Milano Design Week 2026: guida sulle cose da vedere al distretto di Isola (che compie 10 anni)

L’evento organizzato all’ombra del Bosco Verticale, nato locale e trasformatosi via via in una vetrina internazionale per il design indipendente, quest’anno spegne dieci candeline. E festeggia la ricorrenza con un mix di mostre tematiche e attivazioni diffuse negli spazi del quartiere

L’avventura dell’Isola Design Festival è cominciata, dieci edizioni fa, un po’ sottotraccia e in maniera quasi piratesca: si trattava di dare una casa, espositivamente parlando, ai designer indipendenti, per lo più giovani, orfani di zona Ventura e spiazzati dai costi esorbitanti delle location che venivano loro proposte nelle zone più “calde” della città. Fin dall’inizio, comunque, i ragazzi venuti da Eindhoven o Amburgo hanno convissuto con le realtà del quartiere e con le sue stratificazioni, dalle botteghe artigiane agli edifici ex-industriali e agli innumerevoli cortili nei quali la memoria delle attività produttive di una volta è ancora presente e tangibile. Nel corso degli anni, la manifestazione organizzata da Gabriele Cavallaro e Elif Resitoglu è cresciuta e da quella dimensione prettamente locale è passata a orizzonti decisamente più globali, con l’apertura, per esempio, di una sede permanente a Dubai. Con TEN: The Evolving Now, questo il titolo dell’evento previsto a Milano durante la Design Week, celebra tutto questo riaprendo una sede storica come la Fabbrica Sassetti, un edificio costruito negli Anni Trenta per la filatura della lana già utilizzato in passato, e inaugurando nuovi spazi espositivi diffusi nel quartiere con mostre, installazioni e workshop. Ecco le proposte più interessanti, tra ricerca sui materiali e artigianato…

Le mostre collettive alla Fabbrica Sassetti

Milano Design Week 2026: guida sulle cose da vedere al distretto di Isola (che compie 10 anni)
Isola Design Festival 2026 Rasa The Indian Collective Kuzhi by Padaipu The Creation ©Naveen Sekar

L’ex manifattura situata nella via omonima sarà il cuore del festival, con una serie di mostre curate direttamente da Isola Design Group. Qui, l’Isola Design Gallery presenta una selezione di pezzi di artigianato e design da collezione o arredi su misura realizzati da designer provenienti da paesi diversi, dalla Danimarca al Giappone passando per la Germania e la Corea del Sud. Tra loro, c’è l’architetto Cezar Moldovan con i suoi oggetti simili a delle architetture portate alla scala domestica disegnati per il brand rumeno Arbore. No Space for Waste porta l’attenzione su progetti nei quali la circolarità è l’elemento dominante, e che si basano sul reimpiego di scarti o risorse sottoutilizzate. Tra i partecipanti, progettisti o studi che promuovono approcci più responsabili alla produzione e al consumo, ci sono Re-Edit, con una riflessione su upcycling, bio-reingenierizzazione e lavorazione del legno, e i francesi di Post Industrial Crafts, che stampano in 3D mobili e attrezzature per lo spazio urbano a partire da plastica riciclata. Rasa – the Indian Collective rilegge in chiave contemporanea le tecniche artigianali tradizionali dell’India, mentre The Dutch Atelier fa il punto sul design olandese offrendo uno spaccato della scena locale. 

Via Filippo Sassetti, 31

Il design influenzato dalla cultura alla Fondazione Catella

Nelle altre location, tra cui Fondazione Catella, Stecca3 e Zona K in Via Spalato, ritroviamo format consolidati e scopriamo nuove iniziative curatoriali. Una di queste è Default is Not Universal – The Same Design, Different Perceptions, una collettiva curata da Isola per il centro culturale saudita Ithra – King Abdulaziz Centre for World Culture con i lavori di progettisti e artisti dell’area mediorientale che evidenziano come la percezione di immagini, oggetti e forme dipenda in larga parte dal contesto culturale nel quale si è cresciuti e ci si muove. L’emiratino Abdulla Buhijji, per esempio, ci riporta al Medioevo, alla scoperta dell’antica figura dell’“Attar”, un po’ medico, un po’ farmacista e un po’ profumiere capace di curare qualunque malanno con incensi e rimedi a base di erbe. Le miscele profumate che espone, però, sono dei pretesti per riconoscere e nominare stati d’animo dolorosi e senza nome come il “peso dato dal portare qualcosa che non riesci ancora a capire” o “la trasformazione che arriva insieme a una rottura”. I lavori di questi designer saranno anche al centro di un esperimento interattivo che monitorerà le reazioni dei visitatori e le trasformerà in visualizzazioni in tempo reale con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

Fondazione Riccardo Catella – Via Gaetano De Castillia, 28

Gli oggetti che verranno alla Zona K di Via Spalato

Milano Design Week 2026: guida sulle cose da vedere al distretto di Isola (che compie 10 anni)
Isola Design Festival 2026 Rising Talents Lattice by Pestacle ©Pestacle

Cosa resterà del design di oggi una volta che avremo superato l’orizzonte simbolico del 2050? Che cosa verrà considerato rilevante e che cosa no? La mostra Archivi Futuri co-curata da Isola e dal designer Pietro Petrillo si diverte a immaginarlo, avviando una riflessione su come la produzione creativa contemporanea possa rimanere sostenibile, accessibile e significativa per le generazioni future, e a proporre oggetti che possano rispondere a bisogni non ancora espressi nitidamente. Volvi, per esempio, il robottino disegnato da Chris Zhou, è un “aiutante” pensato per fare quello che farebbe un essere umano con un amico che deve presentare un progetto in pubblico: aiutarlo a ripetere il suo discorso, cioè, correggerlo al bisogno e confortarlo. Nella stessa sede si terrà anche la terza edizione di Rising Talents, con un focus sui talenti emergenti da tutto il mondo.

Via Spalato, 11

I laboratori e gli appartamenti da visitare a Isola

A rendere l’Isola una destinazione interessante durante la Design Week, oltre alle proposte curate direttamente dagli organizzatori del festival, sono le moltissime iniziative diffuse in spazi indipendenti, laboratori artigiani, gallerie e case-testimone in giro per il quartiere. Ne segnaliamo tre. AlgrantiLAB, una realtà radicata in queste strade, apre la sua sede in Via Pastrengo 23 esponendo una collezione di arredi – cucina, sedie, tavoli, librerie – realizzata interamente con materiali di recupero. In Via Confalonieri 11, The Collector’s Room, una mostra prodotta da WHO design Studio e co-curata da Teo Sandigliano con un allestimento di From Outer Space mette in scena un interno domestico immaginario, la casa di un ipotetico collezionista, mixando i lavori di designer emergenti e già affermati. Al 39 di Via Farini, infine, sarà possibile visitare la CASA NM3, il il “paesaggio domestico modulare” allestito dal brand di Delfino Sisto Legnani, Nicolò Ornaghi e Francesco Zorzi con quattro ambienti definito da partizioni mobili e ispirati all’estetica del Velvet and Silk Café progettato da Mies van der Rohe e Lilly Reich nella Berlino degli Anni Venti. 

Il percorso tra arte e botanica di Green Island

Milano Design Week 2026: guida sulle cose da vedere al distretto di Isola (che compie 10 anni)
Green Island 2026 Into the Wood Tiger

Alla Stazione Garibaldi, Green Island torna per la sua 25esima edizione con il progetto diffuso Into the Wood. Cuore dell’iniziativa è l’installazione allestita nelle vetrine di Flying Tiger Copenhagen, un bosco-giardino ideato da Claudia Zanfi che riflette sul ruolo fondamentale di foreste ed ecosistemi nella vita contemporanea. Non solo ambienti naturali da preservare, ma vere infrastrutture verdi capaci di regolare il ciclo dell’acqua, mitigare il clima, migliorare la qualità dell’aria e sostenere la biodiversità, anche grazie alla presenza degli insetti impollinatori, come le api, da sempre al centro della ricerca del progetto. L’intervento intreccia eco-design e artigianato, con opere realizzate da Pietro Algranti, tra cui piccole architetture per api solitarie concepite come rifugi minimi nell’ecosistema urbano. Il contributo della botanic designer Donatella Germani ricrea un paesaggio di sottobosco con felci, essenze spontanee e rampicanti. Il risultato è un percorso immersivo fatto di micro-paesaggi in continua evoluzione, che invita il pubblico a riscoprire una relazione più consapevole con l’ambiente. Da venticinque anni, Green Island promuove una ricerca sui paesaggi urbani contemporanei e sulle ecologie sociali, attivando una rete di oltre cento realtà pubbliche e private. Un progetto che interpreta la città come spazio condiviso, stimolando nuove forme di equilibrio tra natura e tessuto urbano e contribuendo alla riqualificazione di aree in trasformazione. (Cecilia Moltani)

Giulia Marani

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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