Il progetto di Outcomist ha vinto la gara internazionale e il masterplan è stato presentato lo scorso 31 marzo. Con scelte un po’ più coraggiose si sarebbe potuto ricavare molto più verde nell’area. Creando, come suggeriva Gio Ponti, un “paesaggio” che così verrà meno.

Riflettere sul nuovo progetto Parco Romana nello Scalo Romana significa parlare di tutta la città e di come essa stessa ipotizza il suo futuro nei prossimi decenni.
Nonostante i non pochi profeti di sventura e la magra figura che la Regione Lombardia sta facendo nella gestione dell’emergenza, la città di Milano non ha alcuna intenzione di lasciare ad altri lo scettro di area urbana più dinamica del Paese e tra le più interessanti d’Europa. Tra i tanti indizi di questo primato che durerà anche nel dopo-pandemia, c’è la trasformazione urbana, la rigenerazione e i tanti progetti immobiliari.

SCALO ROMANA E I PROGETTI IMMOBILIARI A MILANO

Ce ne sono tantissimi e di tutte le tipologie e nel bel mezzo di quarantene e lockdown se ne continuano a presentare. Un esempio che si sta concretizzando è il nuovo Pirelli39 su Via Melchiorre gioia che verrà ripensato con due torri progettate da Stefano Boeri e Diller Scofidio, mentre i progetti più urgenti da realizzare, impostati su una scadenza che non si può bucare, sono quelli relativi alle Olimpiadi del 2026. L’operazione più sfidante è senza dubbio il villaggio olimpico: nell’area dove c’era lo scalo ferroviario merci di Porta Romana nasceranno le case per gli atleti che poi verranno trasformate in residenze a costi accessibili, oltre che in uffici, case, spazi commerciali e aree verdi.
Il masterplan vincitore è stato presentato durante una seguitissima diretta qualche giorno fa ed a spuntarla è stato il progetto di Outcomist, che vede al suo interno progettisti come PLP di Londra, Carlo Ratti, Diller Scofidio di New York e parecchi altri soggetti. La giuria – composta anche dai neo proprietari dell’area recentemente venduta dalle Ferrovie a Coima, Covivio e Prada – ha scelto un progetto con tanti elementi di indubbio interesse (ad esempio la lunga promenade verde longitudinale alla linea ferroviaria che taglia in due il lotto o la creazione di una nuova area che renda finalmente “piazza” la rotonda di Piazzale Lodi) ma con altrettanti punti discutibili.
Villaggio Olimpico allo Scalo Romana a Milano. Masterplan
Villaggio Olimpico allo Scalo Romana a Milano. Masterplan

ALMENO 50% DI VERDE. MA PERCHÉ NON FARE DI PIÙ?

In cosa è discutibile questo masterplan? Senz’altro nella scelta delle aree verdi da lasciare a spazio pubblico. L’accordo di programma “Scali Milano” stretto tra la città e la proprietà delle preziose aree abbandonate da valorizzare (Ferrovie dello Stato) è stato sancito al grido di “almeno il 50% di spazio destinato a verde“. E proprio quell’avverbio, “almeno”, doveva rappresentare una sfida. Un punto di partenza e non di arrivo. Il progetto che la giuria ha reputato essere il migliore ha effettivamente il 50% di spazio destinato a verde e questa è una grande opportunità per il quartiere e la città, ma davvero non si poteva fare di più?
Una rapida analisi della proposta evidenzia come si sia scelto di realizzare tanti edifici di dimensioni contenute consumando  con queste edificazioni la metà del suolo disponibile. Un’alternativa poteva essere concentrare le edificazioni ai margini dell’area sviluppando i palazzi in altezza e liberando così spazio per aumentare fino almeno all’80% la superficie pubblica a verde creando un parco/giardino/collina di dimensioni ragguardevoli. Questa scelta avrebbe avuto una serie di vantaggi ulteriori oltre a restituire la possibilità di avere un appezzamento molto più esteso che invece ora è previsto esclusivamente di fronte alla Fondazione Prada (che probabilmente ne farà uno sculpture park). Creare nuove torri infatti avrebbe stabilito un dialogo col grattacielo già previsto in questa zona, la Torre A2A disegnata da Antonio Citterio che presto vedrà l’avvio dei cantieri. Un conto avere un nuovo cluster di grattacieli come Porta Nuova o CityLife, un conto invece avere un singolo grattacielo di vetro senza un “paesaggio” a legittimarlo, per dirla con Gio Ponti (Questo breve video non andrebbe mai tralasciato). Il rischio per la nuova Torre A2A di Citterio sarà quello di fare l’effetto che a Parigi fa la Tour Montparnasse.
Ma c’è un elemento ulteriore, più simbolico e relativo ai Giochi del 2026. Costruendo degli edifici alti, si sarebbero potuti immaginare dei deck pubblici di osservazione in vetta, come si sta sempre più spesso facendo (si veda il progetto degli Hudson Yards a New York con la terrazza Edge). E proprio da questi deck offrire ai visitatori e agli atleti – durante e dopo le Olimpiadi – la vista da Milano delle montagne dove si terranno le gare: salendo un po’ di quota nella posizione in cui si trova lo Scalo Romana nei giorni privi di foschia si può rimirare più di metà arco alpino, dal Monviso all’Adamello e oltre.
Villaggio Olimpico allo Scalo Romana a Milano. Public Realm Piazza Lodi Outdoor Foodhall
Villaggio Olimpico allo Scalo Romana a Milano. Public Realm Piazza Lodi Outdoor Foodhall

SCALO ROMANA. IL PROCESSO DI PARTECIPAZIONE

E invece abbiamo un masterplan che somiglia pericolosamente al vecchio e poco fortunato (ancorché in questi mesi oggetti anche lì di un radicale ripensamento, sempre grazie alle Olimpiadi) progetto di Milano Santa Giulia o al vicino sviluppo dell’area industriale exOM. Con edifici a trapezio, corti residenziali e aree verdi troppo piccole per essere decisive e cambiare le abitudini dei cittadini. Non resta da vedere se il processo di partecipazione, iniziato proprio in questi giorni e consultabile sul sito, sarà in grado di migliorare questo progetto simbolico e cruciale per la ripartenza post-pandemica.
– Massimiliano Tonelli
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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.