Design. Il meglio del 2017

Dopo aver accuratamente passato in rassegna i progetti maggiori e minori che hanno animato questo frizzante 2017, la redazione design di Artribune, guidata da Giulia Zappa con Ginevra Bria e Giulia Marani, ha selezionato il suo “best of” del 2017. Non necessariamente una classifica, quanto una serie significativa di iniziative che hanno lasciato il segno e aperto la via per lo sviluppo del design a venire. Nell’augurarci che il 2018 possa ereditare solamente il meglio del 2017, trasformandolo in un vero e proprio insegnamento, ecco dunque le dieci lezioni da imparare e da portare con sé nell’anno nuovo.

1. A LEZIONE DAGLI ARTISTI. LA NUOVA FRONTIERA DEL DESIGN

Vacation with an Artist. Rattan weaver Sim Chew Poh left and with his father master weaver Sim Buck Teik. Courtesy of VAWAA

Qualora a designer emergenti o affermati fosse necessario un anno sabbatico, consigliamo di appoggiarsi all’anti-programma di Vacation with an Artist. Servirà una valigia essenziale, di cui disfarsi strada facendo, per diventare ospiti-assistenti di, fra gli altri e non necessariamente in questo ordine: un mago della stencil art a Buenos Aires; un tornitore del legno a Montevideo; un’insegnante di Tango a Buenos Aires; una sacerdotessa dell’ikebana a Kyoto; una stilista e un artigiano che disegna francobolli a Hanoi; un costruttore di biciclette in bambù a Bangalore; un’esperta in cucina curativa a Penang, in Malesia. Senza dimenticare uno studioso di movimenti sacri dell’Anatolia a Istanbul, un incisore di Lubiana e i fondatori di un brand di moda che rivisita i vestiti tradizionali a Praga.

2. ICO PARISI RITROVATO. A MONZA

Ico Parisi, Tavolo ovale in mogano, 1948. Prod. ArteCasa, Cantù

Dal 15 gennaio al 19 marzo, la Villa Reale di Monza ha ospitato una fra le più insolite esposizioni dedicate ad un raro designer italiano. La mostra proviene dall’infaticabile attività dell’Archivio del Design di Ico Parisi di Como. I curatori hanno selezionato un paesaggio allestitivo composto da selezionatissimi lavori del designer di origine palermitana, prodotti al termine degli Anni Cinquanta, e un’unica tipologia, il tavolo (accompagnata da diversi esempi di sedute). Le isole strutturali che contengono e sostengono, come cortine invisibili, gli arredi, rendono un tributo minimale alla costanza e all’inventiva con cui Ico Parisi (Palermo, 1916 – Como, 1996) ha sviluppato la struttura trilitica del tavolo, considerandolo una sorta di radice di origine dell’architettura.

3. SALONE DEL MOBILE. LA STORIA DI ATELIER CLERICI

Atelier Clerici, Space Caviar. Photo Delfino Sisto Lignani

Quando abbiamo domandato a Joseph Grima quale fosse il motivo fondatore di Atelier Clerici, durante il Salone del Mobile, la risposta è stata: “Perché è basato su una rete di relazioni umane, di amici di amici: un tessuto di conoscenze fitto, molto informale, unito talvolta da un passaparola che crea un gruppo di persone. Un insieme di pensatori che lavorano, che studiano, che parlano e che ricercano in sintonia”. Attraverso i progetti di Z33 di Mario Minale, di Offprint, di Teresa van Dongen e dello stesso Space Caviar – studio organizzatore, qui anche in veste di espositore con una nuova serie di lampade, omaggio al mercato dell’elettronica di Shenzhen – Atelier Clerici aveva aperto la sua corte dell’omonimo palazzo settecentesco, in pieno centro a Milano. Sviluppando la quarta edizione, naturalmente orchestrata dal magico Grima.

4. PLEASE DO NOT ENTER E IL DESIGN DELLA TENTAZIONE. A LOS ANGELES

Please do not enter, Los Angeles

Si segnala un osservatorio a picco sul centro di Los Angeles, all’ultimo piano del PacMutua Building, al 523 West 6th Street. Please do not enter non si presenta come una galleria e nemmeno come un negozio al dettaglio, ma come una destinazione, una sintesi riformulata di entrambe le tipologie: a progressive men’s luxury retail and exhibition space. Nicolas Libert ed Emmanuel Renoird, entrambi di origini francesi – rispettivamente il proprietario di un’agenzia immobiliare d’élite e un noto interior designer – hanno predisposto un rifugio, un attico in cui esporre i lavori di Arik Levy e Vincent Lamouroux, così come i volumi, le creazioni di Grégoire Cheneau, Slava Mogutin, Brian Kenny, Valentin Loellmann, Elise Gabriel e OS&OS. Senza contare couturier come Walter van Beirendonck, Jean Paul Knott, 22/4, Gaspard Yurkevich e Misericordia.

5. DESIGN IN LABORATORIO

Lining Yao, Second Skin, studio preliminare

La cinese Lining Yao, in forza al MIT Media Lab, rappresenta una nuova generazione di scienziati-designer che agiscono direttamente sulla materia manipolandone struttura e comportamento grazie all’introduzione di particolari sensori di origine biologica. Questo filone di ricerca, che ha più a che fare con laboratori e microscopi che con la più tradizionale cassetta degli attrezzi del designer, sta già modificando la maniera in cui progettiamo gli oggetti: non semplicemente, e non soltanto più smart, ma “più vivi” nel vero senso della parola.

6. I ROBOT SONO TRA NOI

Vincent Fournier, Reem B #5. Progetto presentato alla mostra Hello, Robot allestita al Vitra Museum di Weil am Rhein

Con la mostra Hello, Robot, allestita all’inizio di quest’anno, il Vitra Museum di Weil am Rhein ha fatto il punto sul rapporto uomo-macchina e messo in evidenza quanto la robotica sia presente nella vita di tutti noi. Il catalogo della mostra, impaginato da un algoritmo a partire da un set di parametri stabiliti dall’uomo, ha fatto venire qualche sudore freddo ai grafici editoriali, mostrando che anche le professioni cosiddette creative possono essere rimpiazzate dalla tecnologia. I designer sono al centro di questo movimento, sia in positivo, perché è loro il compito di disegnare l’interazione tra l’uomo e la macchina, che in negativo, dal momento che in settori sempre più ampi ‒ come appunto la grafica editoriale e la progettazione di siti web ‒ il progresso tecnologico tende a marginalizzare l’apporto dei professionisti.

7. DANESE E RON GILAD

Ron Gilad, Cubo smoke

Presentato con una piccola mostra durante il Salone del Mobile, il progetto di Ron Gilad, nuovo direttore creativo di Danese, consiste in un ritorno ai fondamentali, al duo delle meraviglie composto da Bruno Munari ed Enzo Mari e al loro approccio al tempo stesso ludico e rigoroso al design. Un esercizio di sobrietà benvenuto e un modo per valorizzare la storia del brand fondato da Bruno Danese senza cadere in una sterile celebrazione né in derive vintage.

8. SOTTSASS-MANIA

Ettore Sottsass. There is a Planet. Exhibition view at Triennale Design Museum, Milano 2017

La Triennale, il Met, il Vitra, solo per citare i mostri sacri. Nel centenario della nascita, sono moltissime le istituzioni museali piccole e grandi che rendono omaggio al genio versatile di Ettore Sottsass (Innsbruck, 1917 – Milano, 2007). L’occasione è ghiotta non solo per un tributo doveroso, ma anche per riscoprire tutte le pagine meno note di una produzione vastissima, eclettica e ispirata. Attenzione agli anni a venire! Il 2018 sarà l’anniversario della nascita di Achille Castiglioni, il 2020 di Vico Magistretti. Avvisati!

9. I PROGETTI DI FORMAFANTASMA PER FLOS

Formafantasma per Flos

Il duo italiano da anni residente in Olanda ci ha regalato uno degli spazi più ispirati e coerenti del Fuori Salone. La loro installazione allo Spazio Krizia si è infatti rivelata un’indagine pulita e concentrata – abbiamo apprezzato l’assenza di scenografie e “rumore” di sottofondo – sulle sfumature e i riflessi della luce. Tra i progetti in mostra, il nostro tribute è per WireRing e Blush lamp, non sono l’esito della prima collaborazione di Formafantasma con il gigante dell’illuminazione Flos, ma anche il primo prodotto realmente industriale sviluppato dal duo. Un simbolo inconsapevole, questo, che si trasforma in una breccia aperta sul potenziale che i designer di questa generazione, spesso soliti al lavoro con gallerie per progetti di cosiddetto design speculativo, hanno da offrire all’industria. Per riaccendere i riflettori sull’importanza dell’idealità e della bellezza democratica sulla grande serie.

10. LA XXII ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI PAOLA ANTONELLI

La Triennale di Milano. Photo © Gianluca Di Ioia

Per ora possiamo giudicare solo dagli annunci, ma quanto annunciato fa sicuramente ben sperare. A guidare la XXII edizione della Esposizione Internazionale della Triennale di Milano per il 2019 sarà Paola Antonelli, senior curator del dipartimento di Architettura e Design del MoMA di New York. Mettendo da parte il nome, che sicuramente è garanzia di qualità, è il programma che sembra essere convincente. Per due motivi, di contenuto e di metodo. Il titolo, Broken Nature: Design Takes on Human Survival, è una sfida rispetto al ruolo attivo che il design potrà assumere per combattere le sfide poste dall’Antropocene (inutile dire quanto questo contributo sia letteralmente cruciale per la nostra sopravvivenza). Inoltre, il tema si prepara a fungere da stringente filo rosso, per legare in maniera univoca e coesa le mostre dell’Esposizione ed evitare quella disarticolazione che meno aveva convinto della passata edizione.

Giulia Zappa, Ginevra Bria e Giulia Marani

Dati correlati
AutoriIco Parisi, Lining Yao, Ron Gilad , Ettore Sottsass , FormaFantasma
CuratorePaola Antonelli
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Giulia Zappa
Laureata in comunicazione all’Università di Bologna con una tesi in semiotica su Droog Design, si specializza in multimedia content design e design management a Firenze e New York. Da oltre dieci anni lavora come design&communication strategist, occupandosi di progetti a cavallo tra comunicazione e prodotto. Ha insegnato Comunicazione Multimediale all’Accademia di Belle Arti di Roma. È consulente per programmi internazionali di design per lo sviluppo. Giornalista pubblicista, per Artribune è responsabile editoriale delle pagine dedicate al design.