Da carcere a museo: ipotesi sul futuro di San Vittore a Milano

Nel mondo sono innumerevoli gli esempi di strutture carcerarie trasformate in spazi verdi, hotel e spazi espositivi. Fare da propaggine a uno dei più grandi musei scientifici d'Europa potrebbe forse essere il modo migliore per convertire gli spazi del carcere San Vittore, qualora questo venisse dismesso.

Le recenti dichiarazioni a proposito dell’inadeguatezza della struttura carceraria di San Vittore, un raro caso di carcere non ancora dismesso situato in pieno centro città, a Milano, hanno creato un dibattito rispetto al potenziale futuro dell’area. Vale forse la pena intraprendere uno sforzo di fantasia per valutare appieno le potenzialità di una struttura di oltre 50mila metri quadrati. L’area di San Vittore è tutta inscritta all’interno delle Mura spagnole, che per secoli hanno cinto il centro del capoluogo lombardo. Se guardiamo al resto del mondo, numerosi sono i casi in cui le carceri, costruite dapprima in periferia e in seguito inglobate nel centro urbano, sono state trasferite nuovamente nelle zone periferiche, consentendo la riqualificazione dell’area. In alcuni casi le carceri sono state trasformate in parchi urbani, come è successo a Buenos Aires, in Argentina, dove la prigione della Penitenciaría Nacional, dismessa nel 1962, è stata utilizzata come gradevole spazio verde.

Banksy, Carcere di Reading

Banksy, Carcere di Reading

EX CARCERI IN GIRO PER IL MONDO

È un’ipotesi che è stata presa in considerazione anche dal blog Urbanfile, che evidenzia come talune carceri sono divenute hotel di successo, come nel caso del Van der Valk Hotel Het Arresthuis a Roermond o il bizzarro Clink78 Hostel di Londra. Ma gli esempi di felice riconversione non mancano di certo, ampliando lo sguardo: in Australia, in un sobborgo di Melbourne, troviamo l’immensa HM Pentridge Prison di Coburg, il cui ingresso è costituito, come per San Vittore, da una sorta di castello di stile neogotico inglese risalente al 1851 e chiuso nel 1997. Numerosi edifici sono tutelati e saranno conservati, ma la struttura diventerà presto un punto nevralgico commerciale e residenziale in mezzo al verde. A volte il carcere, da luogo di prigionia, può tramutarsi in luogo di istruzione: a questo proposito è impossibile non menzionare la trasformazione dell’ex carcere di Louviers in Francia, che oggi è un delizioso connubio di architettura antica e contemporanea e ospita la Scuola di Musica della cittadina della Normandia. Spostandoci in Inghilterra, invece, troviamo il carcere di Reading, famoso per aver ospitato il poeta irlandese Oscar Wilde tra il 1895 e il 1897 per una condanna (oggi inconcepibile) per un delitto di sodomia. Il letterato irlandese dedicò al carcere anche la celeberrima The Ballad of Reading Gaol, e sarebbe ben lieto di sapere che la triste struttura dove fu recluso venne chiusa nel 2014. Le intenzioni sono quelle di utilizzarla in futuro come spazio culturale. Addirittura Banksy, il popolare street artist, ha realizzato una sua opera all’esterno dell’ex carcere: un prigioniero che fugge calandosi con una corda ottenuta intrecciando le coperte.

Museo Nazionale del Bargello dopo il restauro

Museo Nazionale del Bargello dopo il restauro

BARGELLO E MURATE A FIRENZE

E in Italia a quali esempi possiamo guardare? C’è il caso del Bargello a Firenze, che dalla fine del Cinquecento fino al 1857 ospitò un carcere, prima di essere restaurato e ospitare il museo di arti decorative e scultura. I detenuti vennero trasferiti dal Bargello al nuovo carcere delle Murate. Questa prigione venne utilizzata fino al 1985 e dal 2001 divenne oggetto di un ambizioso progetto di riconversione da 14500 metri quadrati: oggi il complesso delle Murate ospita edilizia popolare e un vincente mix di servizi commerciali e culturali, studi d’artista e laboratori.
Insomma, gli esempi a disposizione sono innumerevoli, ma cosa fare a San Vittore? La risposta più indicata per la realtà milanese forse è quella implicita nella domanda che si pone il già citato blog Urbanfile: “Qualcuno tempo fa ipotizzava anche il riutilizzo degli spazi per la creazione di un museo, ma bisognerebbe prima valutare sicuramente quali possano essere i contenuti”.

Ipotesi San Vittore e MUST Milano

Ipotesi San Vittore e MUST Milano

IL FUTURO DI SAN VITTORE

Valutiamo dunque quali potrebbero essere i contenuti: a breve distanza dal “futuro ex carcere di San Vittore” troviamo uno dei più grandi musei d’Italia, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, il primo e più importante museo scientifico in Italia e uno dei più noti in Europa. Eppure i musei hanno sempre fame di spazio, e alcuni hanno già da tempo intrapreso un percorso di ampliamento dell’area espositiva in padiglioni tematici “satellite”, come il Deutsches Museum di Monaco di Baviera, che ha ben tre strutture dislocate annesse: quella di Bonn è aperta sin dal 1995 ed è dedicata alla ricerca tecnologica e scientifica tedesca recente, in Baviera sono presenti invece due distaccamenti: il Verkehrszentrum, tutto dedicato ai trasporti, e  il Flugwerft Schleissheim, che ospita su un’area di circa 8000 metri quadrati un’ottantina di velivoli, offrendo al visitatore una sensazione simile a quella del National Air and Space Museum di Washington, D.C.
Il Riverside Museum di Glasgow, in Scozia, aperto nel 2011, è uno straordinario edificio progettato dall’archistar Zaha Hadid davanti alla confluenza dei fiumi Kelvin e Clyde: questo modernissimo museo ospita una collezione di oltre tremila veicoli del Riverside Museum of Transport, uno dei più grandi nel suo genere al mondo.
A Milano è invece ancora ben lontano dall’essere realizzato l’auspicato museo dei trasporti di ATM, l’azienda trasporti della metropoli lombarda. Non vediamo un luogo più indicato che l’area lasciata libera in futuro dal carcere di San Vittore per accogliere un grande ipotetico Padiglione ATM dedicato alla ricca collezione del parco veicoli storici ATM. A questo potrebbe aggiungersi un altro padiglione tutto dedicato alle attività divulgative del Museo della Scienza e della Tecnologia, nonché alle Collezioni di Studio utilizzando le risorse dei ricchissimi depositi museali, mantenute aperte al pubblico.

Vetrina con le tute spaziali della sezione Spazio e Astronomia foto di Paolo Soave ©ArchivioMuseoNazionaleScienzaTecnologia

Vetrina con le tute spaziali della sezione Spazio e Astronomia. Photo Paolo Soave ©ArchivioMuseoNazionaleScienzaTecnologia

IL PATRIMONIO DEL MUSEO DELLA SCIENZA E DELLA TECNOLOGIA

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia conserva tesori unici, come ad esempio il bancone di lavoro e alcuni strumenti originali risalenti ai primi Anni Quaranta del premio Nobel Giulio Natta, che inventò un materiale plastico, il polipropilene, dagli infiniti utilizzi commerciali, alcune delle prime plastiche sperimentali, al tempo particolarmente innovative, provenienti dalla Collezione Montedison, la tuta di volo degli astronauti Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti, un frammento lunare, ma anche una collezione di grammofoni del tenore Enrico Caruso o la documentazione fotografica del recupero delle navi romane forse dell’imperatore Caligola, recuperate tra il 1928 e il 1932 dal lago di Nemi grazie alle pompe idrovore dell’imprenditore piacentino Guido Ucelli, che del museo diventerà nel 1953 il fondatore e il primo direttore. Per il museo venne scelta nel 1947 l’area dell’ex Monastero degli Olivetani, trasformato in Caserma Villata, che subì ingenti danni durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Oggi il museo ha un patrimonio di circa 20mila beni tecnico-scientifici o artistici, di cui 2700 esposti, la bellezza di 250mila tra fotografie e documenti audiovisivi e una biblioteca da 55mila volumi. Periodicamente vengono inoltre organizzate visite guidate alla scoperta dei depositi con il progetto Collezioni di Studio, che permette l’accesso alle migliaia di oggetti custoditi nel cuore del museo, al di sotto del Padiglione Aeronavale.
Collezioni di Studio è un’area dedicata a funzioni di conservazione, studio e ricerca su oggetti afferenti a numerosi ambiti tecnico-scientifici. Si sviluppa su una superficie di 2800 metri quadrati e accoglie circa 7800 beni. È un contesto vivo, in costante evoluzione, dove s’intrecciano esperienze e competenze diverse. Un luogo intimamente connesso a significati profondi dell’istituzione museale. Il lavoro fatto finora ha permesso di renderne visitabile un’ampia porzione e ci auguriamo che questo contribuisca a offrire una visione ulteriormente articolata della realtà in cui lavoriamo ogni giorno”, spiega Marco Iezzi, Curatore Trasporti e Responsabile Depositi del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. Tra i manufatti custoditi dal museo scopriamo oggetti incredibili come la Vespa da Record (l’aerodinamica Vespa Siluro, rivale della Lambretta Siluro, anch’essa nel patrimonio del museo), il supercomputer Cray X-MP, ma anche cicli e motocicli storici e oggetti piccoli e grandi che hanno segnato lo sviluppo tecnologico del nostro Paese e del mondo.

Vespa e Lambretta Siluro nei depositi del MUST

Vespa e Lambretta Siluro nei depositi del MUST

DA SAN FRANCISCO A MILANO

Sarebbe bello anche dotare Milano e il MUST di ulteriori spazi (oltre a quelli già realizzati come gli eccellenti iLab) modellati su quel fenomenale progetto divulgativo che è l’Exploratorium a San Francisco, creazione di Frank Oppenheimer, fratello del più celebre Robert del progetto Manhattan e candidato tre volte al premio Nobel per la fisica. L’Exploratorium è un museo esclusivamente interattivo e privo di collezioni permanenti, basato sul modello Hands on”, estremamente istruttivo per chi ha la fortuna di visitarlo. Fondato nel 1969, è rimasto nel Palace of Fine Arts fino al 2013, quando si decise di trasferirlo negli spazi del molo 15 e 17 dell’Embarcadero della città. Questo destino potrebbe essere riservato ad alcuni bracci e alla rotonda centrale della struttura storica di San Vittore, realizzato tra il 1867 e il 1879 dall’ingegner Francesco Lucca. Oggi, va detto, l’edificio è tutelato per lo meno nel suo impianto generale costituito dai tre edifici: l’avancorpo neogotico, il corpo intermedio e l’edificio a sei raggi. Nella scheda (numero di catalogo generale: 03269163, elaborata il 15 maggio 2008) non si menzionano tutele sull’architettura interna, che risulta quindi suscettibile di trasformazioni e adeguamenti funzionali. Certamente parte dell’area un domani dismessa di San Vittore potrà essere utilizzata per strutture miste residenziali/commerciali e finanziare così l’intervento di grande scala, a patto però di mantenere prioritaria la vocazione culturale della superficie in questione.
Tutto questo progetto, sotto l’attenta gestione del MUST, potrebbe contribuire a proiettare il Museo della Scienza e della Tecnologia ancora di più nell’empireo dei grandi musei scientifici del mondo, tramutandolo in un vero e proprio distretto museale dedicato alla scienza e alla tecnologia.

Thomas Villa

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