Negli spazi di Merano Arte va in scena la storia del design in ambito alpino, dal 1919 al 2019. Un secolo di dialoghi e traiettorie incrociate, nella cornice trentino-tirolese.

Nella geografia del design c’è una piccola area che è stata (e forse lo è ancora) un crocevia inaspettato di pensieri, persone e processi creativi. Fra Monaco e Venezia, fra Vienna e Milano, nell’area trentino-tirolese, personaggi come Fortunato Depero, Othmar Barth, Ettore Sottsass hanno deciso, insieme a tanti altri e per quasi un secolo, di fare del Trentino un formidabile “incrocio di traiettorie estetiche e culturali”.
Questo è ciò che i tre curatori Claudio Larcher, Massimo Martignoni e Ursula Schnitzer hanno deciso di raccontare attraverso Design from the Alps, una minuziosa ricerca, durata oltre due anni, sull’evoluzione del progetto moderno, con un taglio curatoriale totalmente europeo, insieme a designer che, per legami famigliari o accademici, si sono ritrovati ad avere i propri laboratori tra le montagne.

I PROGETTI

Un catalogo incredibile e una mostra al Kunst Meran/o Arte che finalmente fa incontrare questi grandi nomi del design. Divisi fra i tre piani, oggetti e prodotti raccontano un fondovalle industriale, dalle celebri marmitte di Carlo Abarth alla Caproni che, con due stabilimenti nella provincia di Trento, decise, dopo la Seconda Guerra Mondiale, di spostare la produzione in ambito civile ‒ emblematici, in questo senso, i motocicli come la Capriolo Cento50.
Tra gli altri grandi progetti industriali nativi della zona, alcuni sono ormai dimenticati, come quello della Unda, che a Dobbiaco produceva la Radiorurale, l’apparecchio destinato all’ascolto collettivo nel dopolavoro, tra il 1933 e il 1940, in quanto la stessa azienda era diventata promotrice della radiofonizzazione delle campagne di propaganda.

Design from the Alps. Exhibition view at Kunst Meran-o Arte, Merano 2019. Photo Irene Fanizza
Design from the Alps. Exhibition view at Kunst Meran-o Arte, Merano 2019. Photo Irene Fanizza

CASA E ARTIGIANATO

La seconda parte della mostra è dedicata alla mezza altezza, all’abitare e agli aspetti più artigianali del design: compaiono le prime lampade Cocoon create dai fratelli Castiglioni per Artur Eisenkeil, Dino Gavina e Cesare Cassina – primo di una lunga serie di successi di quella che sarebbe diventata poi la grande azienda Flos. A distanza di sessant’anni queste lampade sono ancora prodotte a mano. Le affiancano anche alcuni pezzi unici come la Lampada Campari firmata da Fortunato Depero nel 1932 circa, ma anche oggetti più recenti: componenti di arredo (Baldessari e Baldessari), packaging in campo alimentare (Zuegg), giocattoli, arrivando all’alta quota, con l’alleggerimento delle linee e dei pesi negli oggetti usati per l’alpinismo.

Irene Fanizza

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