10 interventi e progetti di architettura per riattivare Amatrice e il suo territorio a 10 anni dal terremoto
Nel territorio di Amatrice, con le sue 69 frazioni, si è concluso a 10 anni dal terremoto che ha colpito l’area il progetto di riattivazione degli spazi pubblici coordinato dal collettivo Terremosse. Ecco i dieci interventi realizzati da oltre 200 architetti, designer e studenti provenienti da tutta Europa
Oltre 250 tra architetti, designer e studenti provenienti da tutta Europa, ma anche da Messico, Nicaragua, India, Armenia, Turchia, Palestina, hanno collaborato insieme, per dieci giorni, sui territori colpiti dal terremoto che, nel 2016, colpì duramente il Centro Italia, distruggendo Amatrice e molti dei paesi limitrofi.

Il Collettivo Terremosse per riattivare Amatrice e i suoi spazi pubblici
A dieci anni di distanza, questo team internazionale riunito dal Collettivo Terremosse ha restituito dieci progetti di ricostruzione e attivazione dello spazio pubblico frutto di un processo di ascolto avviato quasi due anni fa, che ha consentito di trasformare le 69 frazioni di Amatrice in una “casa-territorio” e di dare una nuova visione dell’abitare diffuso. A partire dall’ascolto e dal confronto con chi è rimasto, pur dovendo reinventare la propria quotidianità.

I 10 cantieri collettivi di Terremosse x Amatrice
Sin dall’inizio, l’obiettivo del progetto TERREMOSSE x Amatrice – Cantieri collettivi di architettura e riattivazione territoriale, promosso da EASA Italia APS all’interno del network EASA – European Architecture Students Assembly, è stato dimostrare che dopo la distruzione è possibile far emergere una nuova idea di abitare, ad Amatrice come in tutti i territori colpiti da calamità naturali. Dunque attraverso una call internazionale rivolta ad architetti e progettisti, si è chiesto di immaginare interventi architettonici capaci di rispondere alle esigenze della comunità – bisogni semplici, ma fondamentali – che si sono tradotti nei 10 cantieri collettivi condotti dal 2 al 12 luglio scorsi, affiancati da un ricco programma pubblico di talk, conversazioni, musica, performance artistiche, camminate e celebrazioni.

I progetti realizzati da Terremosse nel territorio colpito dal sisma
Tutti i progetti realizzati pongono l’attenzione sulla pianificazione dello sviluppo del territorio, non limitandosi a restituire degli spazi fisici alla comunità. A Casa Casale, nell’omonima frazione, i residenti costretti a trasferirsi altrove, in attesa di una ricostruzione in gravissimo ritardo, possono ora disporre di una nuova struttura lignea dove ritrovarsi per recuperare lo spirito di comunità. A Colli, il Giardino dell’Eremo è stato realizzato in funzione simbolica, attorno alla campana del paese che non ha più suonato dal giorno del terremoto. Nel centro di Amatrice è nato, invece, il piccolo padiglione pubblico Tana Libera Tutti, predisposto per rappresentazioni teatrali e laboratori per bambini, che la loro città non hanno mai avuto modo di conoscerla, e viverla, prima della distruzione. In una piazzetta non troppo distante, ora tavolini e ripiani all’aperto invitano anche a ritrovarsi per mangiare insieme. Al Lago Scandarello, grazie al workshop Breathing Circle è stata realizzata, con la tecnica dei muri a secco, un’ampia seduta circolare composta da frammenti lapidei e pietre abbandonate dal terremoto, che ora diventa un’opera di land art pensata per attivare un dialogo tra il paesaggio, la memoria e la ricostruzione (sempre in prossimità del lago è stato allestito un nuovo luogo di sosta). E ancora, la piazza centrale di Cornillo Nuovo dispone adesso di nuove sedute (Let’s Eat and Seat), Collegentilesco di un palco (S’Arrevot a Terre) con vista sulle montagne per rappresentazioni teatrali e serate di musica, Capricchio di un riparo nei boschi dove poter organizzare feste (Camposaz).
Fondamentale, in questo processo, è stato il ruolo dei guardiani, persone del posto, spesso legate ad associazioni locali, che hanno contribuito a individuare necessità e priorità. Sempre presenti durante i lavori e coinvolti direttamente nelle decisioni progettuali, molti abitanti hanno partecipato attivamente ai cantieri, mettendo a disposizione strumenti, competenze e tempo. Durante la cerimonia conclusiva sono state simbolicamente consegnate loro le “chiavi” degli interventi, a sancire il passaggio tra chi ha progettato e costruito le opere e chi continuerà a custodirle e a viverle nel tempo.
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati