Curata da Pippo Ciorra e Jean Louis Cohen, realizzata dal MAXXI con la Fondazione Bruno Zevi, “Gli architetti di Zevi. Storia e controstoria dell’architettura italiana 1944-2000” analizza il poliedrico protagonista del Novecento a partire dai “suoi” architetti.

In occasione del centenario della sua nascita, il MAXXI rende omaggio alla figura di Bruno Zevi: architetto, saggista, politico, comunicatore dalla forza dirompente che dal mondo dell’architettura ha saputo estendere il suo pensiero militante a varie zone d’azione. Per celebrare un personaggio così sfaccettato e multitasking, la mostra si serve di un racconto corale, esponendo le opere degli architetti che Zevi ha apprezzato e sostenuto. Sono dunque i disegni e le foto dei Monumento ai martiri delle Fosse Ardeatine di Mario Fiorentino (1946 e 1949), del villaggio La Martella del gruppo guidato da Ludovico Quaroni (1951-1954), della Chiesa sull’Autostrada di Giovanni Michelucci (1961-1964) o lo spaccato di Luigi Pellegrin del Complesso Marchesi (1976) le voci narranti di questa mostra, che mette in luce l’importantissimo lascito della linea critica zeviana, e allo stesso tempo restituisce lo spaccato di un capitolo cruciale della storia dell’architettura italiana.

L’ALLESTIMENTO

Al centro della galleria, allestiti su strutture che ricordano i tecnigrafi di altri tempi, dei disegni potentissimi escono dalla cornice per raccontare, con forza, le potenzialità di opere capaci, almeno nelle intenzioni, di trasformare il mondo e costruire il futuro; immagini che ci parlano di una fiducia nel progetto e di un modo di comunicare l’architettura ai quali non siamo più abituati, e che ci ricordano di un tempo ormai perduto. La mostra offre un racconto illustrato della stagione dell’architettura italiana compresa tra i primissimi Anni Sessanta e gli Anni Ottanta, che ha visto tanti progetti brillare su carta e poi, troppo spesso, implodere, una volta realizzati, nell’impatto con la realtà.
Attorno a questa mole di architetture, sulle pareti della galleria del MAXXI, una superficie continua racconta con sequenza cronologica gli episodi salienti della vita di Bruno Zevi; un nastro color aragosta che fa da controcanto alla serietà dei tecnigrafi, in un discorso molto pop, dove i registri e i materiali restituiscono la ricchezza e la complessità del personaggio. Un allestimento perfettamente riuscito, che trasmette con efficacia la ricchezza di Zevi e la sua capacità di saper parlare a chiunque, di trasmettere con veemenza quel suo credo nell’architettura come spazio della vita.

Gli architetti di Zevi. Storia e controstoria dell’architettura italiana 1944 2000. Exhibition view at MAXXI, Roma. Photo Musacchio Ianniello. Courtesy Fondazione MAXXI
Gli architetti di Zevi. Storia e controstoria dell’architettura italiana 1944 2000. Exhibition view at MAXXI, Roma. Photo Musacchio Ianniello. Courtesy Fondazione MAXXI

IL PROGRAMMA COLLATERALE

Contestualmente alla mostra, il MAXXI presenta una serie di eventi e iniziative che celebrano il personaggio attraverso il racconto di studiosi, giornalisti e critici, costruendo dunque delle occasioni di dibattito per discutere della storia e del lascito consegnato. Dopo l’incontro del 26 aprile con il politico e giornalista Massimo Teodori e quello del 6 giugno con Roberto Dulio, storico dell’architettura, e Claudio Gamba, storico dell’arte, il 14 giugno prosegue il ciclo delle visite guidate che, a partire dalla collezione permanente del museo, arriveranno ad approfondire alcuni aspetti della figura di Zevi.

Giulia Menzietti

Evento correlato
Nome eventoGli architetti di Zevi
Vernissage24/04/2018 su invito
Duratadal 24/04/2018 al 16/09/2018
AutoriMaurizio Sacripanti , Piero Sartogo, Carlo Scarpa, Franco Albini, Renzo Piano, Bruno Zevi, Pier Luigi Nervi
CuratoriPippo Ciorra, Jean Louis Cohen
Generearchitettura
Spazio espositivoMAXXI - MUSEO DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
IndirizzoVia Guido Reni 4a - Roma - Lazio
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Giulia Menzietti
Giulia Menzietti è architetto, docente presso la Scuola di Architettura e Design Eduardo Vittoria di Ascoli Piceno, Università degli studi di Camerino. Dottore di ricerca all’interno del Programma Internazionale Villard D’Honnecourt dello IUAV di Venezia, ha partecipato a diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali e a diversi convegni con contributi selezionati tramite peer review. È autrice di Amabili resti. Frammenti e rovine della tarda modernità italiana, Quodlibet 2017, ha curato nel 2014 il libro TRUE-TOPIA. Città adriatica riciclasi, Aracne, e con Sara Marini e Alberto Bertagna Memorabilia. Nel paese delle ultime cose, Aracne 2015. Scrive per “Il Manifesto”, suoi contributi sono comparsi in diverse pubblicazioni e riviste d’architettura.