Dal 2024 spiagge italiane assegnate con gare pubbliche. Vinca chi scommette sull’architettura

Finalmente le direttive europee riescono a cambiare le vecchie abitudini italiane. Le spiagge dal 2024 saranno concesse previo gare pubbliche. Vincerà chi investe di più. Una grande opportunità per l’architettura degli stabilimenti.

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Bagno Bellarosa, Studio di architettura Leonardo Rosolina Mare da MondoBalneare

Finalmente il Governo italiano pare intenzionato (o forse obbligato?) a metter mano all’incresciosa gestione delle concessioni balneari riguardanti gli stabilimenti su mari e laghi. Lo scenario – in questo ambito molto importante per la nostra economia (e per la nostra identità di paese) – è da tempo surreale: lo Stato concede territori di sua proprietà ricavandone in cambio una somma pari a meno dell’1% di quanto questi territori sono in grado di generare in termini di giro d’affari. Un po’ come se voi aveste a disposizione uno strepitoso appartamento a Via della Spiga a Milano e decideste di cederlo in affitto a 50 euro al mese consentendo al vostro affittuario di subaffittarlo a 5mila. Nessun privato procederebbe mai in questo modo, lo Stato invece in nome di clientele politiche e incapacità di valorizzare i propri cespiti, si comporta proprio così. Detta in numeri? Il settore degli stabilimenti balneari (sono oltre 12mila secondo il Rapporto Spiagge 2021 di Legambiente, che però non riporta quelli lacustri) genera a detta delle stime di Nomisma un “pil” di 15 miliardi l’anno. Ebbene, l’incasso per lo stato, che è il padrone di casa, si riduce a circa 100 milioni l’anno. Di questi 100 milioni un 20% neppure riesce ad essere riscosso. L’enormità del problema si commenta da sola…

Lido El Caribe Melito di Porto Salvo Calabria da MondoBalneare
Lido El Caribe Melito di Porto Salvo, Calabria da MondoBalneare

IL COMPROMESSO AL RIBASSO DELLE SPIAGGE ITALIANE

Con, oltretutto, un compromesso al ribasso: caro concessionario io Stato ti chiedo spiccioli per un bene che ti garantirà margini di guadagno cospicui, ma non ti do alcuna certezza sulle tue sorti, ti tengo a sobbollire a bagno maria, ti consento di fare il concessionario ma non ti consento di fare l’imprenditore a tutto tondo con i tuoi piani, i tuoi investimenti, i tuoi ammortamenti. Perché da un giorno all’altro potrei decidere, con qualche legge maldestra, di toglierti la concessione. O magari di prorogartela per 15 o per 99 anni, chissà. Così, a caso.

Questa è la storia dei nostri lidi e dei nostri arenili. Non è sempre stato così (il concetto di stabilimento balneare nasce in Italia, a Viareggio, duecento anni fa), ma a partire dal boom balneare del secondo dopoguerra le cose non sono mai state regolate in maniera chiara. C’è voluta l’Unione Europea e le sue direttive: fino a ieri sono state aggirate e ignorate (con tanto di procedure di infrazione per l’Italia e conseguenti sanzioni) ma ora il Governo Draghi sembra deciso a porre rimedio con un provvedimento passato in Consiglio dei Ministri in attesa di essere convertito in Parlamento.

SPIAGGE E STABILIMENTI: UN’OPPORTUNITA’ PER L’ARCHITETTURA

Perché ne parliamo su Artribune? Perché a nostro modo di vedere il nuovo scenario normativo potrebbe tramutarsi in un’opportunità straordinaria per l’architettura contemporanea. E’ piuttosto facile dimostrare infatti che il compromesso al ribasso cui accennavamo sopra ha come conseguenza una penuria di investimenti i quali, semmai, sono esclusivamente concentrati sulla manutenzione dell’anno-per-anno e rarissimamente sullo sviluppo. Quale imprenditore si mette a riprogettare un lido e investire in un laborioso cantiere sapendo che la concessione non è del tutto sicura e non potendo portare questa solidità come garanzia per banche e mutui?
Ecco quindi che a far data dal 2024, quando gli stabilimenti saranno assegnati previo gara con tempi certi e periodi di concessione prefissati, le cose potrebbero decisamente cambiare. Alcuni di questi potrebbero passare da una imprenditoria prettamente familiare ad aziende strutturate, magari proprietarie di diverse concessioni e dotate della forza finanziaria per investire massicciamente per alzare l’asticella. La speranza è dunque che si torni a rinverdire una tradizione che pure in passato c’è stata (antichi e gloriosi edifici balneari, da Mondello al Lido di Venezia, da Ostia a Senigallia fanno ancora oggi bella mostra spesso firmati da progettisti di grido come Pier Luigi Nervi Giancarlo De Carlo passando per le colonie estive razionaliste  e decò del Ventennio) e si punti fortemente su un ripensamento architettonico volto a superare una sciatteria fin troppo diffusa che sovente non rende giustizia alle costiere più affascinanti d’Europa. I propositi dell’emendamento come approvato all’unanimità dal Governo indicano del resto proprio l’investimento come leva principale da muovere per l’assegnazione delle concessioni: insomma, vincerà chi assicurerà di investire maggiormente. Se solo una concessione su dieci deciderà di rinnovare seriamente gli edifici, vi saranno lavoro, sfide e visioni per migliaia di studi di architettura. All’insegna di progetti che rispettino le spiagge, che si articolino sulla leggerezza, l’impatto contenuto, la sostenibilità dei materiali, la reversibilità. Ma che siano a tutto tondo progetti, disegnati da professionisti del progettoe non baracche e capanni sotto i quali organizzare alla rinfusa un bar, qualche spogliatoio e un’osteria di pesce. Affinché tutto questo si realizzi, affinché il ricorso a progetti architettonici propriamente intesi sia davvero premiante per l’ottenimento delle concessioni, la norma dovrà prevederlo esplicitamente, con un emendamento decisivo che ci auguriamo il Parlamento saprà inserire nel nuovo dispositivo quando arriverà in aula.

– Massimiliano Tonelli

*Le immagini di questo articolo riportano alcuni esempi di stabilimenti balneari che grazie ad imprenditori coraggiosi nonostante tutto il passo che auspichiamo nell’articolo lo hanno già fatto. Trovate maggiori approfondimenti e dettagli sull’ottima sezione architettonica del portale MondoBalneare.com  
https://www.mondobalneare.com/argomenti/architettura-design/

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.