Phaédo Studios da Anversa alla Cina

Infrangere un sistema, liberare la creatività dalle regole del mercato per seguire la propria ricerca artistica, tornando all’essenza delle cose. Questa è il concetto alla base dell’installazione di Phaédo Studios “From Things to Form”, presentata negli spazi della Triennale di Milano lo scorso marzo, durante la settimana della moda donna.

Phaédo Studios, From Things to Form. Triennale di Milano, 2017. Photo Andrea Buccella
Phaédo Studios, From Things to Form. Triennale di Milano, 2017. Photo Andrea Buccella

Il designer Zhuzhu è stato il primo cinese ammesso alla prestigiosa scuola di Anversa. La Royal Academy of Fine Arts è conosciuta in tutto il modo per aver formato i “Sei di Anversa” –Dries Van Noten, Dirk Bikkembergs, Ann Demeulemeester, Walter Van Beirendonck, Marina Yee e Dries Van Saene –, designer che hanno rivoluzionato il concetto stesso di moda. L’ondata di rottura belga è poi continuata con la seconda generazione di creativi: Haider Ackermann, Olivier Theyskens, Kris Van Assche e Raf Simons. Ed è proprio in questo universo che il giovane artista cinese si è formato, prima di ritornare in patria, dove ha aperto il suo atelier con il nome di Phaédo Studios.
Il suo lavoro è una continua ricerca dell’energia sprigionata da oggetti di uso quotidiano per trasformarla in sorprendenti creazioni, attraverso un processo cognitivo ed emozionale che muta e nobilita materiali semplici e naturali: la carta della tradizione cinese, ma anche la seta, il cotone e la terra. Un approccio scientifico che studia, osserva, prova e va in profondità di ogni cosa. Una sapiente lavorazione manuale è l’unico metodo concepito da Zhuzhu e dal suo team, che da tre anni si dedica alla nascita di una collezione che abbraccia tutti gli aspetti della vita: la natura, il tempo e il suo passaggio su tessuti e colori.
L’emozionante installazione in Triennale ha raccontato questo grande lavoro di ricerca, la sua idea di moda pura e materica che procede per archetipi, visioni ed emozioni.

Una sapiente lavorazione manuale è l’unico metodo concepito da Zhuzhu e dal suo team

I mattoni composti da amido di riso, olio e argilla impiegati per i pavimenti nelle tradizionali case cinesi diventano segni forti e ripetitivi, raccontano della cultura cinese, della sua ossessività e ripetizione, ricordano certi lavori di Ai Weiwei. Un labirinto in cui ritrovare indizi in fango, terra e carta invecchiata portano alla scoperta di abiti fatti di sete e cotoni impalpabili tinti a mano come tele, elementi naturali in trasformazione.
From Things to Form è stato il debutto di questo artista complesso e visionario, che vede la moda come l’unione tra Est e Ovest, femminilità e contemporaneità, con tessuti, colori e forme adatti a ogni età e a ogni tipo di donna. Una ricerca artistica che non conosce limiti e confini.

– Alessio de’ Navasques

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #36

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua 
inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Alessio de'Navasques
Critico e curatore, ha orientato la sua ricerca sulle intersezioni tra moda e arte contemporanea, collaborando con istituzioni locali e straniere, musei e gallerie private. Ha fondato A.I. Artisanal Intelligence - di cui è direttore creativo - concepito come una piattaforma dedicata alle forme innovative di artigianato ed espressione artistica, ai nuovi talenti e alla riflessione e alla riscoperta dell’heritage di realtà storiche italiane. Tra i progetti più recenti: nel 2019, ha curato la mostra personale di di Jeff Bark "Paradise Garage" al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la prima esposizione in Italia del fotografo americano e la mostra “Anton Yelchin - Provocative Beauty”, negli spazi rinnovati di Palazzo Brancaccio a Roma. Nel 2020 - 21 ha collaborato alla realizzazione della mostra ROMAISON, dedicata al rapporto tra moda e costume, ospitata negli spazi del Museo dell’Ara Pacis, a Roma e alla realizzazione della performance “Embodying Pasolini” di e con Tilda Swinton e Olivier Saillard. Nel 2021 ha curato la mostra “Il Grande Gioco” dedicata alla riscoperta di Anna Paparatti, artista e figura di raccordo nella Roma degli anni Sessanta e Settanta, tra arte e moda e la mostra “Lazio, Land of Cinema - The Land of Magic Handcraft”, per il Padiglione Italiano di Expo Dubai. Scrive regolarmente per le testate: I-D,Vogue, Dust e Artribune. È docente e visiting lecturer presso: Università La Sapienza, NABA, 24 Ore Business School, Treccani Academy.