Iosa Ghini disegna il Marconi Express che connette Bologna all’aeroporto

Attiva 365 giorni l’anno, dalle 5.40 alle 24, la nuova navetta su monorotaia consente ai viaggiatori di spostarsi dall’Aeroporto G. Marconi alla stazione ferroviaria di Bologna Centrale in 7 minuti e 20 secondi. Il progetto architettonico è dello studio Iosa Ghini Associati.

People Mover_photo Nicola Schiaffino
People Mover_photo Nicola Schiaffino

Bisognerà attendere l’allentamento delle misure restrittive, e dunque una decisa inversione di tendenza degli scenari pandemici in corso, affinché l’appena inaugurato People Mover Marconi Express possa essere impiegato con una capacità superiore al 50% ed effettuare corse con frequenza più intensa degli attuali 15 minuti. Intanto, per il nuovo sistema di trasporto che connette l’Aeroporto G. Marconi con la stazione ferroviaria di Bologna Centrale, è finalmente arrivato il tempo di trasportare i primi passeggeri. Entrata ufficialmente in attività lo scorso 18 novembre, la navetta elettrica a guida automatica, il cui concept e progetto architettonico sono stati sviluppati dallo studio Iosa Ghini Associati, percorre un tragitto di 5 chilometri interamente su monorotaia, nel corso del quale scavalca le arterie del sistema autostrada-tangenziale A14. Tre le stazioni che si incontrano lungo il percorso: oltre ai due capolinea, “Aeroporto” e “Stazione FS”, è stata infatti prevista la fermata intermedia “Lazzaretto”, nel cui deposito-officina si trova il posto di comando centralizzato.

UNA RILETTURA DEGLI ARCHETIPI DELL’EDILIZIA RURALE LOCALE

Completamente sopraelevata, l’infrastruttura è sorretta da 125 pile in calcestruzzo di altezza variabile – fra 5,2 e 18 metri -, collocate a una distanza di 30 o 40 metri l’una dall’altra, a seconda della tipologia di vincoli al suolo. Negli intenti del team di progettisti che hanno sviluppato l’opera per la società committente Marconi Express Spa, tutte le componenti che la contraddistinguono – con particolare riguardo per la passerella, il ponte per lo scavalco dell’autostrada e le fermate – intendono integrarsi al contesto bolognese, “interpretando in chiave contemporanea le forme e gli archetipi dell’edilizia rurale di pianura”. Disegnati dallo stesso Massimo Iosa Ghini, gli elementi che definiscono l’identità della struttura traggono ispirazione dalla città di Bologna e della campagna padana della sua prima periferia. Scendendo nel dettaglio, “le pile di sostegno del tracciato evocano l’imposta dell’arco tipico dei portici bolognesi, l’inclinazione dei portali sull’A14 ricorda quella delle 2 torri, la forma delle stazioni stesse richiama l’archetipo delle abitazioni di pianura dell’Emilia.”

People Mover_photo Nicola Schiaffino
People Mover_photo Nicola Schiaffino

DALL’ALTA VELOCITÀ ALL’AEROPORTO IN MENO DI 8 MINUTI

A influire nel disegno, nell’orientamento e nell’inclinazione degli elementi architettonici che compongono il sistema infrastrutturale sopraelevato, unificato dal ricorso all’acciaio, sono state le richieste espresse in termini di uso, razionale e sostenibile, delle risorse energetiche. Fra le misure adottate sul fronte energetico, rientra l’impiego di pannelli fotovoltaici, che integrati a una struttura in lamiera stirata di acciaio forniranno oltre il 30% dell’energia necessaria. Con sedi a Milano e a Bologna, lo studio Iosa Ghini Associati, fondato nel 1990 dall’architetto e designer Massimo Iosa Ghini (Borgo Tossignano, 1959), non è nuovo a questo tipo di interventi. Pur con le dovute differente di scala e categoria, si è infatti già misurato con il tema delle strutture per il trasporto pubblico in due precedenti occasioni, in Germania. Nel 1994, nella città di Hannover lo studio ha infatti realizzato una delle nove “fermate d’autobus d’autore” promosse dalla municipalità nell’ambito del progetto BUSSTOP. Sei anni più tardi, nella medesima destinazione tedesca, ha ultimato il restyling del principale hub della linea metropolitana Kröpcke: risalente agli anni Settanta, necessitava di un profondo rinnovamento del proprio impianto brutalista in vista di 2000 Hanover’s World Exposition.

-Valentina Silvestrini

http://www.iosaghini.it/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.