Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan sono le ex repubbliche sovietiche attraversate da Roberto Conte e Stefano Perego. Gli esiti della loro campagna fotografica sono confluiti in un volume di recente pubblicazione.

Soviet Asia è il libro di fotografie pubblicato da FUEL ad aprile 2019 a firma di Roberto Conte e Stefano Perego che, alla (ri)scoperta di edifici costruiti tra gli Anni Cinquanta e la caduta dell’URSS, hanno attraversato i territori delle ex repubbliche sovietiche del Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan. I due fotografi raccontano, attraverso le immagini, un paesaggio disordinato in cui “il design imponente e a tratti brutalista normalmente associato all’architettura dell’età sovietica fu quindi influenzato da elementi orientali”.
L’architettura che vediamo in Soviet Asia, differentemente dagli esempi modernisti occidentali, è in bilico tra forma e funzione, tra contenuto e contenitore: tutto è monumento e anti-monumento allo stesso tempo. Il palazzo per le cerimonie, il museo, i complessi residenziali e le università sono solo alcuni esempi in cui si compie il compromesso stilistico tra la massiva e ruvida architettura sovietica e la complessità delle geometrie decorative di radice islamica e persiana.

UNA CONTAMINAZIONE DI FORME E CULTURE

Il Modernismo sovietico appare in Asia centrale intorno al 1955, nello stesso anno in cui Reyner Banham ‒ tra i più influenti storici e critici di architettura del secondo Novecento ‒ pubblica The New Brutalism, un testo illuminante che affronta il tema dell’estetica in architettura in rapporto alla crescente produzione di massa. In questo frame storico-politico, lo “stile” sovietico è un fenomeno artistico affascinante che, nell’ambito della ricostruzione post-bellica, introduce l’uso di materiali prefabbricati impreziositi da ornamenti geometrici di ispirazione persiana. Così prende forma il sogno socialista di uniformare gli stili di vita all’ombra di città dalle forme riconoscibili in osmosi con Mosca, da cui eredita la dimensione monumentale, applicandola indistintamente a edifici residenziali, religiosi e culturali. Un rapporto con la città madre che, a differenza di quanto avveniva durante l’Impero Romano, in cui il modello della Urbs veniva replicato pedissequamente nelle colonie, si lascia contaminare dalle forme e dalle culture che incontra.

Roberto Conte & Stefano Perego – Soviet Asia (FUEL, 2019)
Roberto Conte & Stefano Perego – Soviet Asia (FUEL, 2019)

IL LIBRO

Soviet Asia fotografa un paesaggio “pesante” che è il riflesso di un sistema politico arrivato al declino, in cui edifici diversi tra loro appaiono fedeli a una estetica complessa. Architetture sospese in un tempo che non esiste più ma che, nella loro compiutezza formale, riescono ad affascinare, con estrema accuratezza, anche lo sguardo più distratto. Oltre alla ricca selezione di immagini, il libro include due testi, in inglese, di Alessandro De Magistris (architetto, professore di Storia dell’Architettura al Politecnico di Milano), e di Marco Buttino (professore di Storia contemporanea all’Università di Torino, specializzato in Storia dei cambiamenti sociali in Asia Centrale e in Russia).

L’INTERVISTA

Il prezioso materiale contenuto in Soviet Asia, oltre che di una forte passione, sembra essere frutto di un’incontenibile esigenza espressiva. Da dove nasce questa urgenza?
Riteniamo sia importante dare una nostra interpretazione visiva alle architetture che fotografiamo, non solo focalizzandoci sull’elemento estetico ma riconoscendo il valore documentale a edifici diventati simbolo del tempo e della società che li hanno creati. Un tempo e un modello sociale ormai parte del DNA storico di moltissime città.

Raccontate di architetture/luoghi quasi del tutto ignorati fino a oggi e proprio questo carattere esclusivo rende il vostro operato maggiormente unico. Come scegliete le architetture da fotografare?
Nei nostri lavori, la ricerca, la selezione e l’organizzazione delle informazioni è un momento fondamentale, un vero e proprio atto progettuale, molto impegnativo in termini di tempo. La nostra idea per Soviet Asia era di proporre una selezione di immagini su come questo specifico fenomeno fosse stato declinato in quei Paesi, senza voler proporre un atlante o una guida architettonica. La scelta delle immagini da realizzare e, successivamente, da inserire nel libro si è basata sostanzialmente su principi non sempre compresenti: l’elemento progettuale, l’elemento estetico e l’elemento storico.

Monumento a Lenin (1965). Istaravshan, Tajikistan. Photo Stefano Perego, da Soviet Asia, pubblicato da FUEL
Monumento a Lenin (1965). Istaravshan, Tajikistan. Photo Stefano Perego, da Soviet Asia, pubblicato da FUEL

Considerata la scarsità di riferimenti letterari a oggi pubblicati sul tema, quale metodo utilizzate per la ricerca degli autori?
Incrociamo le informazioni sugli edifici da fotografare dai libri specifici, setacciando le aree urbane con le foto satellitari e altre risorse online, come ad esempio il database dell’associazione Archcode Almaty o vari forum locali. A volte capita, tuttavia, di individuare edifici che non esistono più e lo scopriamo solo sul posto. La campagna fotografica, durata circa un mese, è il frutto di un periodo di preparazione e analisi dei materiali molto più lungo che comprende la stesura di mappe e lo studio delle ore di luce ideali.

Come e quando avete capito che nella vita avreste voluto fotografare architetture (prettamente sconosciute)?
Entrambi abbiamo sviluppato un grande interesse per la fotografia dei luoghi abbandonati dal 2006 circa, inizialmente nell’area circostante Milano per poi spingerci in diverse parti del mondo, cercando di capire e raccontare l’effetto del tempo sulle architetture. Progressivamente il nostro interesse si è ampliato focalizzandosi su diverse correnti del Ventesimo secolo. Al fascino dell’effetto del tempo sull’architettura in modo puramente materico abbiamo affiancato un punto di vista squisitamente storico. Per questo motivo ci siamo interessati a fenomeni fortemente legati al loro tempo, come il brutalismo architettonico e le avanguardie, e anche ad architetture realizzate in Stati che di fatto non esistono più, come le repubbliche della ex Jugoslavia e della ex Unione Sovietica. Esplorare l’Asia Centrale è stato un passaggio per noi molto naturale, ma che parte da lontano.

Gianluca Ferriero

Roberto Conte, Stefano Perego ‒ Soviet Asia
FUEL, Londra 2019
Pagg. 192, € 30
ISBN 9780995745551
http://fuel-design.com/

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Gianluca Ferriero
Gianluca Ferriero è architetto con dottorato di ricerca in progettazione architettonica, urbana e degli interni al Politecnico di Milano, di cui una parte svolta come ricercatore al Het Nieuwe Instituut di Rotterdam.. Ha partecipato a diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali e, come panel speaker, a diverse conferenze con contributi selezionati tramite peer review. È tra gli autori della rivista Dromos, periodic architectural book. Dal 2016 membro della Society of Architectural Historians, alcuni suoi contributi sono comparsi in diverse pubblicazioni monografiche e riviste d’architettura.