A Pesaro una mostra riapre la questione del welfare urbano. La lezione dell’architetto Carlo Aymonino

Mentre a Pesaro chiude la mostra dedicata al primo Piano intercomunale adottato in Italia, redatto da Aymonino con il Gruppo Architettura, a Roma viene intitolato un giardino all’architetto e urbanista che fu artefice di una parabola alla quale tornare oggi, in questa fase difficile per le politiche urbane e di welfare

Da pochi giorni a Roma, nel quartiere Esquilino, il giardino di piazza Manfredo Fanti è stato intitolato a Carlo Aymonino (Roma, 1926 – 2010): d’ora in poi la figura dell’architetto e urbanista sarà legata anche a questo spazio pubblico della sua città natale, compreso nell’area della Casa dell’Architettura. “Dedicargli questo giardino significa custodire la memoria del suo contributo alla città e rinnovare l’impegno per la cura degli spazi pubblici, la loro funzione culturale e la qualità della vita di chi li abita”, ha dichiarato il consigliere del Municipio Roma I Centro Niccolò Camponi, promotore e primo firmatario della mozione di intitolazione.

Ricordare l’architetto e urbanista Carlo Aymonino a 100 anni dalla nascita

Proprio il tema della “memoria del suo contributo” ha alimentato nel corso del 2026, a 100 anni esatti dalla nascita, alcune iniziative che ne hanno indagato la produzione e le ricerche condotte nel tessuto urbano italiano. Dalla recente giornata di studi che l’Ordine degli Architetti PPC di Parma ha organizzato per esaminare l’ “influenza di una specificità culturale emiliana, nella scrittura e nell’opera propositiva – architettonica e pittorica” alla mostra L’architettura del welfare a Pesaro. Il piano intercomunale e il Gruppo Architettura di Carlo Aymonino. Quest’ultima, pur avviandosi verso il conclusivo weekend di apertura (fino all’1 novembre), consegna in eredità alla città marchigiana un’eco duratura, che ne oltrepassa la traiettoria temporale. Arriva a cinque anni di distanza da Carlo Aymonino. Fedeltà al tradimento, che fu promossa da Stefano Boeri insieme ai figli di Aymonino e si svolse in Triennale Milano (dal 14 maggio al 22 agosto 2021). Questo nuovo progetto “è stato fatto da un gruppo che coinvolge studiosi, economisti, architetti, storici, urbanisti di generazioni diverse” spiega il curatore, lo storico dell’architettura Manuel Orazi, al quale abbiamo chiesto un bilancio al termine di questa esperienza. Allestita dallo studio STARTT nella chiesa del Suffragio di Pesaro, riannoda i fili della memoria in un luogo fondamentale nella vicenda professionale del progettista. “È qui che con il suo Gruppo Architettura si è potuto esprimere, soprattutto in ambito urbanistico”, ricorda Orazi.

Aymonino e Pesaro: una vicenda architettonica e urbanistica che si rinnova

Docente universitario allo IUAV di Venezia, osservando i cambiamenti in atto nel Paese, a partire dagli Anni Sessanta Aymonino indirizza le sue ricerche attorno all’ipotesi di “una città-territorio”; studia la città di Vienna, con particolare riguardo per le sue politiche di welfare urbano (ancora oggi il 77% degli abitanti vive in alloggi comunali con affitti calmierati). Arriva a Pesaro in quello stesso decennio, in una fase storica segnata dalle metamorfosi del tessuto urbano e sociale conseguenti il boom economico del settore manifatturiero e industriale. Per quasi due decenni, lavora in questo territorio, operando anche insieme al Gruppo Architettura sorto nell’ambiente IUAV (Gianni Fabbri, Gianugo Polesello, Luciano Semerani, Raffaele Panella, tra gli altri). Risale al 1969 il loro Piano intercomunale (fu il primo adottato in Italia e ragiona su una dimensione estesa anche ai comuni limitrofi), al quale seguono il Piano particolareggiato del centro storico e successivi interventi, tra cui il campus scolastico (con tre istituti superiori riuniti insieme e collocati in una zona periferica) e il complesso di edilizia residenziale pubblica casa-parcheggio (1978-1982). “L’esperienza originata dal Piano Intercomunale di Pesaro si è poi articolata in una visione: ovvero nell’utopia concreta di poter modificare una città intera e le sue trasformazioni con un piano organico che riguardasse tutte le sue parti: nuove, vecchie, future. Un modello che si è composto con l’intenzione di un’amministrazione che aveva una tradizione progressista importante e una grande continuità amministrativa”, prosegue Orazi, con riferimento in particolare alla Giunta guidata da Marcello Stefanini, sindaco di Pesaro dal 1970 al 1978.

STARTT e l’eredità architettonica di Carlo Aymonino nella Pesaro contemporanea

Alla base della mostra pesarese, riconosce Orazi, “c’è anche una continuità di ricerca con il precedente lavoro in Triennale, che coincide con un nuovo interesse verso l’edilizia pubblica e il welfare urbano in varie parti del mondo. Sicuramente in Europa e in Italia, ma non solo nel contesto di Milano: il dibattito non si può appiattire solo sulle periferie di Milano, perché abbiamo problemi enormi nelle altre aree del Paese. Questa mostra ribadisce anche il policentrismo delle esperienze architettoniche italiane del Novecento, con i loro pensieri, riflessioni e teorie, ed è quindi un invito ad allargare il campo superando l’appiattimento del dualismo Roma-Milano”. In seno al progetto espositivo, che è accompagnato da un catalogo, si è anche svolto un recente convegno: “Ha partecipato l’ultimo membro in vita del Gruppo Architettura, Gianni Fabbri, 87 anni. Tutto questo – mostra, catalogo, convegno – purtroppo non avviene nei musei nazionali, che spesso non realizzano pubblicazioni e convegni scientifici, politici, culturali ed economici” conclude Orazi. Attivo nel contesto pesarese da alcuni anni – dall’allestimento del Museo Archeologico Oliveriano al recupero del Ridotto del Teatro Rossini, fino al piano di rigenerazione Decumano Carbon Free – STARTT raccoglie simbolicamente il testimone da Aymonino, con un impegno che va oltre l’allestimento della mostra a lui dedicata. Come documentato nel percorso di visita, lo studio si sta occupando della riqualificazione della citata “casa-parcheggio”, nell’ambito del Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare. Nel segno di un auspicato “ritorno ad Aymonino”.

Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Dal 2024 è cocuratrice della newsletter "Artribune Render", dedicata alla rigenerazione urbana a base culturale. Nel 2025 ha…

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