Cantiere Galli. A Roma un nuovo spazio dedicato al design tra business e ricerca

Il nuovo centro polifunzionale nato da una costola di Edil Mostra Galli ospita uno spazio espositivo curato da Domitilla Dardi, nel quale diversi designer rifletteranno sul rapporto tra personale e condiviso. Si parte con Giuseppe Arezzi e la sua “Beata solitudo”, rifugio camaleontico per eremiti contemporanei

Cantiere Galli Design - credits Francesco Conti
Cantiere Galli Design - credits Francesco Conti

All’ombra del Gazometro è nato un nuovo spazio dedicato all’architettura e al design. Il Cantiere voluto dall’imprenditrice Eleonora Galli nei pressi del “Colosseo industriale” dell’Ostiense affianca alle attività più tradizionali – esposizione e vendita di mobili e materiali per l’edilizia – tutta una serie di servizi rivolti ai professionisti del progetto, dalla consulenza al supporto tecnico. La nuova location, che mette a disposizione di addetti ai lavori e clienti una fornita materioteca dove consultare una selezione di materiali e finiture oltre a diverse sale riunioni, a un bookshop e perfino a una cucina, ospita anche un progetto culturale curato da Domitilla Dardi e destinato a rinnovarsi più volte nel corso di ogni anno. È un ingresso importante su una piazza, quella della capitale, tradizionalmente considerata difficile per il design nonostante la presenza di gallerie interessanti e attive come Secondome, che si trova a brevissima distanza e che suggerisce così la nascita di un mini distretto.

CELLULA-BASE

Una stanza tutta per sé – questo il nome dello spazio espositivo curato dalla Dardi all’interno del centro polifunzionale – ammicca nel titolo all’omonimo saggio pubblicato nel 1929 da Virginia Woolf. Non si tratta, però, di una stanza nella quale isolarsi a creare per sfuggire al pressante richiamo delle incombenze quotidiane, ma di una cellula-base affidata alle cure di un designer e pronta ad essere riempita con elementi del suo paesaggio interiore e creativo. Il risultato è, nelle intenzioni della curatrice, un autoritratto d’autore, o “una scatola nera dell’immaginario che registra il processo che dalla prima intuizione conduce alla realizzazione fisica di elementi che divengono testimoni di una visione personale”. L’unico vincolo per i designer ospiti – saranno tre nel 2017 – è l’aderenza al tema, diverso ogni anno, che funge da fil rouge per i loro interventi. Ad aprire le danze, confrontandosi con la questione del confine tra personale e condiviso, sempre più labile e problematico in un’epoca dominata dallo sharing, sarà un giovane designer formato al Politecnico di Milano, Giuseppe Arezzi. La sua Beata solitudo è un modulo abitativo progettato per essere spostato e per adattarsi a contesti estremamente diversificati tra loro, diventando all’occorrenza una casa di palme in Thailandia o una tenda di pelli di foca in Groenlandia. Concepita come un rifugio per l’eremita contemporaneo o il nomade digitale, contiene tutto il necessario per vivere da soli e possiede una struttura flessibile, con pareti di legno ideate come telai e pronte ad essere rivestite con coperture sempre nuove.

IL PROGETTO DI INTERIOR

Il progetto di interior del Cantiere è firmato da Studiopepe, al secolo Arianna Lelli Mami e Chiara Pinto, consulenti creative a tutto tondo con all’attivo collaborazioni con brand importanti e il lancio di due collezioni autoprodotte. Il loro intervento ha disegnato ambienti definiti ma senza soluzione di continuità, seguendo un criterio di sobrietà. “Il nostro progetto parte da una completa rilettura dello spazio esistente attraverso un approccio che è più di sottrazione”, hanno dichiarato le due titolari dello studio, “in favore di una razionalità espressive e leggera che viene accentuata dal disegno essenziale degli ambienti”.

Giulia Marani

Inaugurazione: mercoledì 15 febbraio 2017 – ingresso su invito
Via Pacinotti 63 – Roma
www.cantieregallidesign.com

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.

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