La catastrofe come possibilità. Intervista a Formafantasma su ecologia, design, climate change

Una lunga chiacchierata con Artribune in occasione dell’intervento del duo di designer al WWW Wholesome Winter Workshop 2021 di Quasar Institute for Advanced Design. Ecco come i Formafantasma interpretano questo insidioso presente.

ReneedeGroot, PortMagazine, FormaFantasma
ReneedeGroot, PortMagazine, FormaFantasma

Impegnatissimi, soprattutto ora che il magazine Wallpaper* li ha nominati Designer of the Year, Studio Formafantasma – al secolo Andrea Trimarchi Simone Farresin – sono ormai ufficialmente entrati nel gotha internazionale, conosciuti per le loro ricerche trasversali che indagano le forze ecologiche, storiche, politiche e sociali che governano il mondo del design oggi. Molto attivi sul fronte della didattica e della divulgazione tramite format digitali (come Casa Mondo a cura del Maxxi e Domitilla Dardi o di Design Emergency, a cura di Paola Antonelli e Alice Rawsthorn), i Formafantasma raccontano ad Artribune il loro metodo analitico rigoroso e l’attenzione a contesto, processi e dettagli. Spunti utilissimi per gli allievi del Quasar Institute for Advanced Design, chiamati a sfidarsi in un workshop (il WWW Wholesome Winter Workshop 2021), giunto alla quinta edizione e quest’anno, ovviamente, interamente digitale. Obiettivo? Stimolare la riflessione sulle contraddizioni del presente e attivare una progettazione che sappia guardare in maniera consapevole alle sfide in corso a livello tecnologico, sanitario, relazionale. Progettare cioè un dispositivo di transizione e soluzioni per governare l’imprevedibile. Osserva a proposito Alessia Vitali, Direzione Didattica QIAD: “Il workshop 2021 è l’occasione per i nostri studenti di entrare nel merito dei profondi sconvolgimenti che stiamo vivendo su scala globale, dei quali la pandemia è solo un tragico esempio (uno dei cosiddetti “cigni neri”). Gli studenti sono chiamati per la prima volta a non subire il cambiamento, ma a interpretarlo e quindi progettarlo. [..] La nostra metodologia si fonda sul connubio di ricerca e progetto, ma anche sulla sollecitazione di confronto continuo e analisi critica”.

ReneedeGroot, PortMagazine, FormaFantasma
ReneedeGroot, PortMagazine, FormaFantasma

Qual è il vostro rapporto con la formazione?
Per noi è un momento importante, un rapporto complesso ma stabile. Più che didattica, infatti, ci piace chiamarla educazione, partendo da un presupposto: come designer nella vita riesci a fare un tot di cose. Ma le nostre idee sono molto più radicali rispetto a quello che poi effettivamente facciamo nella realtà. Le aule (fisiche e virtuali) e le accademie sono luoghi dove le idee trovano spazio ulteriore, dove crescono perché condivise e messe in discussione. Ecco allora che, la frustrazione consapevole di sapere che non si riuscirà a fare tutto ciò che uno vorrebbe nella propria carriera si trasforma in energia, contribuire cioè ad instillare almeno nelle nuove generazioni questo coraggio, usare criticamente il pensiero radicale.

Restiamo sempre in questo campo. Di cosa si occupa il GEO-DESIGN?
Da settembre 2020 abbiamo preso l’incarico come direttori del dipartimento per il master di Geo-design all’Accademia di Design di Eindhoven – diretta da Joseph Grima – che mira ad analizzare il rapporto tra design, produzione e crisi ambientale. Il nome già svela questa sua natura, che tiene conto del design nella sua dimensione globale e profondamente legata al pianeta, non solo come disciplina che produce ma anche che si interroga sulle politiche di produzione. Un sistema complesso che deve tenere conto non solo dei desideri del consumatore ma anche dell’infrastruttura che vi sta intorno e delle nuove necessità.

ReneedeGroot, PortMagazine, FormaFantasma
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E gli studenti?
Qui svilupperanno strumenti di ricerca e comunicazione per facilitare una più profonda comprensione della complessa realtà odierna ma soprattutto per proporre interventi di trasformazione attraverso il design e le sue possibilità tecniche, sociali e discorsive. L’obiettivo è infatti formare progettisti capaci di essere agenti critici nel sistema globale, il cui set di competenze deve espandersi oltre i processi autoreferenziali per abbracciare una comprensione della realtà che sviluppi nuove metodologie combinando tecniche pratiche con formati multimediali innovativi, filosofia storica con discorso critico urgente, collaborazione trasparente con sovversione tattica.

La vostra attenzione ai materiali – tutti ricordiamo la mostra Cambio, alla Serpentine Gallery di Londra, tra l’altro in approdo al Museo Pecci di Prato, da maggio – ai cicli produttivi e all’ambiente vi mette in relazione diretta con Enzo Mari. Vi sentite suoi eredi?
No, non ci sentiamo i suoi eredi. Lo amiamo profondamente come designer (lo abbiamo anche odiato, come tutti i padri) ma con lui condividiamo più che altro il pensiero, meno la sua ossessione per la chiarezza formale come sinonimo di chiarezza intellettuale. Sono cambiati i tempi, il mercato, i processi, fare paragoni è difficile. Però si, resta un nostro riferimento.

Formafantasma
Formafantasma

A proposito, non tutti sanno che anche i siti web consumano. Parliamo allora del vostro sito nuovo, nato in collaborazione con Studio Blanco. Raccontateci come è nato e il perché di queste scelte
Avevamo a prescindere la necessità di rinnovare il sito che non ci piaceva più, non ci rispecchiava più e oltretutto non funzionava come volevamo. Guidati da alcuni nostri progetti passati (in particolare quelli relativi agli scarti dell’elettronica) ci siamo interrogati su una serie di questioni energetiche e abbiamo iniziato a fare delle ricerche in merito, scoprendo che possono essere attuate alcune piccole strategie anche sui siti internet che consentono un risparmio complessivo.

Quindi come avete lavorato?
In questo Studio Blanco è stato bravo a capire le nostre esigenze, interpretandole e facendole proprie. Ci siamo trovati in sintonia su quasi tutto: sull’apparato grafico ridotto all’osso, sull’utilizzo di font di sistema (Arial e Times New Roman), sulla scelta in controtendenza di non mettere immagini d’appeal sulla home, di utilizzare un codice pulito e strumenti ben ingegnerizzati che non rallentino il sistema, anzi lo ottimizzino al massimo, riducendo la luminosità dello schermo e il consumo energetico, specialmente nell’uso mobile in cui sono presenti schermi OLED. Il design è pensato per essere il più chiaro possibile per evitare il caricamento di contenuti indesiderati. Inoltre, il sito è alimentato da una piattaforma su misura con un impatto significativamente inferiore sul consumo di risorse lato server, ospitato su GreenGeeks.

ReneedeGroot, PortMagazine, FormaFantasma
ReneedeGroot, PortMagazine, FormaFantasma

Nonostante l’intento nobilissimo però ha destato molta curiosità mediatica, non sempre positiva, anzi…
Si, siamo stati molto attaccati quando lo abbiamo presentato sui social. Principalmente su due fronti: l’estetica definita rudimentale e già vista, poiché ispirata al primo internet (per noi si trattava di essere chiari in assenza di immagini, per consentire una navigazione agile, enciclopedica) e si, siamo stati accusati di greenwashing (strategia volta valorizzare la reputazione ambientale mediante un uso disinvolto di richiami all’ambiente nella comunicazione, non supportati da risultati reali sul fronte del miglioramento dei processi produttivi adottati o dei prodotti realizzati). Questa per noi non è un’operazione di comunicazione, bensì la dimostrazione che è possibile mettere in atto gesti, anche semplici, per poter migliorare il nostro impatto ambientale personale – il famoso carbon footprint – e controllare le emissioni di CO2 derivanti dalla navigazione web.

Qual è il vostro rapporto con i social? A proposito, che mi dite di Clubhouse?
La tecnologia è uno strumento potente. Se lo si utilizza in quanto tale e non in quanto fine ultimo, ha molti lati positivi da sfruttare, e ci permette di fare cose prima impensabili (durante questi mesi ci ha letteralmente salvato dall’isolamento). Inoltre dobbiamo fare pace col fatto che siamo una generazione interconnessa e che il nostro lavoro utilizza questi strumenti in maniera massiva, non può più farne a meno. Su Clubhouse non siamo ancora approdati – principalmente per motivi di tempo – ma sembra un social interessante, dove discutere di temi importanti con gente tendenzialmente preparata. Lo proveremo presto.

ReneedeGroot, PortMagazine, FormaFantasma
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Rispetto ai temi di ricerca che state affrontando e affronterete quindi, quali sono le keywords di Formafantasma per il 2021?
Non-umano, etica, compromesso, idealismo, autenticità, innovazione, fango (sapere ciò che siamo tutti immersi in questo liquido viscoso che è la contemporaneità).

Per concludere, il 2020 è stato un anno assurdo per chiunque, per voi poi ha anche segnato una tappa importante, il primo decennale dello studio (formatosi a fine 2009). La fine di un ciclo, l’inizio di un altro. Come vi vedete da qui ai prossimi dieci anni allora?
Anche se può apparire come un paradosso ci vediamo pronti a sviluppare progetti più commerciali. Ma anche progetti più radicali. Due filoni di ricerca indipendenti ma sovrapponibili, se si è capaci di intercettare i giusti interlocutori. La nostra speranza? Trovare questa stessa attitudine anche nel mondo imprenditoriale.

ReneedeGroot, PortMagazine, FormaFantasma
ReneedeGroot, PortMagazine, FormaFantasma

Sempre ad Amsterdam o altrove?
Chissà, per ora no comment.

– Giulia Mura

https://formafantasma.com
AQUISTA QUI il libro su Formafantasma

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.