I robot sono amici o nemici? Possiamo fidarci di loro? Sono alcune delle domande che scandiscono il percorso della nuova mostra del Vitra Design Museum, dedicata al rapporto tra uomo e macchina e al ruolo sempre più determinante della robotica nella nostra vita di tutti i giorni. Formulare delle risposte plausibili spetta anche ai designer, attenti osservatori del quotidiano.

Dimenticate i replicanti di Blade Runner, gli arti di metallo lucente degli automi antropomorfi portati nell’immaginario collettivo dai fumetti e dalle serie TV, la casalinga robot disegnata da Hanna e Barbera per i suoi Jetson e i Transformers. I robot, al centro della nuova mostra dal titolo Hello, Robot. Design between Human and Machine inaugurata al Vitra Design Museum di Weil am Rhein, sono in mezzo a noi e hanno assunto le forme più disparate – droni, oggetti intelligenti, veicoli self-driving, esoscheletri, applicazioni. La robotica è già il presente, si avvia a svolgere un ruolo sempre più importante nel nostro prossimo futuro e, soprattutto, è diventata pane per i designer.
I robot non sono più soltanto un oggetto di studio per scienziati e ingegneri come accadeva nel XX secolo”, spiega Mateo Kries, direttore del museo. “Sono entrati nella nostra quotidianità e, quindi, nello spettro d’azione di coloro che riflettono su come l’uomo interagisce con le cose. La parte più importante della progettazione di una macchina, quella che rappresenta una vera sfida, è immaginare in che modo questa possa far parte delle nostre vite ed è un lavoro che va ben oltre l’estetica”.

Shawn Maximo, Going Green, 2016 © Shawn Maximo
Shawn Maximo, Going Green, 2016 © Shawn Maximo

LA MOSTRA

Con oltre 150 pezzi esposti, tra oggetti d’arte e di design, installazioni e cortometraggi, Hello, Robot è la prima panoramica di ampio respiro su un tema che sembra ragionevole immaginare centrale nella riflessione sul design dei prossimi decenni, ma anche un progetto trans-nazionale che ha coinvolto a livello curatoriale il Museo austriaco di Arti Applicate / Arte Contemporanea (MAK) di Vienna e il Design Museum di Gent. Alla curatrice del Vitra Museum, Amelie Klein, si sono affiancati i colleghi austriaci Thomas Geisler e Marlies Wirth e il belga Fredo De Smet.
La mostra si articola intorno a quattro nuclei tematici – i robot nella cultura popolare, l’industria e il mondo del lavoro, la tecnologia nella vita quotidiana e il rapporto sempre più simbiotico tra il corpo umano e la macchina – e a quattordici domande che sollevano altrettanti problemi etici o morali, dal contraccolpo occupazionale generato da un uso sempre più massiccio delle macchine nel mondo del lavoro (Could a robot do your job?) al progressivo indebolimento, per lo meno nel sentire comune, della barriera che separa umanità e intelligenza artificiale (How do you feel about objects having feelings?). Rispondere a queste domande in maniera univoca è praticamente impossibile, opportunità e possibili derive del vivere in case, ambienti di lavoro e città sempre più smart si offrono tutte insieme allo sguardo e impediscono di prendere una posizione troppo netta.

Carlo Ratti Associati, Lift-Bit, 2016
Carlo Ratti Associati, Lift-Bit, 2016

QUESITI DELICATI

Se un divano configurabile digitalmente (Carlo Ratti Associati, Lift-Bit, 2016) o un robot-assistente che semplifica la nostra vita domestica, per esempio, portando le piante al sole quando ne hanno bisogno (Tatsuya Matsui, Flower Robotics, Patin, 2014) sembrano prodotti appetibili e non troppo rischiosi, i progetti del collettivo Superflux e dell’artista britannico Joseph Popper mostrano scenari distopici nei quali la presenza di appendici tecnologiche nella nostra vita è diventata troppo pervasiva, mentre la prospettiva di un futuro nel quale la cura dei pazienti in un momento delicato come la fine della vita è affidata a una macchina (Dan Chen, End of Life Care, 2012) atterrisce. Il percorso termina all’esterno con l’Elytra Filament Pavilion, una struttura ultraleggera realizzata da un gruppo di ricerca dell’Università di Stoccarda sfruttando il biomimetismo – si ispira alle ali dei moscerini elytra – e il calcolo algoritmico.
Il catalogo, concepito dallo studio di graphic design berlinese Double Standards, è singolare poiché, in linea con il tema della mostra, è stato impaginato da un algoritmo a partire da un set di parametri definiti dall’uomo. Una volta impostate le font, le dimensioni dei caratteri e delle illustrazioni, il computer genera da sé una miriade di configurazioni possibili, iscrivendo forse il grafico impaginatore sulla lista dei mestieri minacciati dall’avanzata dei robot.

Giulia Marani

Weil am Rhein // fino al 14 maggio 2017
Hello, Robot. Design between Human and Machine
VITRA DESIGN MUSEUM
Charles-Eames-Str. 2
[email protected]
www.design-museum.de

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Giulia Marani
Classe 1983, genovese di nascita e di cuore. Dopo la laurea in comunicazione all’Università degli Studi di Milano, soccombe al fascino di Parigi, dove vive per sei anni, lavorando come ufficio stampa in ambito editoriale e nella redazione della rivista di architettura e design Architectures à vivre.