A Pechino il Guardian Art Center, la nuova “macchina culturale” progettata da Ole Scheeren

Una serie di volumi pixellati, diretta evocazione delle tradizionali case Hutong, e un “anello fluttuante” in vetro, che intende ribadire il ruolo di metropoli globale di Pechino, definiscono la nuova (e multiforme) “macchina culturale” della capitale cinese. A due passi dalla Città Proibita

Guardian Art Center
Pechino, Guardian Art Center by Ole Scheeren © Buro-OS – Photo by Iwan Baan

Vietato “imbrigliarlo” in una definizione standard: semplicemente, il Guardian Art Center di Pechino “è un luogo che afferma l’esistenza di un nuovo tipo d’istituzione culturale.” A dichiararlo è il suo progettista, l’architetto tedesco Ole Scheeren, già direttore e partner di OMA, vincitore nel 2000 della RIBA Silver Medal. Con il suo studio, solo nell’arco del 2017, ha portato a termine tre visionari mega-interventi in Asia: il grattacielo MahaNakhon di Bangkok, il più alto edificio della Thailandia; le torri a uso misto DUO, a Singapore – dove si era già fatto conoscere con il pluripremiato The Interlace – e questo complesso culturale ibrido della capitale cinese, aperto da alcune settimane. Prima casa d’aste al mondo costruita su commissione, il Guardian Art Center occupa un ambitissimo sito di Pechino, accanto alla Città Proibita e di fronte al NAMOC – National Art Museum of China. Prima dell’accettazione del progetto, negli ultimi vent’anni decine di interventi destinati alla medesima area erano stati rifiutati. “Il nostro ha saputo riconciliare le tante, complesse narrazioni della città”, ha sottolineato ancora Scheeren, paragonandolo a una “macchina culturale”. Oltre agli ambienti destinati alla diversificata programmazione della casa d’aste, il centro dispone di uno spazio espositivo di 1700 metri quadri, votato alla massima flessibilità, di laboratori all’avanguardia di restauro e conservazione, di vari ristoranti, di uffici amministrativi e di una libreria. A sormontare i volumi pixellati in pietra di basalto grigia, perforati per definire una successione di oblò, è l’“anello fluttuanti pannelli in vetro” dell’hotel annesso; tra due parti di quest’ultimo è stata inserita una piccola torre per i servizi educativi, con sale lecture e seminari. “Molto più di un semplice museo”, ma nemmeno “un’istituzione ermetica”: piuttosto siamo di fronte a una “realtà che esprime la natura ibrida della cultura contemporanea. È un rompicapo cinese che unisce spazi culturali e funzioni pubbliche coniugando l’arte e la cultura con eventi e lifestyle.” Senza dubbio un’architettura da vedere con i propri occhi.

– Valentina Silvestrini

http://buro-os.com/

 

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.