Fondata da due studenti della prestigiosa AA di Londra, KooZA/rch – A Visionary Platform of Architecture, la piattaforma web ideata per riunire disegni e progetti, è diventata uno spazio di discussione di portata globale. Dalla quale sta emergendo un progressivo allontanamento dal render iperrealistico. Ne abbiamo parlato con la fondatrice.

Nel 2014 due studenti della Architectural Association di Londra fondano KooZA/rch, destinata a diventare una tra le piattaforme di architettura più cliccate dagli utenti del settore. Rivolta agli architetti e al pubblico curioso di tutto il mondo, KooZA/rch offre una visione globale del disegno di architettura nella pratica contemporanea. Abbiamo incontrato la fondatrice Federica Sofia Zambeletti per farci raccontare come sta andando il sito e quali sono i progetti per il futuro.

Quando nasce questa piattaforma? Cosa significa il nome?
KooZA/rch nasce nel 2014 tra Milano e Londra con l’obiettivo di creare un luogo in cui condividere idee e sfidare il ruolo della “rappresentazione” in relazione al progetto architettonico. Il nome è la combinazione del cognome mio e di quello del socio con cui ho fondato la piattaforma: Koo che ha originato “KooZAmbelettiArchitecture” abbreviato a “KooZA/rch”. Nonostante il nome rimanga, lo stesso Koo non contribuisce più al sito dalla fine del 2014.

Qual è l’idea alla base del progetto?
La filosofia di KooZA/rch si ispira al lavoro dei Paper Architects, quando il disegno era indivisibile dalla concezione disciplinare dell’architettura. Per questo ogni pubblicazione è accompagnata da un’intervista, in modo tale da concepire l’immagine architettonica come se fosse di un progetto realizzato, non astratto.

Che tipo di servizi offre?
Troppo spesso le immagini create per presentare un’architettura finiscono nel dimenticatoio, da qualche parte nei nostri computer. Con KooZA/rch ora è possibile condividere i propri lavori a livello globale. Si è creata così una discussione stimolante tra studenti e architetti, che ha coinvolto anche illustratori, artisti e designer: la piattaforma è diventata un punto di incontro di ogni disciplina, usata da molti come riferimento per le grafiche e i progetti.

Sonia Dubois, Orchard Farm With Cider Factory, Fonte koozarch.com
Sonia Dubois, Orchard Farm With Cider Factory, Fonte koozarch.com

Tra gli studenti di architettura il vostro sito è diventato molto popolare negli anni. Quale pensi sia il vostro merito?
Credo che la popolarità di KooZA/rch sia data soprattutto dal momento storico che viviamo, un’epoca in cui esiste un forte rifiuto del render realistico e si premia la ricerca di un disegno più complesso, un’alternativa. “Tools” come Photoshop e Illustrator hanno in concomitanza aperto possibilità che consentono di esplorare un’immagine diversa dell’architettura che si alterna e varia in continuazione. Mai prima d’ora si è avuta l’opportunità di giocare con l’immagine come oggi, quando profondità, materialità, luci e ombre possono essere manipolate per creare una propria visione architettonica unica. Qui l’immagine è il “montage” come concepito nel XXI secolo, un fenomeno che risiede intrinsecamente nella scelta, una metodologia che parla istantaneamente delle decisioni e delle intenzioni dell’autore. Per noi la forza unica del mezzo non sta nella creazione di un prodotto finale, ma nella sua capacità di confrontarsi, testare e rivelare.

Anche voi siete stati studenti, entrambi della Architectural Association di Londra. Quanto ha contato questo denominatore comune nella nascita di KooZA/rch?
L’AA è stata essenziale nello sviluppo della piattaforma, sin dal suo inizio. L’attenzione dedicata al disegno e in generale al formato del progetto all’interno dell’università, cui si aggiunge la vita corta di questi progetti che vengono solo pubblicati all’interno del Projects Review dell’AA, hanno fatto sì che progettassimo uno spazio virtuale in grado di funzionare sia come piattaforma di esposizione sia come spazio di discussione. In questo contesto la nozione “The medium is the message” è stata fondamentale nell’affrontare ogni progetto dal primo all’ultimo anno.

Pubblicate progetti da tutto il mondo. Quali sono i Paesi più attivi?
Stati Uniti, Inghilterra, Italia, Francia e Cina, fra gli altri.

Boano Prismontas & Ricardas Blazukas @ Dubai Design week 2017, Aidah An Invisible City. Fonte koozarch.com
Boano Prismontas & Ricardas Blazukas @ Dubai Design week 2017, Aidah An Invisible City. Fonte koozarch.com

Noti la presenza di diverse correnti grafiche tra le pubblicazioni? Dipendono dai Paesi o dalle scuole di provenienza?
La tendenza maggiore è un allontanamento dal render. Sebbene riceviamo numerose immagini che tendono a cercare di replicare, o piuttosto creare queste utopie, i nostri criteri favoriscono immagini che parlano di visioni più ampie ‒ degli architetti e dei progetti stessi. I rendering iperrealistici appiattiscono automaticamente la ricchezza di un’idea, che chiude istantaneamente la porta a così tante forme di espressione e sperimentazione. Tuttavia, vogliamo anche promuovere la diversità nella metodologia con cui ogni individuo si avvicina al proprio progetto. Ciò incoraggia il dialogo di KooZA/rch che continuamente cerca di mettere in discussione e confrontarsi con la pratica del disegno contemporaneo. Ogni scuola ha una corrente diversa che la distingue dalle altre, addirittura ci sono professori con un proprio stile grafico che viene assimilato dagli studenti durante il corso. È il caso di Pier Vittorio Aureli presso la Architectural Association e di C.J. Lim alla Bartlett School of Achitecture, il timbro grafico dei docenti è evidente negli elaborati finali che ci vengono inviati.

Vi piacerebbe passare al cartaceo?
Da amante del cartaceo “di pelle” direi di sì. Nello stesso tempo, dopo aver contemplato a lungo il tema, mi sono anche resa conto che il cartaceo è a suo modo definitivo. In questa prospettiva sono dell’idea che è un formato da utilizzare quando uno ha finalizzato un argomento e un’identità; in questo momento penso che la “leggerezza” dell’online abbia più potenziale per lo sviluppo di KooZA/rch.

Che progetti avete per il futuro?
Al momento stiamo lavorando a un nuovo sito che speriamo di lanciare a breve. Nonostante il “buon vecchio WordPress” ci abbia sostenuto dal 2014 e ci abbia consentito di espanderci, è giunta l’ora di creare uno spazio più “user friendly” che vada a offrire diversi format e consenta diverse potenzialità. Contemporaneamente sto lavorando su uno nuovo aspetto che ho battezzato “Abstractions”. Per tre anni KooZA/rch si è interessato al ruolo dell’immagine nella pratica architettonica, rivendicando l’immagine come progetto stesso, ponendosi come il sito di sperimentazione e come uno strumento architettonico fondamentale. Ora vogliamo soffermarci ulteriormente sul concetto di “strumenti”, espandendo verso altri mezzi e metodi con i quali creare l’architettura e concepire concetti spaziali.

Bianca Felicori

https://koozarch.com/

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Bianca Felicori
Bianca Felicori è architetto junior e studentessa del corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano presso il Politecnico di Milano. Inizia il suo percorso nella redazione di Domus insieme all’ex direttore Nicola Di Battista, correlatore della sua tesi di laurea triennale “L’occhio dell’arte in Domus” dedicata al rapporto tra la disciplina artistica e quella architettonica, con il contributo di Mimmo Paladino. Dopo l’esperienza all’interno della redazione, partecipa attivamente agli eventi dedicati all’architettura in Italia - Salone Internazionale del Mobile e Biennale di Venezia. Nata a Bologna e residente a Milano, è oggi redattrice di Artribune e si occupa di architettura e arti visive.