Colore e riuso, la Biennale dei Formafantasma. L’intervista

I due designer, da poco ristabilitisi in Italia, hanno realizzato il progetto di allestimento della 59esima Biennale d’arte curata da Cecilia Alemani. Ce lo hanno raccontato nel dettaglio, dall’uso dei tessuti e delle cromie al recupero dei materiali post evento

Biennale Arte 2022, Latte dei sogni, Exhibition view at Padiglione Centrale, ph Irene Fanizza
Biennale Arte 2022, Latte dei sogni, Exhibition view at Padiglione Centrale, ph Irene Fanizza

I Formafantasma, al secolo Andrea Trimarchi (1980) e Simone Farresin (1983), sono noti per il loro approccio radicale al progetto, che li porta a interessarsi ai processi produttivi e al ciclo di vita degli oggetti ma anche a sensibilizzare le realtà con cui collaborano sui temi legati alla sostenibilità per l’adozione di pratiche più virtuose. Lo stanno facendo, per esempio, con Artek, l’azienda finlandese nata per produrre gli arredi di Alvar Aalto, con la quale stanno portando avanti un’indagine sulla gestione della filiera del legno nell’ambito del loro progetto continuativo Cambio, e con il brand svedese Hem, per il quale hanno disegnato una libreria che combina rottami riciclati e alluminio primario. Non è un caso, quindi, che il loro arrivo nella squadra della Biennale coincida con alcuni significativi passi avanti nell’uso, e nell’upcycling, dei materiali usati per gli allestimenti. Abbiamo approfondito con Simone Farresin alcuni aspetti del loro lavoro per Il latte dei sogni, che ha interessato gli spazi dell’Arsenale e dei Giardini.

Biennale Arte 2022, Latte dei sogni, Exhibition view at Padiglione Centrale, ph Irene Fanizza
Biennale Arte 2022, Latte dei sogni, Exhibition view at Padiglione Centrale, ph Irene Fanizza

Nell’allestimento spiccano le cinque “capsule del tempo”, che sono anche le sezioni su cui avete impresso maggiormente il vostro segno. Come sono nate?

Bisogna partire dal progetto curatoriale di Alemani. È stata sua l’idea, molto efficace anche per quanto riguarda l’esperienza del visitatore, di costruire cinque nuclei tematici attorno ai quali far ruotare parti dell’esposizione. Una delle grandi sfide della Biennale è ovviamente la scala, e elementi come queste capsule agevolano il visitatore perché gli forniscono dei punti di ancoraggio. Dal punto di vista del layout generale, abbiamo cercato di creare un percorso che fosse il più chiaro possibile e che avesse dei momenti spaziali diversi, con un’alternanza di spazi più aperti e altri più chiusi, più intimi. Nelle capsule, avendo cinque temi molto diversi, abbiamo cercato di aiutare il visitatore a comprendere in pochi istanti il periodo storico di riferimento e il tipo di contenuti affrontati.

Biennale Arte 2022, Latte dei sogni, Exhibition view at Padiglione Centrale, ph Irene Fanizza
Biennale Arte 2022, Latte dei sogni, Exhibition view at Padiglione Centrale, ph Irene Fanizza

Come ci siete riusciti?

Lo abbiamo fatto in maniera tutto sommato semplice, giocando sull’utilizzo di cromie diverse, molto evidenti in alcune stanze e più sottili in altre, che aiutano a capire dove ci si trovi. Ognuna di queste bolle ha colori e modalità differenti di esposizione delle opere: nella capsula dedicata al surrealismo, per esempio, la disposizione dei dipinti e l’atmosfera generale ricordano un po’ quelle di un salon, mentre per La seduzione di un cyborg abbiamo lavorato su un ambiente molto freddo, con una temperatura di colore gelida e un’illuminazione a soffitto particolare.

Ci sono elementi di continuità con il lavoro che avevate fatto sempre alla Biennale per Le Muse Inquiete, la mostra-anniversario del 2020?

No, sono mostre molto diverse a partire dalla tipologia di materiali. Le Muse Inquiete si basava sull’archivio della Biennale, qui abbiamo pezzi d’artista. Soltanto una delle capsule, quella dedicata alla scrittura, ricorda un po’ quell’allestimento per la presenza di molte opere su carta e per l’uso del legno e della stoffa.

Il tessuto compare spesso nei vostri allestimenti. Pensiamo ai grandi pannelli colorati usati per presentare le opere dei maestri del barocco al Rijkmuseum di Amsterdam…

È vero, amiamo molto lavorare con i tessuti perché ci piace utilizzare il colore, in particolare quando ci troviamo di fronte a superfici ampie e poco costruite. Ci permette di costruire atmosfere diverse in maniera efficace. La stoffa è uno dei punti connettori di questo allestimento, anche in virtù di una collaborazione con l’azienda danese Kvadrat.

biennale arte 2022 latte dei sogni corderie ph. irene fanizza
biennale arte 2022 latte dei sogni corderie ph. irene fanizza

Il recupero e il riciclo dei materiali sono da tempo al centro del vostro lavoro, avete preso in considerazione questo aspetto anche nella progettazione di questo allestimento?

Certamente. La Biennale, soprattutto da quest’anno, con l’arrivo del nuovo presidente, è stata molto disponibile in questo senso. C’è ancora molto da fare, e ci sono ovviamente difficoltà enormi legate alla gestione di un evento di queste dimensioni, però sono stati fatti grandi passi avanti. Per quanto riguarda i tessuti, ci siamo accordati con la Biennale e con Kvadrat sul loro recupero e upcycling come avevamo fatto anche per la mostra Caravaggio-Bernini ad Amsterdam. Abbiamo individuato tre istituzioni sul territorio che si dedicano a progetti sociali e che potranno recuperare le stoffe per dare loro una nuova vita. Poi, è avvenuto un piccolo – ma per noi grande – cambiamento nella costruzione delle gare d’appalto. 

Di che cosa si tratta?

Ai due parametri classici, qualità e prezzo, ne è stato aggiunto un terzo che riguarda la sostenibilità. È un cambiamento strutturale che resterà nel tempo e ne siamo molto contenti. L’azienda che ha fornito il cartongesso, per esempio – che è uno dei grandi problemi degli allestimenti dal punto di vista ecologico e qui è molto presente, dal momento che l’Arsenale è un monumento storico e non è possibile fare interventi permanenti – è stata scelta anche in virtù della sua capacità di riciclare il 95% del materiale.

– Giulia Marani

https://formafantasma.com/

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.