Giunto in Sardegna negli Anni Sessanta, Alberto Ponis è senza dubbio uno dei progettisti che hanno maggiormente contribuito a realizzare i sogni estivi degli italiani. Sull’isola e non solo

Nella calma primaverile di Palau, in quella stessa quiete che colpì Alberto Ponis (Genova, 1933) al suo primo sbarco in Sardegna, troviamo la casa-studio dell’architetto. In questa stagione, giungendo da Olbia, non si può che restare affascinati dalla coloratissima vegetazione, una densa e profumata macchia policroma, che dalle colline scende a lambire le coste. L’aria cristallina rivela nitido l’arcipelago maddalenino e in lontananza, oltre l’irregolare superficie del granito, quella “pelle rugosa di un animale preistorico” – come la definisce Ponis –, si scorge la Corsica.

Alberto Ponis, Il soggiorno di casa Magri. Photo credits Giuseppe Galbiati
Alberto Ponis, Il soggiorno di casa Magri. Photo credits Giuseppe Galbiati

L’ARCHITETTURA SECONDO PONIS E ZALAFFI

Qualche colpo di battente e dietro a un grosso portone verde ci danno il benvenuto Alberto Ponis e Annarita Zalaffi, moglie e associata. Percorriamo un breve corridoio e dal soggiorno siamo direttamente condotti allo studio. Questo luogo, che un tempo accoglieva i letti a castello per i figli, si è trasformato in archivio personale e custodisce oggi le memorie di operosi anni di lavoro. Si tratta di pubblicazioni, dipinti a olio, ma anche di conchiglie, coralli e pietre locali. Accanto a questi un modesto pensile in legno conserva, in rigoroso ordine alfabetico, i disegni originali di oltre 250 progetti. Per Ponis ogni casa è unica e irripetibile, pensata in stretta relazione con il terreno dove è radicata. Il progetto non può che nascere da una profonda familiarità con il sito, raggiungibile solo grazie all’attività fisica del rilievo, del disegno e ridisegno. Ci racconta che si tratta di interi mesi di lavoro spesi a guardarsi in giro, a prendere nota delle dimensioni di ogni roccia, della tipologia di essenze e soprattutto delle visuali: il paesaggio diviene l’ospite d’onore delle sue case. È questa l’attitudine al disegno che Ponis fa risalire ai tempi degli studi a Firenze e che da lì non abbandonerà mai.

Alberto Ponis, Loggia interna a casa Magri. Photo credits Giuseppe Galbiati
Alberto Ponis, Loggia interna a casa Magri. Photo credits Giuseppe Galbiati

I PRIMI PROGETTI DI PONIS

Conservati sotto la lettera M, Alberto e Annarita estraggono dal pensile i rotoli di Casa Magri, una tra le primissime ville che l’architetto realizzò a Porto Rafael, poco distante da Palau. Si tratta di piante, prospetti e sezioni alla scala 1:50, di disegni essenziali, come richiedevano a quell’epoca gli uffici tecnici comunali. Gli inserimenti prospettici arriveranno più tardi, a partire dagli Anni Settanta, e molti dettagli costruttivi venivano spesso decisi in cantiere insieme alle maestranze locali. Già dai primi schizzi colpiscono la chiarezza concettuale e la comprensibilità visiva dell’impianto, frutto di un attento studio compositivo. La casa appare come la disposizione fisica di piccoli agglomerati, volumi semplici rappresentati quali elementi quasi autonomi, che grazie a cerniere di raccordo ritrovano una loro intima continuità.

Alberto Ponis, Schizzi iniziali per casa Magri. Photo credits Archivio Privato Alberto Ponis
Alberto Ponis, Schizzi iniziali per casa Magri. Photo credits Archivio Privato Alberto Ponis

LA SCOPERTA DEGLI ARCHETIPI ABITATIVI SARDI

Questo atteggiamento discreto rivela in nuce il retaggio della più semplice ed elementare abitazione sarda: lo stazzo, la sobria dimora dei pastori galluresi. Ma se tipicamente le stanze dello stazzo si dispongono in maniera lineare, in Casa Magri esse sono organicamente poste a semicerchio, ad abbracciare un luminoso patio interno. Ecco allora che l’eredità dello stazzo non si osserva tanto nell’emulazione di forme tradizionali, quanto piuttosto nella sobrietà delle geometrie, negli accostamenti dei volumi, nei giusti rapporti con gli elementi naturali e con il terreno costruito. La scoperta dello stazzo sarà per Ponis la chiave per interpretare un paesaggio talvolta ostile, ma al tempo stesso fragile, senza concessioni a stili d’importazione neomoreschi, provenzali o californiani. È curioso notare come anche la loggia riveli i caratteri di un’altra tipologia vernacolare: la casa con cortile del Campidano. Questa soluzione, ampiamente ripresa negli anni successivi, permette di godere al contempo di casa e natura in un clima di piena riservatezza. È così che Casa Magri, con i suoi molteplici riferimenti culturali si pone come un progetto di cerniera nella carriera di Alberto Ponis tra le prime case “un po’ marziane” – come lui stesso definisce la Casa Altura – e le ville più riuscite dei decenni a venire.

Alberto Ponis, Villa a Scilla. Photo credits Archivio Privato Alberto Ponis
Alberto Ponis, Villa a Scilla. Photo credits Archivio Privato Alberto Ponis

L’ULTIMO PROGETTO: LE VILLE A SCILLA

Non più su lucidi, ma con disegni digitali – i primi e gli unici nella carriera dell’architetto –, solchiamo il Mediterraneo, per giungere in Calabria, a Scilla. Qui, con una magnifica vista mare, sorgono due ampie ville (tre nelle intenzioni iniziali), ultimo progetto dell’architetto sardo-ligure. Come nei primi disegni anche le versioni digitali, sempre accompagnate da colorati schizzi, mostrano un’instancabile cura nella rappresentazione del terreno e delle preesistenze naturali, che siano esse rocce, piante o curve di livello. Le due case sono realizzate con gli stessi principi delle opere isolane: predilezione per materiali locali e colori terrosi. A cambiare è il luogo, non lo spirito. Così, ancora una volta, è la scelta del dove a condizionare il come della costruzione. Esternamente, a differenza delle ville sarde, dove Ponis preserva intatto e selvaggio l’elemento naturale, il disegno del verde è visibilmente curato dalla mano sicura dei giardinieri e acquista una dimensione più umana, forse più per desiderio dei proprietari che dello stesso architetto. A livello compositivo si consolida a Scilla la scelta di una disposizione a corte, ritenuta ormai ideale per i climi caldi delle nostre coste. Tutti i volumi abbracciano fluidamente il patio interno e tra essi, come notato altrove da Sebastiano Brandolini, il soggiorno occupa una posizione baricentrica, in diretta continuità spaziale e visiva con la loggia e la veranda sul mare. Tutte le stanze sono riunite al di sotto di un articolato tetto, che, su lezione del padre, Alberto preferisce a falde piuttosto che piano.
La sua struttura lignea, che di scorcio appare come un intrecciato origami, è lasciata all’interno naturale e a vista. Ecco allora che in Calabria, con oltre cinquant’anni di carriera alle spalle, Ponis si serve di un metodo progettuale consolidato, capace di mostrare intatta quella personalissima – e quasi ossessiva – cura per il genius loci proprio di ogni sito.

Il pensile a muro che raccoglie i progetti di Alberto Ponis. Photo credits Giuseppe Galbiati
Il pensile a muro che raccoglie i progetti di Alberto Ponis. Photo credits Giuseppe Galbiati

LA CASA-STUDIO A PALAU

Prima di ripartire Annalisa e Alberto ci accompagnano alla scoperta della loro casa-studio, costruita davanti al porto di Palau, su un lotto stretto e lungo, parte di una vigna abbandonata, pienamente rispettata nelle sue caratteristiche naturali. Percorrendone gli spazi si coglie immediatamente la sua grande peculiarità: la casa non racconta solo la storia personale dell’architetto, ma è divenuta nel tempo depositaria dello spirito delle sue numerosissime opere. E così ci si imbatte nell’immancabile loggia o si gode della brezza marina da una veranda sul mare. All’interno si apprezza la luminosità dell’ampio salotto a doppia altezza, rigorosamente in posizione baricentrica e dotato di camino. E ancora, le terrazze dei piani superiori offrono meravigliose vedute sulla Maddalena. Ma a ben notare questo spirito non si esprime solo per caratteri architettonici, bensì anche attraverso i numerosissimi oggetti cari ai suoi abitanti.
Riconosciamo le personali sedie in paglia, disegnate da Alberto e che abitano quasi tutte le sue ville; scopriamo lampade metalliche create a partire dai macchinari della MITA, la Manifattura Italiana Tessuti Artistici di fondazione paterna. Quella stessa azienda, che su disegno di Sironi, Depero e Martini, produsse le colorate stoffe che coprono oggi i grossi cuscini del salotto di Palau. Ci colpisce infine un oggetto più minuto, quasi frugale. Si tratta di una pietra che catturò l’attenzione di Ponis nel 1972, quando lavorava in Costa Paradiso. L’oggetto, che l’architetto rileva e ridisegna meticolosamente in diverse angolazioni, è conservato al pari di una preziosa scultura. Ed è proprio il trattamento riservato a questa sorta di piccolo meteorite caduto dal cielo che dimostra definitivamente quella cura per il dettaglio più minuto, quell’attenzione per l’elemento naturale, quell’amore per la superficie dell’oggetto, che caratterizzano in maniera inconfondibile tutte le opere di Alberto Ponis.

Giuseppe Galbiati

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Giuseppe Galbiati
Nato a Monza nel 1995 e laureato in Ingegneria Edile – Architettura presso il Politecnico di Milano, Giuseppe Galbiati è dottorando all’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne e all’Università Cattolica di Lovanio. La sua attività di ricerca e progettuale mira alla salvaguardia e al recupero architettonici, con un’attenzione particolare per l’epoca moderna. È autore di pubblicazioni e contributi scientifici a livello internazionale e partecipa attivamente agli eventi culturali dedicati all’architettura.