Chi ricostruirà la guglia di Notre-Dame? Tra i candidati spunta l’artista Wim Delvoye

È conosciuto per le sue opere triviali e contraddittorie: ma, sul gotico, l’artista belga ne sa decisamente più di tanti altri. Quale sarà la proposta per la guglia della cattedrale parigina?

Wim Delvoye, Cement Truck im MUDAM, 2016 credits 2017 Pro Litteris, Zurich Wim Delvoye, Photo Studio Wim Delvoye, Belgien
Wim Delvoye, Cement Truck im MUDAM, 2016 credits 2017 Pro Litteris, Zurich Wim Delvoye, Photo Studio Wim Delvoye, Belgien

L’incendio (in parte un disastro preannunciato), che ha avvolto la Cattedrale parigina di Notre-Dame la notte del 15 aprile 2019, ha sconvolto il mondo. Artribune si è interrogata sulle ipotesi della possibile ricostruzione, e l’ha ricordata attraverso le opere di pittori e fotografi. I tempi di risposta della Francia sono stati immediati: già il giorno seguente venivano annunciate donazioni per un totale di 600 milioni (cifra destinata a crescere) provenienti da collezionisti, magnati e potenti holding (tra questi anche gli arcinoti Pinault e Arnault, patron delle rispettive fondazioni per l’arte contemporanea Punta della Dogana-Fondazione Pinault e Fondation Louis Vuitton). Mentre si stanno accertando le condizioni di stabilità di ciò che rimane, si pensa alla ricostruzione: è stato lanciato dal primo ministro francese un concorso di progettazione internazionale per la ricostruzione della guglia ottocentesca crollata. Mentre immaginiamo i più autorevoli studi di architettura al mondo prepararsi alla competizione, tra i candidati spunta un artista, Wim Delvoye (Wervik, Belgio, 1965). Un nome che non ci stupisce e vi spieghiamo perché.

WIM DELVOYE E L’ARTE GOTICA

Non appena si è sparsa la notizia, ho ricevuto messaggi da amici e artisti dal sistema culturale di tutto il mondo che mi hanno incoraggiato a partecipare alla competizione. Chi altro può farlo”, racconta al giornale belga HLN, aggiungendo, “ho lavorato con l’arte gotica per più di vent’anni e ho già costruito simili torri gotiche a grandezza naturale per il Musée Rodin e il Louvre. Penso che le mie possibilità siano alte”. La ricerca di Wim Delvoye è nota per attingere da oggetti di uso quotidiano, simboli e icone frequenti nella nostra società, rielaborandoli con accostamenti spiazzanti e incongruità di senso, in una continua critica dall’interno. La sua vicinanza alla cultura medievale risale al 1990, quando presentò alla Biennale di Venezia e al Castello di Rivoli assi da stiro e vanghe dipinte come scudi e stendardi medievali, una scultura in legno a forma di betoniera con intarsi e decori ispirati allo stile gotico. Un percorso che ha raggiunto l’apice in Suppo, un’installazione monumentale e provocatoria posta accanto al Louvre. Con i suoi 40 metri, si stagliava verso il cielo, offrendo alla vista una sorta di guglia “strizzata”, in cui si intravedevano motivi ispirati alle cattedrali francesi del basso medioevo, realizzata tramite laser e maestranze orafe. Potrebbe essere questo il punto di partenza per la proposta di sostituzione alla guglia di Viollet-le-Duc? È troppo presto per saperlo. Ciò su cui si può scommettere, per il momento, è che non mancherà una buona dose di irriverenza, ironia, magari la commistione di diversi elementi per una nuova lettura dell’intero edificio.

WIM DELVOYE

L’artista belga neoconcettuale è noto per i suoi progetti originali e spesso coinvolgenti, dei cortocircuiti di significato e estetica a sé stanti. Il suo lavoro spazia dal corpo all’architettura e non raramente ne interseca gli elementi. Fonde tecniche e stili e affronta tematiche artistiche, religiose o spirituali. Pratica ricorrente nella sua opera è unire ciò che attrae e ciò che repelle, creando opere intrinsecamente contraddittorie che causano scompensi nello spettatore, indeciso tra l’osservare, il lasciarsi sedurre o rifiutare ciò a cui sta assistendo. Emblematico di questo è Cloaca un’installazione presentata per la prima volta nel 2000 al Museo di arte contemporanea di Anversa, che ha reso l’artista assai popolare: è costituita da un macchinario (unione di una lunga ricerca tra expertise di ingegneri idraulici e gastroenterologi) che, riempito di cibo, dopo una sorta di “digestione” produce feci. Ha esposto al Castello di Rivoli (1991), Open Air Museum Middelheim ad Anversa (1997), Centre Georges Pompidou a Parigi (2000), The Power Plant di Toronto (2004) e Peggy Guggenheim Collection di Venezia (2009). Il suo lavoro è stato incluso anche in importanti mostre collettive come la Biennale di Venezia (1990, 1999 e 2009), Documenta IX (1992), Sydney Biennale (1992), e Shanghai Biennale (2006).

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.