La vendita della Maison Versace. Opinione di Aldo Premoli (e consigli al Ministro Centinaio)

Politica e moda: una storia controversa di lungo corso. Dalle boutade della DC fino alle preoccupazioni del Ministro Centinaio circa lo shopping straniero di brand italiani.

Donatella e Gianni Versace
Donatella e Gianni Versace

Trattasi di fenomeno visivo. Arte, artigianato o industria che sia la moda è comunque un fenomeno visivo e possibilmente di massa. Il Ministro Centinaio con tale fenomeno “fitta” poco. Diciamolo pure, niente. Eppure dichiara: “Sono molto preoccupato dalla vendita di Versace, il governo deve mettere intorno a un tavolo i nostri imprenditori”. Il Ministro dell’Agricoltura (!?) si preoccupa della vendita della Maison Versace? Con il suo annuncio di certo ha bruciato sul tempo il collega Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Bonisoli. A Centinaio però un consiglio – umilmente – mi sento di darlo. Ad occuparsi di un settore tanto volatile e scivoloso come la moda ci ha già provato gente più glamour di lei e i risultati sono sempre stati meschini.

 

Lo store di Versace
Lo store di Versace

LEGA ALLA MODA

L’elenco è lungo ma Centinaio che è un giovanotto che viene dalle file della Lega merita di esserne informato: almeno sommariamente.  Perché la Lega è un partito di straordinario successo, ma con la moda non ci ha mai bazzicato granché. Le straordinarie canottiere dell’Umberto (il Bossi) avevano poco a che vedere con quelle di Marlon (Brando). E ci mancherebbe, facevano due mestieri diversi…Mi proverò quindi – sempre umilmente – a ricordare qualche passaggio. Del DC Beniamino Andreatta, economista e accademico (già ministro della Difesa, del Tesoro e degli Esteri) rimane celebre la sua sprezzante indicazione rispetto al settore tessile-abbigliamento italiano. Negli anni Ottanta non era quello secondo lui su cui doveva puntare il Paese: la chimica (Ilva, Petrolchimico di Gela, Milazzo, Augusta e Priolo vi dicono qualcosa?) quella sì sarebbe stato il futuro…E difatti Il tessile-abbigliamento italiano partì a razzo: conquistò copertine su giornali di tutto il mondo, fatturava (in bianco e in nero) cifre per i tempi mirabolanti, creò posti di lavoro, indotto, accademie e… no, è vero Musei della moda manco uno. Ma per quelli appunto ci sarebbe voluto un intervento intelligente delle istituzioni e dei partiti dietro di esse.  Quindi niente da fare.

Umberto Bossi in canottiera
Umberto Bossi in canottiera

MODA E POLITICA

Da lì in avanti è stato tutto un susseguirsi di scioccherie sparate a raffica dal malcapitato Ministro di turno in visita a questa o quella esposizione. Hanno inciampato sul fashion ministri modestucci, ma di recente anche premier bulletti: finiti a tavola con designer attempatelli ma scafatissimi, imprenditori ruspanti ma capaci di scalare società di distribuzione internazionali, p.r. aggressive e abilissime nel conquistare scranni da senatrici. E ancora A.d. di Fiere e Manifestazioni in grado di fornire ogni sei mesi chilometri nastri tricolori da tagliare con foto di rito e stampa al seguito: in cambio di denaro pubblico s’intende, con cui finanziare progetti (qualche volta anche intelligenti). Immancabile e parallelo lo sciame di dame e damine, blogger e modelline. Qualcuna – se di buona famiglia – assurta addirittura al ruolo di first lady in Paesi confinanti. In ogni caso il tessuto di questo settore prevede  personaggi (perché essendo un fenomeno visivo il fashion richiede si nutre divora  personaggi e personagge) di ogni genere età e sesso, visceralmente coinvolti in prestazioni da first row.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MINISTRO

Ora Centinaio è giustamente preoccupato non solo dello shopping selvaggio in atto della vendita della Maison Versace ma più in generale dello shopping selvaggio di asset industriali italiani. Vuole aprire tavoli di consultazione con i colleghi Danilo Toninelli, che deve gestire l’affaire Alitalia, ma anche a Luigi Di Maio per il mondo imprenditoriale e delle aziende, e pure Alberto Bonisoli per quel che concerne il mondo della cultura e della moda. E magari riportare a casa almeno i più celebri brand (in ordine alfabetico): Bottega Veneta, Brioni, Bulgari, Fendi, Gucci, Krizia, La Perla, Loro Piana, Pomellato, Pucci… Ottimo. Già che ci siamo suggerisco anche di discutere dei recuperi del Milan di proprietà della statunitense Elliott e dell’Inter della cinese Suning. In caso non riuscisse nell’impresa però il Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio un risultato l’ha ottenuto lo stesso. Nella consolidatissima pratica politica degli annunci è riuscito ad upgradare la sua immagine spostandola dalla vicenda legate alle lattine di prosecco contraffatto prodotte da Paris Hilton verso le magnifiche e aggressive stampe su seta di Donatella Versace.

Aldo Premoli

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania e Cernobbio. E poi New York e Londra, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post e Artribune, ha fondato a Catania, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige inoltre la piattaforma on line SudStyle.it.