L’architetto cileno Smiljan Radić Clarke vince il Pritzker Architecture Prize 2026
La più alta onorificenza internazionale del settore architettura torna a premiare un progettista cileno, a dieci anni esatti dal successo di Alejandro Aravena, presidente della giuria anche in questa edizione
Nell’estate 2014, un guscio traslucido in fibra di vetro campeggiava sul prato dei Kensington Gardens, a Londra; a fargli da basamento era un primordiale anello di pietre di grandi dimensioni. Con questa struttura – temporanea, ma non esattamente effimera, in parte permeabile alla luce, in parte opaca, né del tutto aperta né chiusa – l’architetto cileno (allora 48enne) Smiljan Radić Clarke debuttava nel Regno Unito come progettista dell’ambito Serpentine Pavilion. A dodici anni da allora, è proprio lui a ricevere il Pritzker Architecture Prize 2026. La più alta onorificenza del settore gli viene attribuita perché “in ogni sua opera, è in grado di rispondere con radicale originalità, rendendo ovvio ciò che non è ovvio. Ritorna ai fondamenti più irriducibili dell’architettura, esplorando allo stesso tempo limiti che non sono ancora stati toccati”, come spiega il connazionale Alejandro Aravena, presidente della giuria del riconoscimento (anche in questa edizione) e, a sua volta, Pritzker Prize 2016.

Storia dell’architetto Pritzker Architecture Prize 2026 Smiljan Radić Clarke
Un anno dopo il cinese Liu Jiakun, il Pritzker Prize volge dunque lo sguardo verso il Sud America. Smiljan Radić Clarke è nato a Santiago del Cile nel 1965, figlio di una coppia di immigrati di origini europee: le radici paterne sono in Croazia, a Brač, quelle materne nel Regno Unito. All’adolescenza risale il primo, casuale incontro con l’architettura: a quattordici anni, a scuola, gli viene assegnato il compito di progettare un edificio. La sua formazione si svolge nella capitale cilena, alla Pontificia Università Cattolica del Cile dove si è laureato nel 1989, non prima però di un periodo formativo trascorso in larga parte altrove. Inclusa la città di Venezia, scelta per studiare storia all’Università IUAV. Nel 1995 fonda il suo studio, realtà professionale di base a Santiago, deliberatamente mantenuta negli anni alla “scala intima”. Come ha evidenziato Aravena, Smiljan Radić Clarke ha infatti scelto di sviluppare la sua pratica “in un contesto di circostanze implacabili, ai confini del mondo, con pochi collaboratori”, riuscendo in questa peculiare condizione a “condurci fino al nucleo più profondo dell’ambiente costruito e della condizione umana”.

I progetti dell’architetto Smiljan Radić Clarke
Scorrendo la lista dei progetti realizzati dal Pritzker Prize 2026, il Cile emerge come suo territorio d’elezione. Sebbene le “incursioni” in particolare in Europa non siano mancate – attualmente sta costruendo la Park Side Alidemi Tower di Tirana, il Solo Hotel di Matarraña, in Spagna, il complesso residenziale svizzero Housing Andermatt, per citare alcuni dei cantieri in corso alle nostre latitudini – Radić lega gran parte della sua produzione al paese d’origine. Coraggiosi interventi temporanei, abitazioni private, ristoranti, una cantina vinicola, interventi in edifici per la cultura (come l’ampliamento del Museo Cileno di Arte Precolombiana, in un’architettura di impronta coloniale del Settecento nel centro storico di Santiago, o il Teatro Regional del Biobío, un volume in acciaio rivestito in policarbonato semitrasparente eretto sulla riva del fiume che bagna la città di Concepción) compongono una polifonia dei suoi lavori, tutti svincolati da definizioni univoche e, soprattutto, distanti dalla propensione alla ripetizione. Per la giuria del Pritzker Prize 2026 “gli spazi che crea sono spesso ambigui, a volte persino inquietanti, mai predefiniti. Resistono alla comprensione completa attraverso un unico punto di vista, ed è proprio questa resistenza che restituisce profondità e complessità all’architettura”.

L’architettura secondo Smiljan Radić Clarke e la sua cappella a Venezia
“Se l’architettura dà forma ai modi in cui le persone vivono, il lavoro di Radić produce esperienze spaziali che risultano al tempo stesso sorprendenti e del tutto naturali. Sono sorprendenti nella loro flessibile capacità di combinare, mettere in discussione e smantellare tipologie consolidate; naturali nel modo in cui emergono sia dalla sua storia personale che da quella di coloro che abiteranno i suoi edifici. Pur rispondendo pienamente alla sua funzione, ogni progetto contiene un elemento di imprevedibilità: vivere gli edifici di Smiljan Radić significa stimolare e alimentare la propria curiosità”, prosegue ancora la motivazione della commissione. Non da ultimo, va segnalata la scelta di Radić di istituire, nel 2017, la Fundación de Arquitectura Frágil, ospitata nel suo studio a Santiago. Forte di decine di riconoscimenti su scala globale e presente con i suoi lavori in importanti mostre internazionali (porta la sua firma anche una delle cappelle realizzate dalla Santa Sede sull’Isola di San Giorgio Maggiore, in occasione della Biennale Architettura 2018), attraverso questa realtà vuole sostenere “l’architettura sperimentale che sfida i confini disciplinari”. Di conseguenza, la sua fondazione promuove mostre, workshop e ricerche, dando prova con la sua azione culturale di intendere l’architettura come pratica collettiva, in evoluzione, pienamente consapevole della condizione di vulnerabilità che permea le nostre esistenze.
Valentina Silvestrini
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