Osservatorio Salone. This must be the place

Dove indirizzarsi se si è alla ricerca dell’ultimo progetto (quasi) segreto o se si ha voglia di fare tardi lontano dai soliti luoghi affollati? L’edizione 2018 del Salone potrebbe rivelarsi più ricca delle altre. Tra club nascosti, progetti misteriosi e case private da scoprire come se si partecipasse a una festa, quattro segnalazioni per tirare tardi, aprendosi all’imprevisto e alla scoperta.

1. BAR ANNE – SPACE ENCOUNTERS

Space Encounters, Bar Anne, Milano

Un luogo di ritrovo “con designer e per designer”, dal concept radicale come radicali sanno essere gli olandesi quando si inventano nuove icone dell’architettura, del design e della moda. La location è perlomeno insolita: gli spazi del Museo Diocesano di Milano. Bar Anne, questo il nome dell’inedito bar, è progettato da Space Encounters, studio d’architettura di Amsterdam. Segni particolari: una scenografica installazione luminosa dello studio Children of the Light, nonché tanti arredi firmati da talenti dell’interior come Rick Tagelaar, VANTOT e Jelle Mastenbroek. Dal 17 al 21 aprile (ore 11-1), tra drink, spuntini e musica, gli ospiti, seduti (o sdraiati) su creazioni di designer rigorosamente Holland based, non possono che venire “calamitati” dai talk sul design organizzati in collaborazione con Frame Magazine.

Corso di Porta Ticinese 95
http://museodiocesano.it/
http://space-encounters.eu/

2. CLUB UNSEEN – STUDIOPEPE

Studiopepe, Club Unseen, Milano

La caccia al tesoro dei locali cult del design prosegue durante i giorni del Salone nella zona di piazza Tricolore dove, lontano da occhi indiscreti e rigorosamente su invito, si annida il Club Unseen. Qui è Studiopepe – noto per il tocco sofisticato e rarefatto del suo styling – a fare da art director con un progetto che si afferma come “manifesto” di stile. L’interior, sempre firmato da Studiopepe – non nuovo a “imprese” di allestimento di spazi comuni, ma al suo esordio per quanto concerne l’ideazione di un club –, è giocato su pezzi vintage e su altri di produzione contemporanea, creati in esclusiva dallo stesso Studiopepe. Visto che i temi legati all’hospitality sono sviluppati in chiave esperienziale, non poteva mancare un côté food & beverage, firmato ad hoc da un noto chef di Drink & Taste di Milano, presentato qui per l’occasione.

https://clubunseen.com/
www.studiopepe.info

3. SAMER ALAMEEN

Samer Alameen, Khayzaran Chair

Non è una mostra, è uno stile di vita”: così Samer Alameen, designer e image consultant libanese trapiantato in Italia, definisce l’evento ospitato nei giorni della settimana del design nella sua casa-studio di Piazza Oberdan 3 (dalle 17 alle 21). Ama lo storytelling, Samer, e gli piace rievocare le atmosfere dell’infanzia: “Uno dei cibi che gli ospiti potranno gustare è quello tipico della tradizione libanese, per esempio l’humus di ceci, proprio ‘quello della mamma’. Sarà un modo per assaporare le atmosfere del mio paese. Musica sì, ma, per carità, senza dj”, spiega. Il senso della tradizione si rivela anche nel design di alcuni dei suoi pezzi più celebri – la Khayzaran Chair, rivisitazione della tipica sedia libanese, o la collezione Pattern Interrupted, dal mood moresco ispirata all’Alhambra di Granada – qui presentati con altre sue nuove creazioni, e mescolati a quelli di amici designer: il Cactus di Gufram, le poltrone di Alessandro Ciffo o i vasi di Roberta Colombo.

Piazza Oberdan 3
www.sameralameen.com

4. SENDMETHEFUTURE – SUBALTERNO1

Subalterno1, Sendmethefuture

Il futuro in una lista di 100 designer racchiusa in una busta. A ognuno di loro è stato inviato l’invito a partecipare a una kermesse ingaggiata in omaggio all’utopia (o alla distopia): progettare qualcosa che non esiste, tenendo conto di un domani che non si conosce. La busta, spedita con Poste Italiane e contenente le istruzioni per accedere alla sfida, è partita alla volta di 100 indirizzi di designer italiani, tra cui Federica Biasi, Alberto Casiraghy, Lorenzo Damiani, Duilio Forte, Paolo Gonzato, Giulio Iacchetti, Nucleo, Lorenzo Palmeri, Elena Salmistraro, Gaia Segattini. I temi suggeriti dai curatori, Stefano Maffei e Marcello Pirovano, sono infarciti di autoironia e provocazione: “Ossimorico”, “Iperlocale”, “Autocostruito”, “Autocentrico”, “Archetipico”, “Connessionista”, “Elegante”, “Incrementale”, “Marginale”, “Rotto” ecc.. I pezzi, bidimensionali o tridimensionali ma sempre rispediti in busta, saranno esposti durante il Salone con la mostra Sendmethefuture.

Via Conte Rosso 22
http://subalterno1.com/

Alessandra Quattordio

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #42 ‒ Speciale Design

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Alessandra Quattordio
Alessandra Quattordio, storica dell’arte e giornalista indipendente, ha esordito a fine Anni Settanta come curatrice dei cataloghi d’arte e fotografia editi dalla Galleria del Levante a Milano. Dopo la laurea in Storia dell’arte all’Università Statale di Milano, inizia a collaborare a riviste - fra cui D’Ars, Flash Art, Arte, Arte In, Meridiani - e a pubblicazioni del settore. Cura la presentazione di artisti e mostre, attività ancora oggi svolta. Ha insegnato Storia del Gioiello all’Istituto Europeo di Design, all’Istituto Superiore di Architettura e Design (ISAD) e al Politecnico di Milano. È stata a lungo caposervizio presso le Edizioni Condè Nast. In particolare, dal 1999 al 2015 presso AD Architectural Digest, occupandosi di arte, fotografia, design, interior e design del gioiello.