Aprirà nel 2020 il nuovo Munch Museum di Oslo. L’intervista ai progettisti

The Lambda è il nome del progetto dello studio spagnolo Herreros Arquitectos vincitore del concorso per il nuovo Munch Museum. A parlarci del concept sono gli stessi progettisti

Il nuovo Munch Museum di Oslo
Il nuovo Munch Museum di Oslo

Abbiamo recentemente parlato della vittoria di Tracey Emin nel concorso per l’opera site-specific sulla Museum Island di Oslo, un luogo “situato di fronte al nuovo Munch Museum e quindi parte del progetto fin dai primi bozzetti del museo”. Così gli architetti dello studio Herreros Arquitectos, Juan Herreros e Jens Richter descrivono l’opera e l’intero piano per la Museum Island “che sarà un luogo di incontro per contemplare l’arte, un osservatorio privilegiato con una vista unica sul fiordo. Ultima conquista delle trasformazioni urbane in questa nuova parte della città”, uno spazio urbano destinato all’arte con un padiglione per mostre e la scultura in bronzo di Tracey Emin, The Mother.

Il nuovo Munch Museum di Oslo

IL CONCEPT DEL PROGETTO

Nel 2008 la città di Oslo ha indetto un concorso per la progettazione di un nuovo museo dedicato ad Edvard Munch (Løten 1863 – Oslo, 1944), iconico pittore norvegese, tra gli artisti più conosciuti al mondo. L’istituzione sorgerà a Bjørvika, un quartiere in continuo sviluppo. A vincere la competizione è stato lo studio spagnolo Herreros Arquitectos con il loro “Lambda”. Affacciato sul porto e sul fiordo, la sua silhouette dialoga con la vicina Opera House di Oslo “verso cui si inchina rispettosamente”, e che contrasta con la sua criticata verticalità, e offre un nuovo punto di riferimento visivo nello skyline della città. È anche verso la città norvegese che i visitatori guarderanno seguendo il percorso verticale del museo dove “scopriranno, sperimenteranno e conosceranno Oslo e il suo sviluppo, constatando la forte relazione tra il patrimonio della collezione d’arte di Edvard Munch e la sua città”. Nel progettare l’edificio gli architetti hanno puntato sulla multifunzionalità, pensando non solo alla collezione del museo, ma anche ai diversi programmi curatoriali e progetti espositivi che si svilupperanno negli anni. “Il nuovo Munch Museum farà parte di una nuova generazione di musei d’arte, che rivisita il concetto di museo trasformandolo dal classico archivio d’arte, che gestisce e custodisce la sua collezione permanente, in un centro culturale e sociale di cui tutti i cittadini vogliono fare parte”. Ci spiegano i progettisti:“dopo averne discusso con lo staff del museo, abbiamo capito che il nuovo Munch Museum doveva essere ricettivo e amichevole verso un cittadino che non vuole conoscere barriere o elitarismo, promuovendo programmi pubblici ibridi inseriti nella vita quotidiana dei cittadini e che comprendono ricerca, istruzione, riunioni di ogni genere aperte a tutti.” L’aspetto più importante è che i cittadini di Oslo lo considerino il “loro museo” e che rappresenti gli ideali della società norvegese, e l’immagine esatta di ciò che è la città e che spera di essere in futuro.

Munch Island
Munch Island

IL PROGETTO ARCHITETTONICO

Il progetto, con i suoi 24,500 mq tra museo e spazi pubblici, offre diversi luoghi dove sperimentare l’arte: la stessa lobby sarà “un’estensione dello spazio pubblico a Bjørvika, invitando tutti a entrare e trasformare il museo in una struttura di vita quotidiana.” Ci sono quindi due livelli su cui agisce il Lambda: quello espositivo per il Munch Museum, e quello urbano. È composto da un nucleo di cemento “statico” e da uno spazio di circolazione “dinamico”. Juan Herreros e Jens Richter ci descrivono le sale espositive del nuovo Munch Museum che saranno “dimensionate in maniera specifica per questa collezione unica con tutta la sua diversità di opere e formati: vi sono infatti sale più raccolte adatte a ospitare le stampe di Munch su carta, e stanze per le opere monumentali come i dipinti ‘Alma Mater’ o ‘The Sun’. Una tecnologia all’avanguardia studiata dal punto di vista olistico, completamente incorporata nei pavimenti, soffitti e pareti, soddisfa le più alte esigenze museali, e allo stesso tempo crea spazi espositivi ultramoderni che rendono protagonisti sia le opere che i visitatori”.

ARCHITETTURA E COLLEZIONI

Un aspetto fondamentale è proteggere la collezione dalla luce diretta del sole, dall’umidità e dai furti, con pareti di cemento di spessore simile a un bunker. Gli spazi espositivi sono studiati come stanze singole che possono essere chiuse e trasformate in depositi temporanei inaccessibili. È grazie alla componente “dinamica” dell’edificio, una struttura leggera in acciaio e vetro, che si articola la circolazione verticale. La reception, la sala per eventi, la biblioteca e il negozio sono tutti spazi pubblici, e l’accesso agli spazi espositivi avviene salendo la scala mobile all’estremità della hall. Da qui, una catena di scale mobili attraversa un pozzo di luce e porta i visitatori ai cinque piani espositivi del museo e alla caffetteria.

-Ilaria Bulgarelli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Ilaria Bulgarelli
Ilaria Bulgarelli (Roma, 1981) ha studiato presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, conseguendo la laurea triennale in Ingegneria Edile, poi presso “Sapienza Università di Roma”, per terminare i suoi studi con la laurea specialistica in Architettura. Un mix di studi scientifici e creativi che si vanno a fondere con la sua passione per l’arte. Sarà proprio questa passione a condurla verso l’arte contemporanea frequentando il Master of Art della LUISS Creative Business Center. Una formazione che le permette di curare mostre dal progetto curatoriale all’allestimento, collaborando così con artisti di arte contemporanea. È uno stage presso la redazione di “Rai Arte” e una collaborazione con l’ufficio stampa di MondoMostre, a portarla verso la comunicazione e il giornalismo.