Continua il dibattito sull’ampliamento di Palazzo dei Diamanti a Ferrara. L’opinione di Barilli

Dopo lo scambio al fulmicotone tra Vittorio Sgarbi e Massimiliano Tonelli prosegue la querelle sull’ampliamento di Palazzo dei Diamanti a Ferrara con l’opinione di Renato Barilli.

Concorso per l’ampliamento di Palazzo dei Diamanti, Ferrara. Il progetto vincitore di 3TI PROGETTI, Labics, arch. Elisabetta Fabbri e Vitruvio s.r.l. Immagine via www.cronacacomune.it
Concorso per l’ampliamento di Palazzo dei Diamanti, Ferrara. Il progetto vincitore di 3TI PROGETTI, Labics, arch. Elisabetta Fabbri e Vitruvio s.r.l. Immagine via www.cronacacomune.it

Non sono stato consultato sulla vessata questione del retro da apporre o no al ferrarese Palazzo dei Diamanti, dato il mio attuale scarso prestigio, ma di sicuro non mi sarei associato al coro dei no scandalizzati, come se i tanti ottimi colleghi indignati non sapessero che in tutti i secoli passati era normale lasciare a uno stato rozzo e poco curato i retro dei palazzi, a meno che non si affacciassero anch’essi su pubbliche vie. Nel nostro caso, nessuno può esaminare da lontano il di dietro dei Diamanti, mentre come semplice visitatore devo sottostare ogni volta al rito sgradevole di quel corridoio lungo, stretto, freddo, con porticina che si apre a fatica, per raggiungere le poche stanze dell’ala di sinistra del Palazzo stesso. Se quel passaggio angusto venisse razionalizzato, l’intera visita avrebbe da guadagnare, anche per non sottostare alle forche caudine del rientro nel corpo principale, visto di malocchio dagli inservienti, come fosse cosa disdicevole e inopportuna. Se in quello spazio esterno venissero posti i vari servizi, e cioè un book shop, magari pure una caffetteria, il mozzicone di sinistra potrebbe essere considerevolmente aumentato. Naturalmente è pure possibile pensare ad altre soluzioni, ponendo le mostre importanti in qualche altro spazio, uno dei tanti che il maestro (in tutti i sensi della parola) Franco Farina sapeva così bene gestire. Ma allora si dovrebbe pur collocare qualcosa di valore nello spazio, senza dubbio sacro, dei Diamanti, per esempio i capolavori di Boldini e Previati che se ne stanno, alquanto negletti, altrove. Ma visto che siamo in tema di referendum, perché non farne uno tra i cittadini di Ferrara, chiedendogli se vedono in quella “aggiunta” una profanazione o un utile complemento. D’altronde, non mi piace la razza dei negatori, no Tav, no ingresso posteriore agli Uffizi, no questo no quello. Viva l’andare avanti, lo sviluppo, la crescita.

Renato Barilli

Per approfondire, l’articolo di Valentina Silvestrini e il dibattito Massimiliano Tonelli-Vittorio Sgarbi

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Renato Barilli
Renato Barilli, nato nel 1935, professore emerito presso l’Università di Bologna, ha svolto una lunga carriera insegnando Fenomenologia degli stili al corso DAMS. I suoi interessi, muovendo dall’estetica, sono andati sia alla critica letteraria che alla critica d’arte. È autore di numerosi libri tra cui: "Scienza della cultura e fenomenologia degli stili" (1982, nuova ed. 2007), "L’arte contemporanea" (1984, nuova ed. 2005), "La neoavanguardia italiana" (1995, nuova ed. 2007), "L’alba del contemporaneo" (1995), "Dal Boccaccio al Verga. La narrativa italiana in età moderna" (2003), "Maniera moderna e Manierismo" (2004), "Prima e dopo il 2000. La ricerca artistica 1970-2005" (2006), "La narrativa europea in età moderna. Da Defoe a Tolstoj" (2010), "Autoritratto a stampa" (2010), "La narrativa europea in età contemporanea. Cechov, Joyce, Proust, Woolf, Musil" (2014). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato "Storia dell’arte contemporanea in Italia. Da Canova alle ultime tendenze" (2007) e "Arte e cultura matariale in Occidente" (2011). È stato organizzatore di molte mostre sull’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento.