L’Africa sarà protagonista della prossima Biennale di Architettura

“Utilizziamo l’Africa come luogo specifico da cui guardare al resto del mondo. Ma la prossima Biennale Architettura non sarà una mostra sull’Africa”. Parla Lesley Lokko

Accra, Festus Jackson Davis
Accra, Festus Jackson Davis

Come ampiamente prevedibile l’architetta, docente di architettura e scrittrice Lesley Lokko – prima curatrice di diretta nomina del Presidente Roberto Cicutto –, punta ad assegnare un ruolo di primo piano al continente più giovane del pianeta nella “sua” Mostra Internazionale di Architettura. E il motivo non va rintracciato esclusivamente nella sua biografia. Nata a Dundee, per metà ghanese e per metà scozzese, con all’attivo esperienze di formazione e professionali fra Europa, Stati Uniti, Australia e Africa, la fondatrice (e attuale direttrice) dell’African Futures Institute diAccra, tracciando le primissime linee guida della kermesse lagunare ricorda a tutti che “c’è un luogo in cui tutte le questioni di equità, risorse, razza, speranza e paura convergono e si fondono. L’Africa. A livello antropologico, siamo tutti africani. E ciò che accade in Africa accade a tutti noi”. La scelta di adottare questa specifica area del mondo come “punto di vista privilegiato” per esaminare la scena architettonica internazionale appare dunque quasi un passaggio storico necessario, non più procrastinabile. Con tutti i discorsi sulla decarbonizzazione è facile dimenticare che i corpi neri sono stati le prime unità di energia ad alimentare l’espansione imperiale europea che ha plasmato il mondo moderno”, afferma senza mezzi termini Lokko. Avviene, ed è impossibile non rilevarlo, nell’anno del Pritzker Architecture Prize a Diébédo Francis Kéré, il primo architetto africano a ottenere il massimo riconoscimento mondiale della disciplina. Si pone, inoltre, in coerenza con la sempre più sentita (e capillarmente diffusa) volontà di ridefinire prospettive, assetti, visioni, geografie superando definitivamente un approccio fondato sulla centralità di Europa (e Stati Uniti).

IL LABORATORIO DEL FUTURO È IL TITOLO DELLA BIENNALE ARCHITETTURA 2023

Selezionata da Cicutto su una rosa di candidati “per la sua sicurissima calma”, oltre che per il suo coraggio, la determinazione e per la capacità di garantire un punto di vista inedito, Lokko lega la Biennale Architettura 2023 al titolo-tema “Il Laboratorio del futuro”. Una definizione che, in prima battuta, descrive l’attuale condizione dell’Africa. “Siamo il continente più giovane del mondo, con un’età media pari alla metà di quella dell’Europa e degli Stati Uniti e di un decennio più giovane dell’Asia. Siamo il continente con il più rapido tasso di urbanizzazione al mondo, con una crescita di quasi il 4% annuo. Questa crescita rapida e in gran parte non pianificata avviene generalmente a spese dell’ambiente e degli ecosistemi locali, il che ci pone di fronte al cambiamento climatico sia a livello regionale che planetario. Rimaniamo il continente con il tasso più basso di vaccinazioni, pari ad appena il 15%, eppure abbiamo registrato il minor numero di morti e infezioni con un margine significativo che la comunità scientifica non riesce ancora a spiegare”, precisa la curatrice, chiamando (forse) in causa alcuni ambiti tematici di interesse architettonico e urbanistico che potrebbero essere protagonisti della sua mostra centrale.

Accra Festus Jackson Davis # 02
Accra Festus Jackson Davis # 02

UNA MOSTRA DI ARCHITETTURA CONCEPITA COME UNA BOTTEGA ARTIGIANA

Per Lokko, inoltre, è la stessa Biennale di Venezia a costituire “una sorta di laboratorio del futuro”, grazie alla sua capacità di far convergere in un unico luogo un’intera comunità di professionisti, sollecitandoli su questioni che incidono nel destino della collettività. Della dimensione laboratoriale, che specie in questa fase storica rimanda alla sperimentazione scientifica e all’ambito medico, la curatrice offre poi una lettura aperta, inclusiva, collaborativa. A tal punto da indicare: “Pensiamo alla nostra mostra come a una sorta di bottega artigiana, un laboratorio in cui architetti e professionisti provenienti da un ampio campo di discipline creative tracciano un percorso fatto di esempi tratti dalle loro attività contemporanee che il pubblico, composto da partecipanti e visitatori, potrà percorrere immaginando da sé cosa può riservare il futuro”. Bocche cucite, per ora, sui contenuti, sulle sezioni, sui progettisti invitati e sulle eventuali “linee guida” per i team curatoriali dei padiglioni nazionali.

L’ARCHITETTURA INFLUENZA IL MODO DI VEDERE IL MONDO

Nel discorso introduttivo, appassionato e impegnato, Lokko ha infine offerto una personale definizione dell’architettura e del suo impatto sociale, che potrebbe essere il preludio di un preciso approccio curatoriale. “Ripensare i termini e gli strumenti, così come i confini della nostra disciplina, è un modo efficace per riscoprire non solo ciò che distingue l’architettura, ma anche le intersezioni in cui essa si incontra e si fonde con altre discipline in modi che ognuno di noi”, ha affermato, aggiungendo poi che “più che gli edifici, le forme, i materiali o le strutture, il dono più prezioso e potente dell’architettura è la capacità di influenzare il nostro modo di vedere il mondo”. Per Cicutto, che nel suo intervento ha citato la Lectio Magistralis tenuta da Umberto Eco all’inaugurazione di Expo Milano 2015, la prossima Biennale Architettura incoraggerebbe a “un patto fra i visitatori della Biennale, il mondo dell’architettura e della cultura in generale”. Dopo il successo di pubblico dell’edizione 2021, con gli oltre 300mila visitatori raccolti dal progetto coordinato da Hashim Sarkis, l‘obiettivo è quello di proporre “una Mostra che partendo da premesse molto concrete e punti di vista molto precisi guarderà dritto negli occhi i rappresentanti dei Paesi partecipanti e tutti coloro che popoleranno i Giardini, l’Arsenale e la Città di Venezia. Il tutto per parlare al mondo, che è la vera ragione per cui un Curatore si assume la responsabilità di fare una Mostra Internazionale della Biennale”. L’appuntamento, ai Giardini e all’Arsenale, è dal 20 maggio al 26 novembre 2023.

-Valentina Silvestrini

https://www.labiennale.org/it/architettura/2023

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.