spiccano tra le altre quelle di Cinthya Erico ed Elizabeth Debicki.  La prima recita la parte di una signora upper-class, ma di colore, che mescola cenni sartoriali a strabilianti gioielli tribal-design. La seconda, pure lei di colore, è dotata di una fisicità non convenzionale e incarna alla perfezione il megatrend athleisure trionfante in questo momento nel fashion. La terza è pure straordinaria: appare subito la più tonta e si rivela alla fine la più tosta del gruppo passando attraverso una fugace trasformazione whore. In tutti i casi è sempre elegantissima: potrebbe incarnare lo stile sofisticatissimo di Clare Waight Keller recentemente approdata a Givenchy.

8. NELL’EDITORIA HYPEBEAST AL TOP

HYPEBEAST

Hypebeast Limited è una società composta da media digitali, e-commerce (HPX) e studio creativo (Hypemaker). Le sue proprietà multimediali includono, oltre alla piattaforma maschile Hypebeast e a quella femminile Hypebae, un sito per bambini Hypekids, il sito di alta moda femminile cinese Popbee e un magazine cartaceo trimestrale. L’headquarter di Hypebast ha sede a Hong Kong. Fondata nel 2005 dal blogger canadese di origine cinese Kevin Ma, è oggi condotta dal direttore editoriale Petar Kujundzic di origine tedesca. La redazione è costituita da un mix razziale che puoi trovare solo in quella ricchissima porta della Cina che è l’ex-colonia britannica. Qui non esiste differenza tra alta moda e street style. L’abbigliamento è quasi esclusivamente dedicato all’athleisure. L’automotive è quasi esclusivamente dedicato all’elettrico. Il mondo Hip-hop è rappresentato in tutte le sue declinazioni. L’arte? Tanto Murakami, Bansky, Yajoi Kusama, Ai WeiWei, Kaws, Cai Guo Quiang, una spruzzatina di Jeff Koons e Wharol ma decisamente in second’ordine. Le tipologie fisiche rappresentate, non particolarmente marcate del punto di vista gender, sono molto più definibili invece da quello razziale: alta percentuale black in Hypebeast, più pronunciato il mix asiatico e latino, per Hypebae.

– Aldo Premoli

Dati correlati
AutoriSteve McQueen, Virgil Abloh
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post”. Direttore della piattaforma super local “SudStyle.it”; senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide; a Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Dal 2020 visiting professor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.