Mentre gli occhi del mondo sono ancora pieni delle immagini delle fiamme che divorano il tetto della cattedrale di Notre-Dame, prende il via il dibattito sulle prospettive della ricostruzione dell’edificio. L’opinione di Olimpia Niglio.

Emblema della nostra storia comune”. Con queste parole la Francia commenta la distruzione della cattedrale di Notre-Dame, simbolo dell’arte e dell’architettura gotica europea. Un devastante incendio divampato nel tardo pomeriggio del 15 aprile ha segnato per sempre la storia di un monumento che conservava in sé già molte cicatrici delle differenti epoche vissute, ma pur sempre il più importante simbolo della cristianità e di un umanesimo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
La cattedrale voluta nel 1160 dal teologo Maurice de Sully, poi vescovo di Parigi, nel cuore della capitale, sull’Île de la Cité, sorgeva sui resti di precedenti preesistenze. L’antico tempio pagano dedicato a Giove divenne una vera e propria cava per edificare la basilica di Santo Stefano, poi affiancata da una seconda chiesa dedicata alla Vergine Maria. Su queste preesistenze dopo il 1160 trovarono fondamenta le strutture di quello che sarebbe divenuto il principale luogo sacro della capitale francese.

UNA STORIA SEGNATA DAI RESTAURI

Certo è che la storia di Notre-Dame di Parigi non si differenzia da quella di tanti altri monumenti che abbiamo ereditato; infatti la costruzione, condotta in due fasi e durata quasi un secolo (tra il 1163 e il 1250), è stata segnata da vari ripensamenti e accorgimenti dettati principalmente dall’evolversi delle necessità proprie del luogo sacro che nel corso del tempo hanno richiesto sempre maggiori adeguamenti legati anche alle necessità liturgiche.
A partire dal XV secolo la cattedrale fu investita da una serie di piccoli restauri dettati dalla volontà di adeguare la struttura al gusto dell’epoca. Certamente il primo importante intervento di restauro della cattedrale si ebbe nel XVII secolo sotto Luigi XIV, un vero e proprio voto alla Vergine dopo aver ricevuto il suo primo erede maschio. Seguirono poi restauri durante tutto il XVIII secolo. Ma la Rivoluzione Francese (1789-1799) segnò in modo devastante la storia di questa cattedrale, tanto da rischiare di essere acquisita dal Sansimonismo, dottrina che faceva capo al filosofo Henri Saint-Simon, il quale voleva comprare la cattedrale per poi distruggerla.

RICOSTRUZIONI, RIVISITAZIONI, STRATIFICAZIONI

Per fortuna gli esiti della storia si rivolsero verso altre finalità e, seppur devastata dalle incursioni rivoluzionarie, la cattedrale di Notre-Dame, a partire dal 1842, venne restaurata grazie alla petizione di illuminati letterati come Victor Hugo o artisti come Jean-Auguste-Dominique Ingres. I restauri furono assicurati grazie all’istituzione di un’importante Commissione per la salvaguardia delle opere d’arte; i lavori furono affidati a Eugène Viollet-le-Duc, architetto che si era già ampiamente distinto su diversi monumenti della nazione e in particolare nella vicina Sainte-Chapelle.
Durante questi restauri la cattedrale subì delle importanti rivisitazioni stilistiche finalizzate a riportare la stessa alle originarie caratteristiche gotiche, andando così, fin dove possibile, a eliminare una serie di stratificazioni, espressione delle diverse epoche e quindi dei differenti gusti artistici. Da un punto di vista strutturale furono realizzate molte ricostruzioni, tra cui la grande guglia sulla crociera centrale voluta proprio dal progetto di Eugène Viollet-le-Duc, che, se da un lato privilegiava il metodo stilistico, dall’altro non rinunciò ad apportare novità non sempre prettamente rispondenti al suo stato originario.

IL NOVECENTO

Nel XX secolo, pur non avendo ricevuto danni durante le due guerre mondiali, la cattedrale fu segnata da alcuni restauri finalizzati alla sistemazione di vetrate nella zona del cleristorio della navata centrale e del matroneo, il tutto in uno stile contemporaneo per l’epoca. Tra gli ultimi importanti restauri certamente annotiamo quelli eseguiti per gli 850 anni della costruzione (1163-2013), che hanno apportato alcune migliorie strutturali all’edificio nonché funzionali, con l’allestimento del Museo del Tesoro e il conseguente restauro anche del grande organo, senza con ciò escludere quanto in questi mesi si era attivato nella cattedrale per il restauro delle strutture della copertura lignea.

OLTRE IL “COM’ERA, DOV’ERA”

Questa breve ricostruzione della cattedrale metropolitana di Parigi consente di rimettere al centro del dibattito internazionale, che si è già ampiamente aperto tra esperti di storia e restauro e comunicatori, il tema della memoria storica, ossia di quel bagaglio di conoscenze che, seppur per molti costituisce un riferimento inesistente perché intangibile, per fortuna è ben custodito nelle pagine di tantissimi libri e documenti d’archivio che raccontano e descrivono le grandi trasformazioni della cattedrale di Notre-Dame. Una memoria che riporta lo sguardo sul valore umanistico dell’arte e dell’architettura e quindi sulla creatività dell’uomo, senza la quale nulla sarebbe possibile.
Una creatività che è sempre intervenuta a modificare e trasformare quanto è stato ereditato e che ora deve farci riflettere sulla concreta opportunità di una ricostruzione che non potrà essere necessariamente un “com’era e dov’era”, ma che differentemente dovrà trovare riscontro proprio partendo dalla rilettura di questa memoria storica della costruzione, rintracciando così le ragioni per cui dalla basilica di Santo Stefano si è passati alla grande cattedrale di Notre-Dame.
Questo rimettere al centro l’uomo, la sua creatività e il patrimonio della memoria storica consente di aprire un interessante dibattito sul rapporto tra patrimonio umano e patrimonio frutto della creatività umana e su come tutte le epoche siano state il risultato di questo continuo dialogo, che ha reso possibile il progresso intellettuale e culturale delle comunità.
Pertanto, in un giorno di grande dolore e amarezza per la perdita di un simbolo culturale dell’umanità, rimettiamo al centro il nostro “saper essere” per porlo a servizio della continuità e del futuro del nostro patrimonio culturale, espressione dell’epoca in cui questo è stato e verrà prodotto.

Olimpia Niglio

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Olimpia Niglio
Architetto, master in Management dell’Arte, PhD e post PhD, è professore di Storia dell’Architettura presso la Pontificia Facoltà Teologica Marianum, ISSR (Vaticano). È fellow research presso la Kyoto University in Giappone e membro della Fondazione Italia-Giappone. Dal 2017 è primo membro straniero dell’Academia Colombiana de Historia de la Ingenieria in Colombia. È referente scientifico dell'Ambasciata d'Italia in Colombia e dell'Istituto Italiano di Cultura di Bogotá. È autore di monografie nel settore della storia e del restauro dell’architettura, nonché visiting professor presso diverse università sia asiatiche che americane.

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