Parola all’associazione Roma moderna, autrice dell’omonimo progetto che mira a istituire una biblioteca, scelta fra quelle comunali, dedicata allo sviluppo della Capitale dal 1870 a oggi.

Si sa, ormai è un cliché: Roma è in declino. Anzi: Roma è definitivamente declinata. I declinisti, un genere di persone che pullulano in Italia, a Roma hanno la prova provata delle loro tesi e noi stiamo lì, alla ricerca di qualche prova che possa inceppare la loro superba snobberia, che possa smascherare le loro rendite di posizione salottiere, ma annaspiamo e così ci ritroviamo ai loro piedi, a quel punto complici del declino, inevitabilmente.
L’imperativo è dunque quello di smascherare i lamentisti e i declinisti romani, e allora viene in mente un famoso discorso, quello con cui John Fitzgerald Kennedy sedusse la sua nazione: il discorso dell’“Ask not”: d’ora in poi non chiederti più cosa la tua nazione può fare per te, ma chiediti ciò che tu puoi fare per la tua nazione. E allora immaginiamoci per un attimo il seducente JFK nel bel mezzo di un salotto romano a pronunciare queste parole: farebbe una figura ancor più misera dell’idiota di Dostoevskij. Eppure queste parole rappresentano una rivoluzione copernicana, rappresentano quello che si potrebbe definire il sale della politica, del vivere a dovere nella polis.

La biblioteca dunque sarebbe comunale, con personale tecnico e amministrativo del Comune, ciò permetterebbe di non avere particolari aggravi di spesa“.

L’associazione Roma moderna cerca di dare una risposta alla domanda di JFK con una proposta per il Comune di Roma. L’idea è quella di poter adibire una delle tante biblioteche comunali a un tema specifico: lo sviluppo della città dal 1870 a oggi, ovvero dal momento in cui Roma, sempre a modo suo, è diventata una metropoli. La nuova biblioteca dovrebbe recepire i testi fondamentali e particolari di una vicenda che ci riguarda. D’altronde, come scrive Martin Amis, “Il desiderio di non ereditare è tipico di tutta la barbarie”, e Roma e barbarie sono diventati termini troppo contigui sebbene, teoricamente, semanticamente opposti.
La biblioteca dunque sarebbe comunale, con personale tecnico e amministrativo del Comune, ciò permetterebbe di non avere particolari aggravi di spesa. Si aderirà a Roma moderna comperando libri o donando i propri e diverse persone hanno già promesso diversi volumi se non di donare intere biblioteche. Non solo. L’idea sarebbe anche quella di muoversi su due fronti: la richiesta di finanziamenti europei e la ricerca di sponsor privati, in modo tale da poter attivare una serie di contratti con dottorandi e ricercatori, i quali dovrebbero dar vita a un osservatorio sulle trasformazioni urbane della città e del suo territorio. In definitiva, dar vita a un giornale online in cui si possa avere il polso di come la città si stia sviluppando.
Un ultimo progetto, pendant ai precedenti: mettere a punto un bando comunale per una libreria su strada, nei tanti immobili comunali sfitti o in disuso, sul tema proprio di Roma moderna, in cui si potrebbero trovare libri, romanzi, film, libri di fotografia, testi stranieri e quant’altro riguardo a una città che è, nonostante il suo declino, nell’inconscio collettivo del mondo intero.

GLI OBIETTIVI

È chiaro che il progetto Roma moderna intende essere propedeutico alla creazione di uno Urban centre, un’istituzione, questa, che manca e di cui è palpabile la mancanza. Ipotizziamo allora che la Biblioteca Roma moderna si faccia: è allora un’immagine che può sedurre, quella di un bel luogo romano che, con i suoi testi donati dai cittadini e con il lavoro di gruppi di giovani dediti a comprendere e rendere noto ciò che sta succedendo, possa ospitare coloro i quali lavoreranno per l’Urban centre affinché, si spera, le trasformazioni possano in futuro emanciparsi da quella miseria che oggi le caratterizza.
A oggi Roma moderna sta raccogliendo le adesioni di istituzioni e cittadini per poi chiedere ai rappresentanti del Comune un incontro pubblico per vedere insieme se il progetto è plausibile o no. Cerchiamo dunque l’adesione di coloro i quali si sentono uniti nel non volere considerare il declino come unico destino di Roma.

Valerio Paolo Mosco

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Valerio Paolo Mosco
Laureato in Architettura a Roma (1992), Dottorato di Ricerca in Progettazione Architettonica (2005-2008). È stato contrattista presso lo Iuav nel Dipartimento di Progettazione Architettonica dal 2002 al 2005. Ha insegnato presso all’Illinois Institute of Technology (IIT) a Chicago (2006); presso la Facoltà di ingegneria di Brescia (2007-2008); presso lo Iuav di Venezia (corsi di: Progettazione architettonica, Caratteri tipologici e Morfologici, Teoria dell’architettura e in due workshop estivi). Ha insegnato al Politecnico di Milano Storia dell’architettura italiana (corso in inglese) e presso lo IED di Roma. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali ed internazionali risultando vincitore del Concorso Europan 4 ad Osjek in Croazia (1997, con Andrea Stipa) e nel Concorso per la Nuova Sede Wind di Roma (2000, con Aldo Aymonino e Officina 5) e vincitore del Concorso per la Scuola d’infanzia a Galcetello a Prato (2008, con Andrea Stipa). È autore dei seguenti libri: Architettura a Zero Cubatura: il progetto degli spazi pubblici (con Aldo Aymonino, Skira, 2006, edizione italiano, inglese, francese); Valerio Paolo Mosco, 2003/2005: Scritti (Edilstampa, 2006). Archiettura Contemporanea, Stati Uniti – West Coast e Archiettura Contemporanea, Stati Uniti – East Coast, (Motta Edizioni Sole 24 Ore, 2008-2009, edizione italiano e francese). Steven Holl (Motta Edizioni Sole 24 Ore, 2009, edizione italiano e inglese). Sessant’anni di ingegneria in Italia e all’estero (Edilstampa, 2010); Nuda Architettura (Skira, 2012, edizione italiana e inglese), Ensamble Studio (Edilstampa, 2012). Nel 2008 per l’Enciclopedia Italiana Treccani ha redatto la voce “Città e Spazio Pubblico”. Ha pubblicato diversi articoli per l’Industria delle Costruzioni, Area, Progetti e Concorsi, Abitare e Lotus.

1 COMMENT

  1. Bisogna chiarire che Roma negli ultimi 20 anni è stata vittima di un becero disegno politico dai governi berlusconi-bossi atto a trascurarla come Capitale per portare il più possibile nelle squallide ed insulse città del nord Italia. Inoltre volevo far notare all’autore che Roma le dimensioni di una metropoli le ha sempre avute, quella che è cambiata nei millenni è stata la popolazione, enorme durante l’impero, basta pensare che 1.5 milioni all’epoca equivale a 5 volte quella di Londra oggi, per scendere fino a 100.000 dopo i sacchi e gli incendi fino a prima di divenire Capitale, ma le dimensioni sono sempre state quelle, non avendo mai avuto comuni limitrofi o a breve distanza fino al mare, dove Ostia era parte di Roma. Quindi non dal 1870 e neanche a modo suo. Diciamo che a modo suo le ha reinterpretate, ma quando Roma era già una metropoli nelle altre città italiane ed europee c’erano ancora i dinosauri. Giusto per precisare.

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