Lanciato il concorso di idee per ampliare gli spazi di Galleria Borghese. Pubblicato il bando (malgrado le polemiche dei conservatori)
Finanziato dalla società Proger, il concorso si rivolge a studi di architettura che vogliano confrontarsi con una sfida molto complessa: realizzare un nuovo edificio o riutilizzare le preesistenze all’interno del parco di Villa Borghese per migliorare l’accessibilità di un museo famoso in tutto il mondo, ma limitato proprio dalla storicità del contesto. Si apre la prima fase: candidature entro il 13 novembre 2026
Alla vigilia della presentazione del Concorso internazionale di architettura per la nuova struttura museale integrata all’interno del sistema espositivo di Villa Borghese, le associazioni Ranuccio Bianchi Bandinelli, Italia Nostra Roma, Gruppo dei Romanisti, Amici di Villa Borghese, Carteinregola-ODV, Amici dei Musei di Roma, ICOM Italia già esprimevano, con un comunicato congiunto, “grave sconcerto” per i contorni poco definiti del “piano generale dell’operazione, giustificata con motivazioni poco chiare e, a quanto noto, senza l’autorizzazione preventiva del Ministero della Cultura proprietario della Galleria Borghese”. Passaggio, quest’ultimo, smentito dalla lettera ufficiale del Diva, Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, datata 5 agosto 2026, con l’avallo alla pubblicazione del bando.
Il concorso internazionale di idee per Galleria Borghese. Un dibattito aperto
Del resto, già a maggio scorso, quando il museo romano aveva reso nota l’intenzione di voler vagliare la fattibilità di un ampliamento dei propri spazi, sostenuta dall’impegno economico di Proger – società di ingegneria abruzzese con 70 anni di storia all’attivo e un dipartimento interno dedicato ad Arte e Cultura, presieduto da Francesco Rutelli – con una proposta di sponsorizzazione privata del valore di 900.000 euro, avanzata nel 2025 (qui tutta la storia dell’avviso pubblico che ha dato il là all’iniziativa), polemiche e perplessità da parte di associazioni e opinione pubblica erano fioccate numerose, sebbene l’operazione fosse (ed è) ancora lontanissima dal concretizzarsi, ancora in una fase preliminare di studio.
Si rimandava, allora, all’organizzazione del concorso internazionale di architettura – con premio in denaro per gli studi primi classificati – volto a redigere poi un progetto di fattibilità tecnico-economica per la realizzazione di un nuovo manufatto, nel rispetto dei vincoli di un’area delicata e super tutelata com’è il parco di Villa Borghese, con tutti gli edifici che comprende. Questo per ovviare ai problemi di accessibilità e carenza di spazi che affliggono la Galleria Borghese proprio a causa di una delle sue peculiarità più affascinanti: essere ospitata nel casino seicentesco fatto realizzare da Scipione Borghese, acquisito dallo Stato nel 1902, e subito musealizzato.
Ora, la presentazione ufficiale del concorso di idee, volto a propiziare “un intervento di rigenerazione culturale, funzionale, inclusiva e paesaggistica che coniuga l’apertura delle collezioni alla collettività con l’eccellenza dell’architettura e dell’ingegneria contemporanea”, riporta le associazioni sul piede di guerra. Nell’eventualità che si realizzi il nuovo edificio, spiega la nota di protesta “va spiegato se lo si vuole utilizzare per dirottare una parte delle opere d’arte esposte nel Villino Borghese per poter raddoppiare i tempi di visita e gli ingressi dei visitatori. Soluzione che appare impossibile considerato che la Galleria Borghese non è un museo ma una antica e straordinaria collezione d’arte privata acquistata dallo Stato che deve rimanere indissolubilmente integra, con gli ampliamenti già realizzati e con possibili miglioramenti per l’accessibilità nell’ambito dell’edificio stesso”.

Gli obiettivi del concorso di idee per Galleria Borghese. Non per forza si realizzerà un nuovo edificio
Una lunga premessa necessaria a comprendere la genesi e gli sviluppi futuri dell’operazione che, vista la mediaticità del dibattito, sarà orientata, per volontà delle parti che la promuovono, alla totale trasparenza, e volta persino ad alimentare la discussione pubblica. Come si conviene, del resto, a un concorso di idee.
L’Acquario Romano, sede dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, tiene dunque a battesimo il nuovo incontro – non esente dalle polemiche di cui sopra – che definisce le modalità di gestione e accesso al concorso, pronto per essere ufficialmente avviato.
La competizione di idee “è finalizzata all’acquisizione di una proposta progettuale che risponda alle esigenze del museo e alla domanda di un’offerta culturale accessibile a tutti, tenendo conto dei vincoli di tutela, dell’inserimento paesaggistico e della sostenibilità ambientale. L’obiettivo è esplorare soluzioni di elevata qualità culturale, architettonica e paesaggistica che possano contribuire al miglioramento funzionale del museo e alla valorizzazione del contesto di Villa Borghese”. Dunque non necessariamente la realizzazione di un nuovo edificio – volume eventuale da svilupparsi per una superficie complessiva non superiore ai 3.000 metri quadrati – ma anche un intelligente riutilizzo delle strutture esistenti nel parco pubblico, rifunzionalizzate nel tempo o sottoutilizzate, che gli studi di architettura potranno riprogettare allo scopo. Escluso categoricamente, come già evidenziato più volte e ci mancherebbe altro, qualsivoglia intervento sulla palazzina seicentesca.
Come funziona il concorso di idee per Galleria Borghese
La sfida non è semplice, e per questo si è scelto di sollecitare le migliori menti (e professionisti) del mondo, chiamate a trovare un equilibrio tra storia, inclusione e contemporaneità, problema peraltro comune a molti storici musei internazionali. Dunque il concorso si articolerà in due fasi: una prima preselezione palese, aperta a tutti i professionisti abilitati, singoli o raggruppati, con scadenza per l’invio dossier di candidatura fissata per il 13 novembre 2026 (entro le 12, per via telematica sulla piattaforma certificata CAN – Competition Architecture Network dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia); una seconda fase, in forma anonima, cui accederanno i 5 finalisti selezionati sulla base dell’esperienza del gruppo di progettazione e di un primo approccio metodologico.
Solo i 5 finalisti dovranno dunque presentare, entro il 18 marzo 2027, i propri progetti, dopo aver preso visione anche della mappa e della descrizione dettagliata di tutte le preesistenze che potrebbero essere riutilizzate (dati, questi, che saranno forniti solo nella seconda fase del concorso). Al primo step, necessario principalmente a valutare le referenze e l’approccio metodologico dei candidati, presiederà una commissione interna: i documenti di gara – con i criteri di indirizzo per inquadrare il contesto (cosa si vuole ottenere e i vincoli), il disciplinare con le regole del concorso e i criteri di attribuzione del punteggio che determinerà la graduatoria – saranno online nelle prossime ore. Mentre sarà una commissione di esperti – composta da referenti delle parti coinvolte (Galleria Borghese, MiC, Sovrintendenza, Comune di Roma e Proger), oltre a direttori di musei internazionali ancora da individuare – a valutare i progetti dei finalisti, scegliendo il vincitore, che sarà proclamato entro il 14 maggio 2027 e si aggiudicherà un compenso forfettario di 500.750 euro, come premio e corrispettivo per il completamento del progetto di fattibilità tecnica ed economica presentato, che sarà messo a disposizione del Comune e del Ministero della Cultura se mai volessero realizzarlo. Agli altri 4 finalisti spetterà un premio di partecipazione di 25.000 euro ciascuno.

Limiti e possibilità per migliorare l’accessibilità e la gestione di Galleria Borghese
Quali benefici potrà trarre la Galleria Borghese se il progetto dovesse concretizzarsi (in un orizzonte temporale, è bene ribadirlo, decisamente dilatato, e con il condizionale d’obbligo)? Nel 2025, gli accessi hanno superato le 630.000 unità (+ 86.396 rispetto al 2022, primo anno di ripresa post pandemia), confermando una crescita costante di visitatori, che però sconta i limiti strutturali dell’edificio: “Non possiamo ammettere più di un certo numero di persone. E da quando abbiamo introdotto il biglietto last minute, ci ritroviamo con file enormi di persone fuori dalla Galleria, speranzose di entrare. Certamente non la soluzione ideale”, spiega la direttrice della Borghese, Francesca Cappelletti, ripercorrendo anche le iniziative e i progetti finalizzati negli ultimi anni, soprattutto grazie ai fondi PNRR, per ampliare l’accessibilità (dalle aperture serali alla gestione diretta dei giardini, dalla movimentazione delle opere in deposito alle attività per scuole, case famiglia, pubblico con disabilità organizzate nel giorno di chiusura settimanale del museo, il lunedì, indispensabile per le operazioni di manutenzione ordinaria).
Un impegno che non ha fatto altro che confermare come “guadagnare altri spazi sia prioritario per la vita del museo, non solo per esporre le opere in deposito, ma per offrire servizi più efficienti ai visitatori. E anche per conquistare spazi tecnici: attualmente affittiamo depositi esterni per conservare materiali utili alla gestione del museo, dalle vetrine alle casse per il trasporto delle opere”. E allora tra le funzioni cui dovrà rispondere il progetto si elencano l’allestimento di mostre temporanee, la realizzazione di laboratori per la conservazione e il restauro, aree didattiche, sale conferenze, un nuovo bookshop, servizi di ristorazione, “per una più efficace gestione e distribuzione dei flussi di visita”.
E quando il dibattito torna ad accendersi, è Francesco Rutelli – fervente sostenitore del concorso, oltre che parte in causa in quanto presidente della business unit Art & Culture di Proger, lanciata nel 2025 – a lanciare una provocazione che porta la riflessione oltre i confini di Villa Borghese: “Nei decenni Roma ha conosciuto molte trasformazioni. Quella di cui stiamo parlando, tra l’altro potenziale, sta conoscendo un processo di confronto pubblico trasparente come pochi altri. Si è forse discusso pubblicamente delle scelte che hanno orientato il progetto di riqualificazione dell’Antiquarium del Celio?”. Parleremo anche di questo.
Livia Montagnoli
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