Nei Giardini della Biennale di Venezia apre il nuovo Padiglione Centrale: “Una riscrittura più che un restauro”
Dopo i 16 mesi di lavori, finanziati con 31 milioni di euro, lo storico Padiglione Centrale ai Giardini entra in una nuova fase, nel segno dell’architettura essenziale e atemporale dello Studio Labics
Restano fuori dalle porte del rinnovato Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale di Venezia le polemiche che nelle ultime settimane hanno generato frizioni tra l’istituzione lagunare e il Ministero della Cultura, in relazione all’annunciata partecipazione della Russia. A prevalere, almeno oggi, è la soddisfazione per il completamento – nei tempi previsti – dell’intervento finalizzato alla completa riqualificazione del Padiglione Centrale, finanziato con 31 milioni di euro di fondi pubblici. Sviluppato dal raggruppamento temporaneo di professionisti composto da BUROMILAN – Milan Ingegneria S.p.A. (mandataria), Labics e arch. Fabio Fumagalli per l’architettura (con ia2 Studio Associato per impianti e prevenzione incendi, il geologo Francesco Aucone e la direzione lavori affidata all’ingegnere Massimiliano Milan), il progetto apre una nuova fase per la storica struttura, ridefinendone percorsi interni, connessioni visive, identità materica e, soprattutto, relazione con l’intorno e con la luce naturale.

A Venezia è stato riqualificato il Padiglione Centrale ai Giardini
Eretto tra 1894 e il 1895 per ospitare la prima Esposizione Internazionale d’Arte, quello che un tempo era il Palazzo Pro Arte è stato oggetto di lavori senza precedenti, a partire da dicembre 2024: fino a ora, infatti, i suoi circa 5.450 mq erano stati rinnovati solo attraverso azioni puntuali e circoscritte. L’operazione condotta a termine negli ultimi 16 mesi, che ha comportato la chiusura dell’edificio in occasione della 19. Mostra Internazionale di Architettura, restituisce un organismo sobrio, essenziale, coerente, funzionale ai futuri usi allestitivi, più permeabile che in passato. “Non si è trattato di un restauro, ma di una riscrittura”, precisa l’architetta Maria Claudia Clemente dello studio Labics, chiarendo alcune delle peculiarità tecniche delle rinnovate sale espositive, del tutto libere da ingombri e coronate da nuove coperture. A partire dagli impianti tecnici, ora integrati nell’involucro edilizio e celati nel nuovo sistema di pareti, a loro volta uniformate dal colore bianco. A marcare il passaggio da una sala all’altro è un rivestimento in alluminio alveolare, che genera una precisa scansione ritmica nella successione spaziale.

Il progetto di Labics per il Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale di Venezia
Le novità non si esauriscono nelle aree propriamente espositive, ovvero quelle che, a partire dal prossimo 9 maggio, accoglieranno parte della mostra In Minor Keys di Koyo Kouoh, in occasione della Biennale Arte 2026. Oltre a queste, alla sala polifunzionale e al bookshop, la ristrutturazione ha infatti riguardato anche la caffetteria: contraddistinta da interni raffinati, sospensioni in vetro (sempre su disegno di Labics), nonché da più generose aperture vetrate sull’area dei Giardini e lungo il Canale, sembra avere tutte le carte in regola per assolvere al suo ruolo. In legno lamellare carbonizzato e pannelli X-LAM sono state poi realizzate le due strutture esterne (in corrispondenza della caffetteria e della sala polifunzionale): addizioni misurate, ma funzionalmente strategiche, per le quali il team di Labics dichiara di aver tratto ispirazione dalle altane veneziane ed evoca la sensibilità progettuale di Carlo Scarpa.
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Il primo banco di prova del nuovo Padiglione Centrale? La chiacchieratissima Biennale Arte 2026
Presentando l’intervento, l’architetta Arianna Laurenzi, a capo del settore Progetti Speciali della Biennale, ha infine dichiarato come l’obiettivo sia ora quello conseguire la certificazione LEED® (Leadership in Energy and Environmental Design) livello Gold. Per la ristrutturazione del Padiglione Centrale sono state del resto adottate strategie finalizzate a questo traguardo, in termini di efficientamento energetico e sostenibilità. Prova ne sono, tra le altre misure, i nuovi lucernari, realizzati con vetro fotovoltaico e vetro diffondente: oltre ad assicurare illuminazione naturale uniforme (laddove richiesto, possono invece essere oscurati con tende motorizzate) contribuiscono alla produzione energetica dell’edificio. Ora l’attesa è tutta rivolta alla Biennale Arte 2026, quando per la prima volta questi ambienti saranno chiamati a dimostrare versatilità ed efficienza come richiesto agli spazi destinati ad accogliere continui riallestimenti.
Valentina Silvestrini
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