Il futuro del design passa da Cantù

La mostra “La Selettiva del Mobile 1955-1975”, allestita a Cantù nell’ex chiesa di Sant’Ambrogio permette di rileggere il ruolo di un premio finora poco studiato, che ebbe un ruolo significativo nello sviluppo del design in Italia. Ha curato la rassegna Tiziano Casartelli, con il sostegno degli architetti Michele Marelli e Roberto Tamborini e dell’economista Mario Marelli.

Prima Selettiva, dicembre 1955, Taichiro Nakay (Giappone), divano ad angolo, e poltrona Esecuzione La Permanente Mobili, Cantù da Domus, 1955
Prima Selettiva, dicembre 1955, Taichiro Nakay (Giappone), divano ad angolo, e poltrona Esecuzione La Permanente Mobili, Cantù da Domus, 1955

BRIANZA E DESIGN
Lo scenario è quello della Brianza del secondo dopoguerra: da un lato laboratori del mobile in crisi di idee, ma con grandi competenze artigianali nella produzione “in stile”; dall’altro una clientela desiderosa di adeguarsi alle tendenze del design funzionalista. Le nuove case, caratterizzate da spazi spesso minimi e da una sobrietà non priva di ricercatezza intrinseca, richiedevano arredi ad hoc. Palcoscenico di primaria importanza fu, dal 1951, La Triennale di Milano, che ospitò a più riprese gli esponenti del design scandinavo – Alvar Aalto, Tapio Wirkkala, Timo Sarpaneva – attirando l’interesse di chi nel settore sentiva l’urgenza di una svolta. Per parte loro, i magazzini de La Rinascente, in procinto di dar vita, nel 1954, al Compasso d’Oro, offrivano, con un’importante apertura ai prodotti stranieri, un contributo essenziale. Nel territorio del Canturino, considerato nei primi Anni Cinquanta il distretto italiano del mobile per eccellenza, le personalità locali avvertirono l’urgenza di un aggiornamento stilistico e di convogliare in quest’area i migliori progettisti. Prima fra tutte, la figura di Serafino Leoni Orsenigo, medico di larghe vedute e appassionato di arti applicate. Egli intuì come fosse opportuno organizzare a Cantù un evento catalizzatore di energie locali e internazionali. Con l’avvallo delle autorità locali, come il sindaco Arturo Molteni, e l’appoggio della Triennale, attraverso il segretario Tommaso Ferraris, Leoni Orsenigo contribuì alla nascita, nel 1955, del Concorso Internazionale del Mobile che, con cadenza biennale, si protrasse fino al 1975.  In quell’anno il premio principale fu assegnato allo svizzero Werner Blaser, ma si conferirono riconoscimenti anche all’austriaco Kurt Zugaj, al finlandese Ilmari Tapiovaara, al giapponese Taichiro Nakaj. Il bando, suddiviso in otto sezioni, fu diffuso a livello nazionale e internazionale in modo mirato, tra studi architettura, scuole specializzate, addetti ai lavori. La selezione fu presieduta da Gio Ponti, Carlo De Carli, dal finlandese Alvar Aalto e dal danese Finn Juhl, quest’ultimo reduce dai successi della Triennale del ‘54.

Quinta Selettiva, 1963. I componenti della giuria Paul Reilly, Finn Juhl, Franco Albini, Pier Giacomo Castiglioni. Foto Gianni Paini
Quinta Selettiva, 1963. I componenti della giuria Paul Reilly, Finn Juhl, Franco Albini, Pier Giacomo Castiglioni. Foto Gianni Paini

MAESTRI A CONFRONTO
I commissari sceglievano una ventina di progetti che venivano poi prototipati da aziende, canturine ma non solo. I prototipi finalisti rimanevano esposti per un paio di settimane nella Mostra Selettiva Concorso Internazionale del Mobile, in varie sedi cittadine, dalla Permanente Mobili alla Galleria Mobili d’Arte. I visitatori erano attirati anche dai pezzi fuori concorso realizzato dai “maestri”: in primis, Gio Ponti che, tra l’altro, sulle colonne di Domus da lui diretta, dedicò otto pagine alla prima edizione del ’55, e Carlo De Carli; e poi lo studio BBPR, Guglielmo Ulrich, Marco Zanuso. Successivamente i prototipi tornavano alle rispettive aziende, che potevano iniziarne la produzione. Fra le tante, Spartaco Brugnoli, Figli di Amedeo Cassina Meda, Gavina, ISA di Ponte San Pietro, Molteni Angelo di Giussano, Giovanni Riva, Ronchetti e Porro, nomi divenuti poi capisaldi della produzione dell’arredo italiano di design. Parteciparono ai concorsi, fra gli altri, Mario Bellini, Donato D’Urbino, Gianfranco Frattini, Vittorio Gregotti, Roberto Menghi, Angelo Mangiarotti, Agnoldomenico Pica, Giotto Stoppino, Marco Zanuso. È anche Interessante ricordare la presenza di nomi italiani assai significativi nelle giurie internazionali delle successive edizioni: Carlo Mollino (1957), Luigi Caccia Dominioni (1959), Ignazio Gardella e Marco Zanuso (1961), Franco Albini e Pier Giacomo Castiglioni (1963). Varie le polemiche insorte fra produttori locali e designer, spesso non informati sulle competenze reali del comparto con cui dovevano confrontarsi o ignari delle problematiche di realizzazione (Carlo De Carli parlava di progetti “raramente traducibili in oggetti concreti”). Il successo dell’iniziativa indusse altri centri del mobile a inaugurare i loro premi. Fra questi, Mariano Comense.

Tiziano Casartelli, La Selettiva, Canturium 2016
Tiziano Casartelli, La Selettiva, Canturium 2016

L’INTERVISTA
All’architetto-curatore Tiziano Casartelli chiediamo qualche commento sulla Selettiva. La manifestazione mantenne una sua coerenza nell’arco degli anni?
La Selettiva non ebbe un’immagine unitaria, anzi presentò molte sfaccettature attraverso le sue undici edizioni. Il numero e la qualità dei progetti (oltre 900 le iscrizioni nel 1959!) mantengono un tono elevato fino al ’61. Tra l’altro, dopo il ’63 la manifestazione iniziò ad allontanarsi dal sistema produttivo locale. Inoltre, a discapito di altre rassegne espositive, era nato a Milano nel 1961 il Salone del Mobile, che subito si rivelò polo aggregatore a livello internazionale. Proprio in quell’anno, a Cantù, si era raggiunto il massimo dei risultati per qualità di presenze, e per successo dei prodotti presentati.

Quali erano le problematiche nate all’interno della manifestazione?
Nonostante il successo internazionale, non mancarono alcune contraddizioni. Per esempio, personalità di grande levatura passarono da Cantù senza che i più se ne accorgessero (Angelo Mangiarotti e Bruno Morassutti, per esempio). Lina Bo Bardi, per partecipare al concorso del ’55, spedì da San Paolo dodici tavole di cui non rimane traccia. E tanti futuri protagonisti del design non si imposero.

Che cosa rimane oggi, materialmente, dell’eredità della Selettiva?
Il recupero dei trentadue pezzi esposti ha comportato ricerche molto faticose. Se tutti i prototipi fossero stati conservati in un archivio, oggi avremmo una delle più straordinarie testimonianze del design internazionale degli Anni Cinquanta e Sessanta.

Alessandra Quattordio

Cantù // fino al 16 ottobre 2016
La Selettiva del Mobile. 1955-1975
a cura di Tiziano Casartelli
EX CHIESA DI SANT’AMBROGIO
Piazza Marconi
www.selettivadelmobile.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/56537/la-selettiva-del-mobile-1955-1975/

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Alessandra Quattordio
Alessandra Quattordio, storica dell’arte e giornalista indipendente, ha esordito a fine Anni Settanta come curatrice dei cataloghi d’arte e fotografia editi dalla Galleria del Levante a Milano. Dopo la laurea in Storia dell’arte all’Università Statale di Milano, inizia a collaborare a riviste - fra cui D’Ars, Flash Art, Arte, Arte In, Meridiani - e a pubblicazioni del settore. Cura la presentazione di artisti e mostre, attività ancora oggi svolta. Ha insegnato Storia del Gioiello all’Istituto Europeo di Design, all’Istituto Superiore di Architettura e Design (ISAD) e al Politecnico di Milano. È stata a lungo caposervizio presso le Edizioni Condè Nast. In particolare, dal 1999 al 2015 presso AD Architectural Digest, occupandosi di arte, fotografia, design, interior e design del gioiello.