Morto a Milano l’architetto Vittorio Gregotti. Aveva 92 anni

Morto a Milano l’architetto e urbanista Vittorio Gregotti. Aveva 92 anni e 1600 progetti all’attivo.

Vittorio Gregotti
Vittorio Gregotti

È morto a Milano Vittorio Gregotti, in seguito alle conseguenze di una polmonite. Il grande architetto aveva infatti contratto il Coronavirus. Nato a Novara nel 1927, aveva 92 anni. Aveva esordito nel settore dell’architettura a Parigi nel 1947 a soli vent’anni e due anni dopo la fine del Secondo conflitto mondiale. Nel 1974 fonda con Pierluigi Cerri, Pierluigi Nicolin, Hiromichi Matsui e Bruno Viganò la Gregotti Associati, ovviamente nella sua Milano. Con alle spalle circa 1600 progetti, Gregotti è stato un architetto estremamente prolifico. Tra i suoi edifici più noti la Chiesa di San Massimiliano Kolbe a Bergamo, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Accademia Carrara, nella stessa città, la Torre in via Pirelli alla Bicocca e lo Zen di Palermo, realizzato nel 1969, progetto estremamente controverso e ancora oggi dibattuto. Il suo ultimo lavoro è del 2012: la ristrutturazione e trasformazione da ex fabbrica a teatro del Teatro Fonderia Leopolda a Follonica. Nel 2018 il Pac di Milano gli ha dedicato una importante mostra antologica. Pluripremiato, nel 2012 aveva ricevuto la Medaglia d’Oro dell’Architettura Italiana alla carriera, nella stessa edizione in cui medesimo riconoscimento venne asssegnato anche Gae Aulenti e Maria Giuseppina Grasso Cannizzo.

UN‘INTENSA CARRIERA INTERNAZIONALE

Formatosi al Politecnico di Milano, dove si laureò nel 1952, Gregotti ha affiancato alla pratica professionale un‘intensa carriera nell’insegnamento e nei settori dell’editoria e del giornalismo di settore. Professore ordinario di Composizione architettonica all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ha insegnato anche nelle Facoltà di Architettura di Milano e Palermo, varcando spesso i confini nazionali: in veste di visiting professor, ha lavorato in Giappone, Stati Uniti, Argentina, Brasile e Regno Unito. Nel 1953 il suo nome si lega a quello di Casabella: è l’inizio di una lunga paraboladapprima come redattore, quindi come caporedattore e, dopo importanti incarichi in altre testate, come direttore. Mantiene questo ruolo dal 1982 al 1996, incidendo profondamente nello sviluppo della storica testata e nelle modalità di comunicazione e divulgazione del progetto di architettura non solo in Italia. Collaboratore assiduo di settimanali e quotidiani, Gregotti ha pubblicato decine di saggi, tra cui Il territorio dell’architettura (1966), Dentro l’architettura (1991), Identità e crisi dell’architettura europea (1999), Contro la fine dell’architettura (2008) e Il mestiere dell’architetto (2019).

GREGOTTI E LO ZEN DI PALERMO

Un buon progetto che non è stato realizzato come avrebbe dovuto: con queste parole, raccolte nel corso dell’intervista concessa al Corriere in occasione dei suoi 90 anni, Gregotti commentava con lucida amarezza uno degli episodi chiave della sua carriera architettonica: il controverso quartiere ZEN di Palermo. “È la mia battaglia persa contro la società locale così com’era“, aveva confessato alle telecamere di Fanpage.it. L’esperienza della Zona Espansione Nord, promossa sul finire degli anni Sessanta, portò alla nascita di un quartiere di edilizia popolare, concepito sul modello della megastruttura. Il progetto con cui Gregotti si aggiudicò il concorso bandito dallo IACP palermitano venne progressivamente stravolto, finendo per privare l’impianto dei servizi e delle infrastrutture, prima e secondarie, previste. Il risultato è tristemente noto: con il passare del tempo, ZEN è diventato sinonimo di marginalità e segregazione, un simbolo dell’emergenza abitativa dell’intero Mezzogiorno; la sua sorte ha alimentato il confronto tra architetti, politici e società civile, stimolando in parallelo azioni e interventi di diversa natura, intrapresi anche da associazioni locali.


IL PRINCIPIO DEL “PROGETTO TOTALE”

Realizzati in Europa, America, Africa e Medio Oriente, i numerosi progetti dello studio Gregotti Associati sono espressione di una parabola professionale contraddistinta dall’estrema varietà e dalla spiccata capacità di misurarsi con programmi funzionali eterogenei, in contesti diversi. Gregotti e il suo team hanno infatti progettato allestimenti per importanti mostre d’arte, complessi residenziali, piani urbanistici, stadi (tra cui l’Olimpico di Barcellona e il Luigi Ferraris di Genova), sedi per enti pubblici e università (a Cosenza, l’Università degli studi della Calabria), showroom, negozi, navi da crociera, prodotti di design, parchi, interventi di recupero di aree industriali dismesse. In ambito culturale, si ricordano il Teatro degli Arcimboldi, a Milano Bicocca, e il Centro Culturale di Belém a Lisbona.

 

I RICORDI COMMOSSI

E intanto cominciano ad arrivare i primi ricordi commossi, come quello dell’Assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, Pierfrancesco Maran che scrive su Facebook: “Son giorni difficili dove i morti diventano spesso numeri e statistiche quando invece sono dolore per tante famiglie e perdite per la comunità tutta. Tra i morti da piangere c’è anche Vittorio Gregotti, grande architetto che a Milano ha lasciato tanti segni ma soprattutto il disegno del quartiere Bicocca. Aveva 92 anni e purtroppo il coronavirus è stato fatale. Quando ci saranno tempi migliori capiremo come la Città di Milano potrà ricordarlo al meglio”. O come quello di Luigi Prestinenza Puglisi (che su queste pagine gli aveva dedicato un bel ritratto), che scrive: “L’ho sempre reputato un avversario e sarebbe sbagliato cambiare giudizio solo perché è scomparso. Tuttavia il mondo senza coloro che la pensano diversamente da te è più piccolo e meno interessante, sicuramente più povero”. Profondo il dolore espresso da Stefano Boeri, che ha affidato a Facebook il suo ricordo: “Se ne va, in queste ore cupe, un Maestro dell’architettura internazionale; un saggista, critico, docente, editorialista, polemista, uomo delle istituzioni, che -restando sempre e prima di tutto un architetto- ha fatto la storia della nostra cultura. Concependo l’architettura come una prospettiva: sull’intero mondo e sull’intera vita. Che grande tristezza.”

Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.