Chiavarine e vecchi merletti. Il salotto buono di Elena Carozzi e Valentina Giovando

Nello spazio che ospiterà il museo della sedia leggera di Chiavari, la seduta impagliata che ispirò Gio Ponti, una mostra ricrea gli interni piccolo borghesi degli anni del boom con i lavori di una pittrice e una designer

Il salotto buono - allestimento (dettaglio)
Il salotto buono - allestimento (dettaglio)

Nel nostro paese, il confine tra artigianato e design non è sempre netto, soprattutto quando ci si muove in provincia, lontano dai distretti blasonati del mobile. La storia della “chiavarina” o “sedia di Chiavari”, la caratteristica seduta impagliata prodotta da almeno due secoli nella cittadina del levante ligure, è emblematica di questa porosità tra i due ambiti.

LA STORIA DELLA SEDIA CHIAVARINA 

Se le sue radici affondano nella tradizione vernacolare – si narra che il primo esemplare sia stato realizzato nel 1807 da Giuseppe Gaetano Descalzi, detto Campanin perché figlio del campanaro – gli appassionati di design la conoscono grazie alla rilettura che Gio Ponti ne fece negli anni Cinquanta, l’iconica Superleggera prodotta e commercializzata da Cassina a partire dal 1957. Il celebre architetto e designer milanese, colpito da un artefatto ben radicato sul territorio nel quale forma e funzione viaggiavano già di pari passo, decise di lavorare sui suoi punti di forza sviluppandoli con l’aiuto delle tecnologie più moderne disponibili nel Dopoguerra: la leggerezza, innanzitutto, talmente importante da dare il nome al nuovo progetto, ma anche la stabilità, la semplicità, il basso costo di produzione.

Il salotto buono, Valentina Giovando ed Elena Carozzi - courtesy Valentina Giovando
Il salotto buono, Valentina Giovando ed Elena Carozzi – courtesy Valentina Giovando

LA SEDIA LEGGERA DI GIO PONTI

L’intera struttura portante venne riprogettata, senza però alterarne gli equilibri formali, e ci fu un importante lavoro sui materiali, che dovevano essere naturali come quelli usati dagli artigiani liguri – per lo più legni provenienti dall’entroterra – ma al tempo stesso particolarmente performanti. Il risultato è un oggetto tecnologicamente avanzato (le prestazioni eccellenti sono sottolineate da alcune trovate di grande impatto scenico, come il “collaudo” al quale Ponti sottopone la sedia durante la sua presentazione al pubblico, facendola cadere dal quarto piano di un edificio) che rimane estremamente fedele al modello originale da un punto di vista estetico e porta le linee della chiavarina all’attenzione di un pubblico internazionale. 

CHIAVARI: IL MUSEO DELLA SEDIA IMPAGLIATA

A Chiavari, intanto, si prepara l’apertura di un Museo della sedia leggera nel laboratorio dell’artigiano Guido Rocca, che negli anni del Dopoguerra ne portò avanti la tradizione con maestria. Nell’attesa della definitiva trasformazione dello spazio, in cui si trovano macchinari, oggetti e bozzetti originali, in museo, la Società Economica di Chiavari (un’istituzione di promozione delle arti e dei mestieri di matrice illuministica, nata nel Settecento e ancora attiva) lo fa vivere organizzando delle mostre che fanno dialogare passato e presente grazie al coinvolgimento di artisti locali e non. Il salotto buono, visitabile fino al 13 settembre, parte dalle linee semplici della chiavarina e da quelle più sinuose dei mobili in stile realizzati da Guido Rocca per i suoi committenti per ragionare sull’interno piccolo borghese degli anni del boom economico. 

LA MOSTRA IL SALOTTO BUONO

Gli arredi realizzati dalla designer Valentina Giovando a partire da oggetti di seconda mano recuperati nei mercatini pazientemente “hackerati” con l’inserimento di borchie, cristalli e frammenti di metallo o altri materiali industriali e le superfici (panelli, paraventi, arazzi..) dipinte dalla pittrice Elena Carozzi danno vita a una personale interpretazione del “salotto buono” che i non giovanissimi ricorderanno d’aver frequentato, magari a casa dei nonni o di una zia: uno spazio, spesso sovraccarico e scarsamente illuminato, custodito con cura per le occasioni speciali, con liquore e pasticcini pronti per gli ospiti e i divani soffocati dall’immancabile copertura protettiva in cellophane. Dove la chiavarina è l’ospite d’onore, rivista in chiave ironica e trasformata in tiragraffi. 

Giulia Marani

Elena Carozzi, Valentina Giovando. Il salotto buono: Omaggio a Guido Rocca / Chiavari, fino al 13 settembre

a cura di Mario Commone, Lara Conte e Raffaella FontanarossaLaboratorio della sedia leggera di Chiavari “Guido e Anna Rocca”, via Piacenza 80

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.