Architettura da scoprire. Lo studio EVA – Emergent Vernacular Architecture

Simone Pagani e Andrea Panizzo sono le anime di EVA – Emergent Vernacular Architecture, lo studio che mette al primo posto le esigenze di chi abita un edificio.

First life, then spaces, then buildings – the other way around never works”. Presa in prestito all’urbanista Jan Gehl, è questa la frase con cui si presenta EVA – Emergent Vernacular Architecture sul web: un invito a un radicale cambio di prospettiva, per guardare all’architettura come a “qualcosa più di un semplice progetto: un processo che mette al centro le persone, per comprendere i processi emergenti, i metodi vernacolari, le radici storiche e sociali”.

GLI ESORDI DI EVA

Una missione che inizia a Londra nel 2014 quando, con Simone Pagani, Andrea Panizzo (Udine 1977) abbandona una carriera da architetto in studi internazionali per fare la differenza nelle aree più vulnerabili del pianeta. A partire dalla martoriata Haiti, dove lo studio partecipa all’opera di ricostruzione post-sisma 2010 coinvolgendo l’intera comunità. Sulla cima di Carrefour-Feuilles, gli abitanti dello slum costruiscono sotto la guida dei progettisti una piazza-anfiteatro con aree per lo sport e l’incontro, ma anche per la raccolta e distribuzione dell’acqua. Ai piedi dell’insediamento, invece, un’opera di contenimento diviene la colorata quinta per un campo da gioco tanto desiderato. Mentre a Delmas 32 un campus scolastico progettato nel rispetto della flora locale diventa il vibrante centro del quartiere. Luoghi di identità e relazione, le infrastrutture di Port-au-Prince traghettano EVA Studio, a soli due anni dalla fondazione, tra le Firms to Watch dell’Architectural Record e alla candidatura all’AR Emerging Architecture Award.

EVA Studio, Chaarani Stairs, Tripoli, Libano. Photo © Camille Fatier  EVA Studio
EVA Studio, Chaarani Stairs, Tripoli, Libano. Photo © Camille Fatier  EVA Studio

EVA A TRIPOLI

Nel 2018 l’architettura sociale di EVA Studio raggiunge l’epicentro della crisi dei rifugiati. Nella città libanese di Tripoli lo studio dona nuova vita alla derelitta scalinata di Chaarani. Con il supporto di UN Habitat e Solidarités International, gli architetti coinvolgono in un grande progetto collettivo la comunità locale, i rifugiati siriani, gli artigiani di zona e l’artista Alfred Badr. Completata a inizio 2020, Chaarani è oggi una caleidoscopica corte urbana in mattonelle a encausto, impreziosita da un murale e arredata con sedute e agrumi: primo stage di un intervento ad ampia scala con cui EVA Studio, confida Panizzo ad Artribune, “spera di trasformare l’intero quartiere di Qobbe, aumentando la coesione tra le diverse comunità che vi convivono”.

I PROGETTI DI EVA

Intanto prosegue l’impegno su più fronti: “A Haiti completeremo il prossimo anno Martissant Park: commissionato dalla fondazione FOKAL, sarà il primo parco urbano del Paese. Mentre a Londra”, dove sono stati nominati design consultant del sindaco, “stiamo per iniziare i cantieri di due parchi a Barnet”. Sempre con un occhio vigile sulle emergenze globali: “Abbiamo da poco avviato una research unit dedicata alla crisi dei rifugiati nel Medio Oriente. Il nostro obiettivo”, conclude Panizzo, “è lavorare alla scala di quartiere, costruendo infrastrutture sociali che diano alle comunità spazi sicuri e belli, che rafforzino la coesione e migliorino la qualità della vita di tutti”.

Marta Atzeni

www.evastudio.co.uk

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #57

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Marta Atzeni
Interessata alle intersezioni fra l'architettura e le arti, si è laureata in Architettura presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi teorica sui contemporanei sviluppi delle collaborazioni fra artisti e architetti. Collabora con l’AIAC nell’organizzazione di eventi, mostre e workshop; è parte del network di GVultaggio Architecure & Design.