Lo Stato salverà il Museo Richard Ginori? Un pezzo di storia italiana all’asta

Fissata per il prossimo 23 febbraio, la gara – base d’asta oltre 4 milioni di euro – ha l’obiettivo di trovare un compratore per il museo che raccoglie oltre due secoli di storia della prestigiosa manifattura toscana, tra le eccellenze assolute del Made in Italy

Gio Ponti, Vaso Prospectica, 1925, maiolica policroma, Museo Richard Ginori
Gio Ponti, Vaso Prospectica, 1925, maiolica policroma, Museo Richard Ginori

Il Museo Richard Ginori di Sesto Fiorentino, da anni chiuso al pubblico e in stato d’abbandono, andrà nuovamente all’asta il prossimo 23 febbraio. È l’ultimo appello per salvare un pezzo di storia della manifattura italiana, dopo che una precedente gara si era chiusa senza offerte nel giugno scorso. Per aggiudicarsi la prestigiosa collezione di ceramiche – che, essendo posta sotto vincolo dalla soprintendenza, non potrà in alcun caso lasciare Sesto Fiorentino – e gli arredi del museo, e per tamponare i danni causati da uno stallo prolungato, l’eventuale compratore dovrà mettere sul piatto una cifra considerevole: alla base d’asta, fissata a 4.330.700 euro, sono da aggiungere le spese per la messa in sicurezza dell’edificio, stimate a circa 2 milioni, per un totale di oltre 6 milioni di euro. Gli Amici di Doccia, i membri dell’associazione che dal 2003 opera per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico del museo, auspicano un intervento pubblico risolutivo oppure la discesa in campo di una cordata di privati e istituzioni in grado di pilotare un possibile rilancio. La presidente Livia Frescobaldi Malenchini ricorda il caso della collezione della manifattura inglese di Wedgwood, salvata da una gigantesca campagna di crowdfunding e restituita al pubblico in tempi molto brevi. “Speriamo che questa nuova asta rappresenti l’occasione di creare una fondazione pubblico-privata che, oltre a salvare il museo, porti con sé una visione museale più contemporanea e dinamica e sia in grado di dialogare con le altre realtà presenti sul territorio”, spiega. “Quello di Doccia è un patrimonio che ha un enorme potenziale. Inoltre rappresenta l’identità culturale di tutti noi, per questo sarebbe bello che non fosse più soggetto agli umori di un proprietario”. Lo Stato gode del diritto di prelazione su tutte le opere oggetto dell’asta, diritto che spetta anche – in subordine – alla società Richard Ginori, attualmente controllata dal colosso francese del lusso Kering (ovvero Pinault). Quest’ultimo, però, fa sapere tramite il suo ufficio stampa di non essere interessato all’acquisizione ma soltanto a una proficua collaborazione con l’eventuale acquirente.

TRA I TESORI DEL MUSEO, LE CERAMICHE DI GIO PONTI

Voluto dal marchese Carlo Ginori, che già nei primi anni di vita della fabbrica, a partire dal 1737, aveva deciso di affiancare all’atelier di produzione uno spazio espositivo, il museo di Doccia documenta quasi tre secoli di storia di una delle manifatture più longeve d’Europa, capace di rivaleggiare per qualità stilistica e formale con Sèvres o Dresda. La sua collezione, cresciuta di pari passo con la manifattura, comprende un importante archivio cartaceo e più di diecimila tra ceramiche e modelli realizzati in vari materiali. I pezzi più antichi hanno un notevole valore documentario, poiché testimoniano dei primi tentativi del marchese di fabbricare la porcellana e di un’intensa fase di ricerca, con la sperimentazione di diversi tipi di impasti. Tra le opere più recenti spiccano i circa 400 pezzi disegnati da Gio Ponti (Milano, 1891 – 1979), impegnato come direttore artistico dell’azienda nel periodo compreso tra il 1923 e il 1933. L’allora giovane architetto lombardo, convinto già in quegli anni della necessità di una stretta alleanza tra arte e industria per la creazione di uno stile veramente moderno, contribuisce in maniera decisiva al rinnovamento della Richard-Ginori traghettandola verso un gusto più contemporaneo. A lui dobbiamo i Grandi Pezzi d’arte, pezzi unici destinati alle collezioni e ai musei tra i quali il più famoso è forse il Vaso delle donne e delle architetture, con le sue donne dalle forme sinuose adagiate su nuvole su uno sfondo di elementi architettonici abilmente composti, ma anche tutto un sistema di piccoli pezzi nati nel segno della qualità nella serie.

Giulia Marani

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.