L’origine del pensiero. Il vetro di Laura de Santillana a Milano

Gaggenau DesignElementi Hub, Milano– fino al 15 novembre 2019. Il vetro come rappresentazione del pensiero. Per Laura de Santillana, da poco scomparsa, l’arte è stata prima di tutto un bisogno filosofico, di purificazione e ascesi. Un togliere per crescere e per rinascere.

Laura de Santillana, Senza titolo, dalla serie Space Eggs, 2010-2011
Laura de Santillana, Senza titolo, dalla serie Space Eggs, 2010-2011

Ab-l’Essenza dell’Assenza, ultima mostra a cui ha lavorato Laura de Santillana (Venezia, 1955-2019) è un viaggio attraverso il processo artistico. Un mito della Creazione messo in atto secondo i principi della cosmologia induista. Tutto l’Universo coincide con l’Uovo cosmico, il “grembo d’oro” da cui si sono originati il Cielo, la Terra, le montagne, le nuvole, i fiumi e i mari.

ALLA RICERCA DELLA FORMA GENITRICE

Nelle opere della Santillana appartenenti al ciclo Space Eggs, la suggestione dei viaggi compiuti in India è molto forte. Potente è l’immagine di cervelli inseriti all’interno di uova trasparenti ottenute per soffiatura, fusione tra microcosmo e macrocosmo, tra uomo e mondo. È una forma a cui l’artista è giunta attraverso un processo di semplificazione, di riduzione alla trasparenza, partendo dall’immagine di cervelli decorati in oro riprodotti con tecniche tradizionali di lavorazione del vetro di Murano. Montagne/lingam, cellule in atto di separarsi, uova, cervelli mostrano una ricerca tutta quanta scultorea che ha grandi riferimenti, fra ci quali Constantin Brâncuși per il tentativo di raggiungere la forma genitrice che si esprime in tutta la sua purezza ed essenzialità.
Quello della Santillana è un lavoro che non ha più nulla a che fare con il design, da cui si era allontanata da tempo, è un pensare attraverso il vetro ovvero ricercare la trasparenza, spingersi oltre l’illusione, l’ingannevole apparenza, per arrivare all’essenza. Nella serie Space Eggs prevale soprattutto l’immagine del vuoto, come atto liberatorio e ascetico intriso di filosofia orientale. Dal punto di vista formale, invece, c’è sempre il tentativo da parte dell’artista di introdurre un elemento di disturbo per lasciar posto all’accadimento, alla sorpresa, dimensione profondamente connessa alla lavorazione del vetro e alle sue non sempre prevedibili reazioni.

Laura de Santillana, Senza titolo, dalla serie Space Eggs, 2010-11
Laura de Santillana, Senza titolo, dalla serie Space Eggs, 2010-11

NON SOLO VETRO, ANCHE FOTOGRAFIA

In mostra anche Velature, serie fotografica che ritrae uno dei suoi Grands Transparents. Solo se sovrapposti i diversi strati in cui è scomposta l’opera fotografica renderebbero l’immagine completa e complessiva del lavoro. Anche in questo caso l’artista ha scelto di ricorrere alla sottrazione per cogliere l’essenza delle cose e scoprire nuove valenze espressive dei singoli elementi. La fotografia viene utilizzata non solo per documentare, ma anche come strumento espressivo e di indagine, rivelando un interesse per l’astrazione e l’informale. Rappresenta anche un invito a una lettura concettuale dei lavori più conosciuti di Laura de Santillana, quelli a cui l’aria sembra essere stata sottratta per porsi esclusivamente come pure forme estetiche che rinunciano del tutto alla funzionalità.

Antonella Palladino

Evento correlato
Nome eventoLaura de Santillana - ab – l'Essenza dell'Assenza
Vernissage25/09/2019 ore 19
Duratadal 25/09/2019 al 15/11/2019
AutoreLaura de Santillana
CuratoreSabino Maria Frassà
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoGAGGENAU DESIGNELEMENTI HUB
IndirizzoCorso Magenta 2 - Milano - Lombardia
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Antonella Palladino
Dopo la laurea in Conservazione dei beni culturali, negli anni napoletani svolge degli stage presso la Fondazione Morra e il Pan, collabora poi come assistente con la galleria Umberto Di Marino. Fondamentale si rivela essere l’esperienza presso l’ufficio comunicazione del Mart di Rovereto. È assistente di Filippo Tattoni-Marcozzi per un breve e felice periodo. Si trasferisce in Trentino Alto-Adige e inizia l’attività di critico scrivendo per diverse riviste tra cui Artribune e Juliet Art Magazine. Cura delle mostre per la galleria Paolo Erbetta, Stop Motion di Alessio Rota e Noisy di Gianluca Capozzi. A Benevento presenta Lichtkammer dell’altoatesino Harry Thaler. Per ora lascia il Trentino e inizia una nuova avventura.