A Barcellona apre Casa Vicens, la prima dimora progettata da Gaudì. Tutte le foto

Ultimati i lavori di ristrutturazione e adeguamento, a partire dal 16 novembre Casa Vicens svelerà al pubblico il proprio patrimonio di stucchi, ceramiche decorative e arredi progettati di Antoni Gaudì, tra orientalismo e ispirazioni naturali.

Casa Vicens, photo by Pol Viladoms
Casa Vicens, photo by Pol Viladoms

Cosa può raccontarci del linguaggio e, in un certo senso, del destino di un architetto la sua prima opera realizzata? Quali visioni, prospettive, abbozzi di idee, destinati a evolversi in capisaldi oppure a essere sconfessati, sono racchiusi nel primo “fatale” passaggio dalla dimensione disegnata a quella costruita? Nella fase più convulsa della sua storia moderna, Barcellona si appresta ad accogliere un nuovo “spazio per la conoscenza, la cultura, l’incontro”, realizzato all’interno del primo edificio progettato dal padre del modernismo catalano. Dal 16 novembre, Casa Vicens sarà infatti aperta al pubblico: offrirà un percorso di visita permanente tra gli ambienti, ampiamente decorati, progettati da Gaudí per l’imprenditore Manuel Vicens i Montaner, oltre a esposizioni temporanee e iniziative di approfondimento sulla produzione del noto progettista. Al tema della casa unifamiliare, intesa come punto di avvio nella carriera di generazioni di architetti, è destinata la mostra di debutto, dal titolo The first house. The private home. The manifesto house. Con uno sguardo internazionale, sono affiancati i progetti residenziali di alcune tra le voci più significative della disciplina, in larga parte contemporanee a Gaudì. Punto di avvio sono le versioni sviluppate da figure come Viollet-le-Duc e William Morris, fondamentali nella sua formazione; spazio anche agli statunitensi Richardson, Sullivan e Wright, agli europei Berlage e Wagner e alle declinazioni dell’Art Nouveau, con un focus sulle dimore di Horta, Guimard, Mackintosh e Olbirch. A precedere l’apertura di Casa Vicens – la cui struttura attuale è il risultato di una serie di trasformazioni sia volumetriche, con un’espansione del 1925 di Joan Baptista Serra de Martínez, sia degli spazi esterni – sono stati importanti lavori di ristrutturazione. In particolare, per definire il percorso di visita e adattare il complesso alla nuova identità di spazio pubblico e culturale sono state portate a termine opere di recupero degli elementi decorativi originari e interventi di adeguamento funzionale, tra cui la realizzazione di una scala dall’evidente impronta scultorea. Gli esiti sono nella nostra gallery.

– Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.