Yoshiyuki Miyamae, il designer che trasforma gli origami in tessuti

A Milano, nei giorni del Fuorisalone, sono in mostra le creazioni di Yoshiyuki Miyamae, che applicano principi e tecnologie degli origami alla moda. Insomma, vestiti realizzati senza macchina da cucire

Il principio alla base dell’antica arte giapponese dell’origami è semplicissimo: trasformare un foglio di carta in un oggetto tridimensionale attraverso una serie di piegature strategiche. Ricavare una terza dimensione laddove ce ne sarebbero solo due, scommettendo sulla memoria delle fibre tessili e sulla programmazione digitale, è sempre stata anche una delle ossessioni di Issey Miyake. A partire dagli Anni Ottanta, lo stilista morto ad agosto 2022 ha sfruttato tutte le risorse possibili, artistiche e tecnologiche, per spingere la lavorazione dei tessuti oltre i limiti tradizionali. Le sue creazioni sono caratterizzate da plissettature tanto delicate quanto indistruttibili, trasformano l’acquirente in designer permettendogli di “ritagliare” il proprio indumento seguendo le cuciture impresse in un tessuto tubolare, o ancora emergono, come per magia, da quadrati di tessuto apparentemente anonimi sottoposti al calore di un semplice ferro da stiro, rivelando pattern geometrici e volumi.

Ritratto di Yoshiyuki Miyamae, courtesy Issey Miyake

Ritratto di Yoshiyuki Miyamae, courtesy Issey Miyake

INTERVISTA A YOSHIYUKI MIYAMAE

Dalla moda all’architettura e al design d’interni, il passo può essere breve, soprattutto se si è in grado di attivare collaborazioni creative con esperti cresciuti all’interno di altri ambiti disciplinari e si può contare sull’aiuto di algoritmi potenti e ben programmati. Ne è convinto Yoshiyuki Miyamae (Tokyo, 1976), che dopo aver lavorato per molti anni a stretto contatto con Miyake guida il team di ricerca e sviluppo di A-POC ABLE, la costola di A-POC votata alla sperimentazione e alla multidisciplinarietà, e presenta al pubblico della design week milanese una serie di prototipi avveniristici – una giacca, un abito e diversi elementi di arredo e lampade – sviluppati insieme agli ingegneri di Nature Architects. Ci ha parlato di questo lavoro e delle sue possibili applicazioni.

Partiamo dal principio. Quando e come nasce “A Piece of Cloth”?
Quando parliamo di A-POC quasi tutti hanno in mente un momento ben preciso: la sfilata Primavera/Estate 1999, a Parigi, quando un lunghissimo tessuto tubolare rosso fiammante venne indossato contemporaneamente da decine di modelle creando una sorta di catena umana. Fu una proposta molto innovativa perché fino a quel momento si era dato più o meno per scontato che i vestiti dovessero essere fatti tagliando diversi pezzi di stoffa e cucendoli tra loro. Qui, invece, venivano creati senza usare la macchina da cucire, impartendo istruzioni digitali al filo durante la tessitura. Il concept si è poi sviluppato nel tempo in declinazioni sempre nuove. Con la tecnologia Steam Stretch, per esempio, grazie a un filato particolare che reagisce alle alte temperature in maniera controllata, contraendosi e arricciandosi, abbiamo potuto realizzare pieghe più complesse: quadrate, triangolari, o con diverse forme in rilievo.

Un po’ come degli origami di tessuto…
Esatto. La tecnica dell’origami è strettamente correlata al nostro design e alla nostra realizzazione. Spesso facciamo origami prima di realizzare i capi, ci sono d’aiuto quando consideriamo la creazione di una complessa forma tridimensionale partendo da un singolo pezzo di stoffa. Ci sono in corso molte ricerche sull’applicazione dei principi dell’origami a diverse scale, dai nanorobots ai pannelli solari. L’edizione americana della rivista National Geographic ha appena dedicato loro un bell’approfondimento.

Making of dei prototipi Type V in collaborazione con Nature Architects, courtesy Issey Miyake

Making of dei prototipi Type V in collaborazione con Nature Architects, courtesy Issey Miyake

MODA E ALGORITMI SECONDO YOSHIYUKI MIYAMAE

Che cosa vi ha spinto ad andare oltre il vostro ambito tradizionale, la moda, per esplorare altre strade?
Ci siamo chiesti: visto che a partire da un pezzo di carta si può creare qualunque forma, perché non dovrebbe essere possibile fare la stessa cosa con il tessuto? Abbiamo collaborato con Taisuke Ohshima e Kai Suto di Nature Architects, uno studio legato all’Università di Tokyo. Al centro del loro lavoro c’è lo sviluppo di funzionalità che vanno oltre quelle di norma appartenenti ai prodotti convenzionali, usando materiali ricreati in laboratorio. Hanno studiato le proprietà del nostro tessuto trasformabile Steam Stretch e il modo in cui il filo si contrae quando viene sottoposto al calore, e hanno sviluppato un algoritmo in grado di generare automaticamente un motivo tessile. Così facendo, abbiamo potuto creare diverse forme tridimensionali: la prima, che ci è costata molta fatica, è stata una sfera.

Perché avete scelto di presentare queste ricerche proprio a Milano e proprio durante il Salone del Mobile?
Il progetto guarda al mondo del design fin dall’inizio. Nel 2001 per esempio, abbiamo esposto le ricerche legate a A-POC al Vitra Design Museum, mentre nel 2003 abbiamo organizzato una mostra dal titolo Nannano APOC? (“Che cos’è APOC?”) all’Axis Gallery di Tokyo, in uno spazio solitamente dedicato all’architettura. Nel 2006 abbiamo partecipato per la prima volta alla design week in collaborazione con Moroso: Issey Miyake ha realizzato per la Ripple Chair del suo grande amico Ron Arad una fodera che poteva essere indossata come una giacca.

A quali applicazioni pensate?
Per questa esposizione abbiamo preparato una giacca, un abito e diversi elementi di arredo e lampade, ma le applicazioni possibili sono tantissime perché il tessile è ovunque, in ogni ambito nella nostra vita quotidiana.

Giulia Marani

Articolo pubblicato su Speciale Design 2023

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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