Mies van der Rohe Award 2019: solo M9 e HQ Prada ancora in lizza per l’Italia

Scende drasticamente da 17 a 2 il numero degli edifici realizzati su suolo italiano ancora in corsa nell’edizione 2019 del premio biennale per l’architettura contemporanea dell’Unione Europea. Tra gli “esclusi eccellenti” la Torre Prada di OMA, a Milano, e il Centro Direzionale Lavazza di Cino Zucchi Architects, a Torino

Museo M9, Mestre. Ph. Alessandra Chemollo © Polymnia Venezia
Museo M9, Mestre. Ph. Alessandra Chemollo © Polymnia Venezia

I giochi sono (quasi) fatti: la Commissione Europea e la Fundació Mies van der Rohe hanno annunciato le 40 opere ancora in corsa per aggiudicarsi il Premio dell’Unione Europea 2019 per l’Architettura Contemporanea – Mies van der Rohe. Dopo la diffusione della mega lista con i 383 progetti nominati – 17 dei quali realizzati in Italia –, avvenuta il mese scorso, la giuria presieduta dall’architetta Dorte Mandrup – Founder e Creative Director dello studio Dorte Mandrup, con sede a Copenhagen – ha ristretto la rosa delle candidature a 40 opere. Per conoscere i 5 progetti finalisti sarà necessario attendere il prossimo 13 febbraio; secondo il regolamento di questo riconoscimento, tali edifici saranno quindi oggetto di visita da parte dei sette giurati. Tale passaggio precede l’annuncio del vincitore, previsto per metà aprile. L’Italia perde alcune candidature eccellenti, sia tra architetture costruite sul suolo nazionale, sia tra quelle ultimate da architetti di nazionalità italiani in altri Paesi. A quest’ultima categoria appartiene il Palazzo di Giustizia dello studio Renzo Piano Building Workshop, nel quartiere parigino di Clichy-Batignolle. Nulla da fare, tra gli altri, anche per la Torre Prada di OMA, a Milano; per il nuovo headquarters della Lavazza a Torino, progettato da Cino Zucchi Architects; per la sede milanese della società Engie, opera di Park Associati; per la biblioteca ipogea di Werner Tscholl, nell’Alta Val Venosta.

Prada Valvigna. Photo Croppi, courtesy Prada
Prada Valvigna. Photo Croppi, courtesy Prada

SPERANZE PER M9 E PER LA SEDE PRADA NELL’ARETINO

A questo punto le “speranze” per l’Italia si restringono su due importanti edifici, distinti per scala di intervento, ubicazione e programma funzionale. Aperto al pubblico l’1 dicembre scorso, l’M9 – Museo del Novecento di Mestre è stato progettato dallo studio berlinese Sauerbruch Hutton, che nel 2010 si è aggiudicato il concorso internazionale finalizzato alla rigenerazione di un lotto inutilizzato nella città veneta. L’intervento ha comportato il recupero di un ex convento, risalente al Cinquecento, e l’edificazione di due nuovi volumi, uno dei quali destinato alla fruizione museale. Anche il Prada productive headquarter, realizzato dallo studio di Parma Canali associati s.r.l., è stato dettagliatamente presentato su Artribune nei mesi scorsi. La seconda opera italiana in lizza per il riconoscimento è un’elegante “fabbrica giardino”; situata in provincia di Arezzo, è visibile percorrendo la A1. Costituisce la quarta tappa del percorso di collaborazione che lega l’azienda al progettista classe 1935, noto anche per i suoi allestimenti museali. Arriva, infatti, dopo gli interventi ultimati a Montevarchi (1999), a Piancastagnaio (2000) e Montegranaro (2001).

UNO SGUARDO AL RESTO DELL’EUROPA

È la Francia a detenere il più alto numero di candidature – sette -, seguita dalla Spagna, con sei edifici, e dal Belgio, a quota quattro. Al di là delle facili associazioni tra numeri e Paesi, analizzando il quadro europeo nel suo complesso è interessante rilevare la presenza di contesti geografici “emergenti”, ovvero alla prima partecipazione: si tratta di Albania, Serbia e Slovacchia. Quest’ultima è ancora candidata con il progetto dello studio locale GutGut, che a Bratislava ha dato nuova vita all’ex complesso industriale Mlynica. Le opere legate all’ambito culturale – musei, centri culturali, teatri e un auditorio/centro congressi – detengono il primato numerico, confermando il ruolo chiave di questo specifico settore in tutto il territorio dell’Unione. Tra queste si segnalano: la LEGO House di Billund di BIG – Bjarke Ingels Group; il Plasencia Auditorium and Congress Centre di Plasencia, in Spagna, dei madrileni selgascano; il Museum of Arts di Nantes, dei londinesi Stanton Williams Architects. Infine, potrebbero ricevere il Mies van der Rohe Award 2019 anche la Helsinki Central Library Oodi, recentemente inaugurata a Helsinki su progetto di ALA Architects Ltd., o il Lisbon Cruise Terminal di Carrilho da Graça, nella capitale portoghese, unica infrastruttura ancora in gara.

– Valentina Silvestrini

www.miesarch.com

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.