Uneasy, il “difficile” progetto di Francesca Piovesan alla Design Week di Milano

L’artista lavora con la fotografia e la vernice termica. Tramite il tocco dei visitatori, le opere si attivano, parlandoci della sofferenza del corpo femminile

Francesca Piovesan, Uneasy
Francesca Piovesan, Uneasy

È in corso in questi giorni A room of my own, la mostra curata da Sabino Maria Frassà negli spazi di Ventura Centrale, in occasione della Design Week 2019. Un progetto realizzato per Cramum, una piattaforma non-profit per il secondo anno consecutivo in partnership con Ventura Projects, nata per sostenere progetti artistici e culturali in Italia e all’estero, con particolare attenzione ai giovani artisti. Il titolo si ispira al saggio di Virginia Woolf Una Stanza tutta per sé, in cui l’autrice rivendica il diritto delle donne di esprimere la propria opinione e plasmare con le proprie idee il mondo. I lavori esposti sono delle artiste Flora Deborah, Giulia Manfredi e Francesca Piovesan, le quali hanno lavorato con l’obiettivo di rappresentare il proprio punto di vista sulla realtà racchiudendolo in una stanza. A sorprendere è stato il lavoro della Piovesan, e il suo uso della fotografia unito a quello di un pigmento molto speciale.

COME FUNZIONA L’OPERA

Francesca Piovesan (Aviano, Pordenone, 1981) si è diplomata in Restauro di Dipinti Murali allo UIA di Venezia e in Arti Visive, indirizzo Decorazione, all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dal 2008 ha partecipato a mostre in contesti italiani quali l’Archivio di Stato di Treviso, la Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare, il Magazzino del Sale 3 di Venezia e il PAC di Milano, mentre all’estero, ha esposto all’Istituto Italiano della Cultura di Budapest, al Museum of Modern and Contemporary Art di Rijeka in Croazia e al Piramyda di Tirana. Nel 2015 è stata la vincitrice del Premio CRAMUM. La serie inedita Uneasy di si presenta con cinque tele monocrome nere. La vernice termica che le ricopre, si “attiva” attraverso il calore umano: passando la mano (la cui temperatura è di circa 27°C) sulla superficie delle opere, la velatura nera si dissolve, rivelando immagini di corpi segnati da ferite e cicatrici.

LE VERITÀ SCOMODE NELL’OPERA UNEASY

L’artista riflette sul fatto che ognuno di noi custodisca in sé e nasconda caratteristiche e immagini ‘non facili’, scomode e che possono fare male”, spiega il curatore Sabino Maria Frassà, che aggiunge, “spesso nascondiamo anche a noi stessi questi pensieri, finendo per seppellirli nel nostro profondo. È il nostro calore – interiore – a permetterci di riscoprire, vedere e affrontare le (nostre) paure. Gli scatti di Uneasy nascondono e rivelano così ferite e segni lasciati dal tempo sul corpo di donne scelte dall’artista per le proprie storie o per il passato con lei condiviso. Con quest’opera l’artista non spettacolarizza il dolore ma lo sublima con il contatto umano e l’empatia”. Su tutto, la scoperta di questo pigmento che – sviluppato a Londra – è ancora in fase di sperimentazione.

-Giulia Ronchi

 UNA STANZA TUTTA PER ME, Tre giovani artiste ripensano il Mondo
A cura di Sabino Maria Frassà
Dal 9 al 14 aprile 2019
Ventura Centrale
Vie Ferrante Aporti 9, Milano
[email protected]

 

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.