Biennale Architettura 2018 a Venezia: l’anno di Freespace. Tutte le novità

È Freespace il tema della 16. Mostra Internazionale di Architettura, curata dal duo irlandese Yvonne Farrell e Shelley McNamara. Tracciate le linee guida dell’edizione al via il 26 maggio.

Yvonne Farrell, Shelley McNamara, Paolo Baratta_Photo by Andrea Avezzu'_Courtesy of La Biennale di Venezia
Yvonne Farrell, Shelley McNamara, Paolo Baratta_Photo by Andrea Avezzu'_Courtesy of La Biennale di Venezia

È un invito chiaro quello rivolto da Yvonne Farrell e Shelley McNamarale due progettiste fondatrici dello studio Grafton Architects nominate lo scorso gennaio alla guida delle prossima Biennale di Architettura, ai curatori che saranno incaricati di occuparsi dei padiglioni nazionali. Nei sei mesi di apertura di questo “forum, un’occasione in cui le idee d’architettura si possono aprire al mondo”, come ha definito la kermesse Farrell, verranno celebrati “esempi di generosità e di sollecitudine nell’architettura” provenienti da tutto il mondo. Tra le sfide lanciate dal duo curatoriale rientra la volontà di “enfatizzare il ruolo dell’architettura nella scenografia della vita di ogni giorno Il nostro cliente è la Terra: luce, sole, ombra, la forza di gravità sono gli elementi con cui l’architettura si relaziona. Su queste risorse gratuite e sulle qualità ad esse legate concentreremo la nostra attenzione. Invitiamo tutti i partecipanti a rivelare il proprio freespace, così che insieme si possa mostrare la capacità dell’architettura di collegarsi al tempo, al luogo, alle persone.” Una Biennale, dunque, nella quale più che sui singoli processi costruttivi si ragionerà intorno alla ricerca di “questo nucleo di freespace”, nell’ottica di una riflessione ampia e condivisa sulla “capacità dell’architettura di fornire spazi liberi e complementari anche nelle condizioni più restrittive”.

IL FREESPACE COME FILO CONDUTTORE

Senza scendere nel dettaglio dei contenuti, come prevedibile, Farrell e McNamara hanno voluto intanto precisare che “la mostra avrà una dimensione tale da generare un forte impatto sul visitatore, favorendone un coinvolgimento attivo. Presenteremo esempi, proposte ed elementi relativi a opere costruite o non realizzate che esemplifichino il tema guida, rivelando la potenzialità e la bellezza dell’architettura”. Un ambito di interesse che le curatrici hanno specificato citando alcune testimonianze che considerano valide per inquadrare il concetto stesso di “freespace”: dalla casa a Maiorca di Utzon, nei cui spazi esterni una seduta è stata modellata direttamente sul corpo umano al Museo di Arte Moderna di Lina Bo Bardi, a San Paolo, nel quale la progettista di origini italiane ha scelto di sollevare il volume dal terreno “non per orgoglio estetico, ma per creare un belvedere che permettesse a chiunque di vedere la città dall’alta”, fino alle sedute di Palazzo Medici Riccardi, a Firenze, concepite come è uno spazio pubblico. “È proprio la parte di umanità che manca nell’architettura quella che noi cerchiamo”.

L’ARCHITETTURA: UNA DEA SCOMPARSA DA RITROVARE

Nella sua introduzione, inoltre, il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta ha sottolineato come “il divario tra architettura e società civile ci ha ossessionato in questi anni” e anche attraverso la Biennale firmata Farrell –McNamara si cercherà di sollecitare “la capacità di riformulare domande”, dopo “i risultati molto importanti conseguiti con AravenaLo scollamento tra architettura e società civile, e cioè la crescente difficoltà di quest’ultima a esprimere esigenze e predisporre risposte adeguate, ha condotto a fenomeni di urbanizzazione drammatici e caratterizzati da una gravissima assenza di spazi pubblici, o sviluppi governati dall’indifferenza come le periferie”. Inoltre, ha continuato il Presidente “l’assenza di architettura impoverisce il mondo e riduce il benessere conseguito con lo sviluppo economico e demografico. Riscoprire l’architettura vuol dire tornare a esprimere un forte desiderio per la qualità dello spazio nel quale viviamo, una ricchezza da tutelare, da rinnovare e da creare”.

-Valentina Silvestrini

http://www.labiennale.org/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.

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