Il futuro delle piccole Comunità Resilienti al Padiglione Italia della Biennale di Architettura

Tra le 21 Comunità Resilienti che compongono il Padiglione Italia alla Biennale di Architettura 2021, il curatore Alessandro Melis ha scelto di inserire l’esempio virtuoso del “Laboratorio Peccioli”, borgo medievale in provincia di Pisa diventato terreno di sperimentazioni artistiche e tecnologiche.

Biennale Architettura 2021, Padiglione Italia ph Irene Fanizza
Biennale Architettura 2021, Padiglione Italia ph Irene Fanizza

Il futuro sceglie di rinascere anche a Peccioli, il borgo medievale nella provincia di Pisa in Toscana diventato modello virtuoso in esposizione al Padiglione Italia della Biennale di Architettura di Venezia 2021. Il tema della rassegna, quest’anno curata dall’architetto Hashim Sarkis e inaugurata in ritardo a causa della pandemia, chiede ai curatori dei diversi padiglioni nazionali di immaginare come vivremo insieme, “How will we live together?” appunto il titolo. Alessandro Melis dello studio pisano Heliopolis 21 risponde a questa domanda con degli esempi di resilienza, ovvero casi virtuosi che con grande capacità hanno sopraffatto situazioni di difficoltà. Il nome della mostra è Comunità resilienti e chiama in causa il ruolo fondamentale dell’architetto, che può ancora guidare il cambiamento in tempi in cui il sud continua a subire l’avanzata dei deserti, dove le risorse di acqua dolce e della produttività agricola diminuiscono drasticamente e i fenomeni climatici estremi si fanno sempre più violenti e frequenti, mettendo a dura prova la vita delle comunità che vivono lungo tutta la penisola italiana. Le questioni sono globali ma le risposte partono da centri puntuali, che si sono distinti nel campo dello sviluppo sostenibile raggiunto a livello ecologico, climatico, sociale, politico e digitale, come nel caso del “Laboratorio Peccioli”.

Cantiere Peccioli. Vittorio Corsini, Lo sguardo di Peccioli
Cantiere Peccioli. Vittorio Corsini, Lo sguardo di Peccioli

IL PADIGLIONE ITALIA E IL CASO DEL LABORATORIO PECCIOLI

La cittadina, sull’asse che va da Pisa a Volterra, non raggiunge i cinquemila abitanti ma da un po’ di anni è diventata terreno di sperimentazione per artisti e curatori internazionali, attori, intellettuali, giornalisti, musicisti, ricercatori e progettisti, che si incontrano riuniti sotto la bandiera arancione assegnatale dal Touring Club italiano. Le iniziative e i progetti in loco, attraverso l’ente pubblico-privato Belvedere e la sua gigantesca discarica, hanno attivato tra i filari e le vallate un meccanismo per cui i rifiuti vengono mutati per ricavare energia e quindi servizi e infrastrutture, i quali generano a loro volta assistenza e ricchezza. L’Alta Valdera tutta trae da questa imponente operazione una conseguente preziosa cura ambientale e con questa bellezza e benessere al contempo.

Cantiere Peccioli. Dai Yujie, In Peccioli Lux
Cantiere Peccioli. Dai Yujie, In Peccioli Lux

L’INNOVAZIONE DEL “LABORATORIO PECCIOLI”

La discarica, convertita in un propulsore di energia positiva, si è fatta museo a cielo aperto, centro culturale e anfiteatro di spettacoli teatrali, eventi musicali e passerelle di alta moda. Gucci, Prada, Valentino, Pierfrancesco Favino, Luca Zingaretti, Luca Sofri, l’orchestra del Maggio Fiorentino, sono alcuni dei protagonisti dell’alternativo palco toscano. La comunità di Peccioli, non estranea all’arte contemporanea, ha accolto e continua ad accogliere nel tempo installazioni e opere di artisti come il neoavanguardista David Tremlett, già noto alla Tate Gallery di Londra e al MoMa di New York, Sergio Staino e Naturaliter, artefice delle imponenti figure dei guardiani giganti della discarica che emergono dai rifiuti, sinonimo della rinascita di cui la cittadina è diventata simbolo.

David Tremlett, Via di Mezzo, Ghizzano, 2019, ph. Andrea Testi
David Tremlett, Via di Mezzo, Ghizzano, 2019, ph. Andrea Testi

IL MODELLO PECCIOLI

Al pari dell’arte, la tecnologia si colloca al centro della vita quotidiana in questo piccolo angolo pisano, con una casa domotica, incubatori di impresa e l’intelligenza artificiale. La visione di robot intenti a portare la spesa alle varie abitazioni, dopo essere stati in farmacia per compiere delle commissioni altrimenti impossibili per gli anziani della comunità, trasformano questo borgo in un rilevante esperimento sociale. Lasciare interferire le piccole realtà dei comuni periferici con il futuro ostentato dalle macchine avanguardiste potrebbe dimostrare che accettare il cambiamento in una certa misura fa bene ed è parte dell’evoluzione, come insegna la biologia nella maggioranza dei casi.

– Nicola Violano

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Nicola Violano
Nicola Violano (1989), laurea in architettura con massima votazione e tesi sui territori di cava e le strategie di rifunzionalizzazione di un comparto lapideo. Opera nell’ambito della progettazione architettonica e contribuisce alla didattica dei corsi di Composizione architettonica presso l’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Partecipa a numerosi workshop, tra cui OC International Summer School, le varie edizioni di Marmomacc-Stone Academy tenute in sedi differenti, Favelas con vista e altri. Espone alla Biennale di Venezia (2012) con un progetto sulle stratificazioni di Corinto, al Medi Stone Expo di Bari (2013) curando con Erika Pisa, Domenico Potenza e Marco Ragone la mostra su “Angelo Mangiarotti e la pietra di Apricena”, al MAC-Museo d’Arte Contemporanea di Lissone con il progetto Trita-Sapori selezionato per il Premio Lissone Design. Tra Italia e Germania, collabora con diverse testate, quali Artribune, Domus, Architettura di pietra, Archeologia Viva, AZ marmi e WOOmezzometroquadro, di cui è cofondatore. Oggetto delle ricerche attuali, guida anche per il lavoro condotto con Erika Pisa sull’installazione a Milano-Expo 2015 e i prodotti disegnati per alcune collezioni di design, è la temporaneità dall’archetipo.