Un Ponte Verde che ricuce L’Aquila. 5 milioni di investimenti

L’opera, tecnologicamente innovativa ed ecosostenibile, si annuncia come un attrattore monumentale per turisti, curiosi. E anche studiosi delle infrastrutture civili.

Progetto del ponte Belvedere all'Aquila
Progetto del ponte Belvedere all'Aquila

La prima volta è stata nel 1966 con un ponte in cemento armato a L’Aquila – 450 metri di lunghezza – per “cucire” due versanti – sud e nord – del centro storico del capoluogo abruzzese, tra i più vasti e monumentali d’Italia. Liaison, in realtà, destinata urbanisticamente a ricomporre il cuore vetusto della città con gli insediamenti residenziali modernisti e razionalisti, ma anche liberty e déco, dei primi del ‘900. Operazione culturale prima che sociale, perché, si sa, nelle prospettive di un ponte c’è quasi sempre l’esigenza primaria di propiziare osmosi tra quote differenti. Anche di distinti ceti demografici. E questa saldatura urbanistica rimane la chiave di lettura del nuovo progetto costruttivo per il Ponte di Belvedere, compromesso dal terremoto del 2009. Anche se sulla tenuta infrastrutturale è stata subito polemica tra ambienti accademici aquilani (convinti da saggi statici e di carico che, solo con piccolo maquillage, il ponte avrebbe dovuto conservarsi ‘com’era e dov’era’) e i fautori, invece, di un nuovo segno architettonico.

Progetto del ponte Belvedere all'Aquila
Progetto del ponte Belvedere all’Aquila

IL PONTE VERDE DE L’AQUILA

Obiettivo quest’ultimo colto nel nuovo programma costruttivo da 4,8 milioni, firmato da Marco Petrangeli, autorità nello studio di ponti strallati. Come sarà a L’Aquila? Un’unica campata – così era nato nel 1966 – sorretta verticalmente da piloni aerei: tutto in acciaio con le classiche bretelle. Metafora di stabilità e slancio; sicurezza e dinamismo insieme. A Petrangeli si devono già illustri precedenti italiani ed esteri dell’esempio aquilano: il ponte Verde di Padova e quello sul Danubio, celebrati dalla letteratura architettonica. Ornato rispettato; funzionalità assicurata; ispezionabilità fungibile, perché sia salvaguardato il dialogo paesistico tra l’architettura storica e la vallata dell’Aterno; tra l’edificato attraverso il tempo e la spazialità ambientale, che si allunga dalle cime del Gran Sasso, il “piccolo Tibet” italiano, fin giù giù al pianoro, che si apre al di sotto del ponte. La sicurezza sarà facilitata tramite diretta accessibilità delle parti da vagliare, tenute insieme come un puzzle. I lavori saranno eseguiti dalla RTI delle due srl locali Taddei e Todima, titolari di importanti commesse internazionali. Alla progettazione concorre il laboratorio Casarchitettura dell’arch. Luca Carosi e partecipa lo strutturista ing. Fausto Fracassi. E tra un paio di anni – tempo previsto per la realizzazione della nuova costruzione – a L’Aquila si annuncia la disponibilità di un’infrastruttura potenzialmente attrattrice. Confermando il ruolo del centro storico dell’Aquila, una vasta piattaforma monumentale che parte dall’età Romana fino ai decenni del Razionalismo con un tentativo di intercettare la contemporaneità come potrebbe avvenire anche di fronte al nuovo Maxxi.

– Paolo Rico

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