Finalmente sulla tratta ferroviaria Palermo-Messina arriva il doppio binario. Ma i progettisti sacrificano una vecchia stazione, amata dai siciliani e dai turisti. Una delle più belle scene di Nuovo Cinema paradiso era stata girata là…

Mettere insieme esigenze di sviluppo e ammodernamento, con la tutela di memoria e paesaggio, dovrebbe essere un principio ormai scontato. Un automatismo su cui fondare ogni opera pubblica. E invece, qualche volta, il buon senso va in cortocircuito. Accade in Sicilia. Dove un luogo simbolo del cinema italiano, un angolo di provincia che in sé incarna realtà e immaginazione, fiaba, cronaca e scrittura, è ridotto a un cumulo di macerie. Fatto a pezzi, nemmeno fosse stato un set di cartone.
Era il 1988 quando la storia di Totò, del proiezionista Alfredo e di quel rifugio-metafora-destino chiamato Nuovo Cinema Paradiso, conquistava il mondo: il film di Giuseppe Tornatore, ambientato nel secondo Dopoguerra, impreziosito dalle musiche di Ennio Morricone e interpretato da Philippe Noiret e Salvatore Cascio, si meritava l’Oscar e il Golden Globe come miglior film straniero, oltre al Grand Prix della Giuria a Cannes.

La Stazione di Lascari negli anni '40
La Stazione di Lascari negli anni ’40

Quel paesello siciliano, che fu nucleo principale del film e che tutti conosciamo col nome immaginario di Giancaldo, era in realtà un collage di varie ambientazioni, scelte nell’area del palermitano e nel distretto madonita. Tra queste, la stazione di Lascari-Gratteri, dove fu girato uno snodo centrale della trama: Totò, ormai adolescente, saluta sul binario l’amico Alfredo, prima di salire su quel treno che lo porterà a Roma verso una nuova vita e una carriera di regista. “Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere, non ti fare fottere dalla nostalgia. Dimenticaci tutti. Se non resisti e torni indietro non venirmi a trovare, non ti faccio entrare a casa mia. U capisti? Qualunque cosa farai, amala”.

LA NOTTE DELLE RUSPE E LA FINE DI UN SOGNO

Totò sarebbe tornato, molti anni dopo, con i suoi successi in tasca e la nostalgia tenuta a freno, ma mai sopita. Da quella minuscola stazione il futuro aveva preso la sua rotta, nell’attesa che arrivasse il tempo dei bilanci, del ricongiungimento.
Oggi quell’edificio non esiste più. Interamente demolito per far posto al doppio binario lungo il primo lotto della linea tra Fiumetorto e Castelbuono: opera necessaria, in una terra che sconta l’arretratezza di un sistema ferroviario fuori da qualunque standard europeo. E però, quel monumento della cinematografia italiana e siciliana, forse, doveva essere salvato. Un posto che i turisti conoscevano, che era entrato nella mappa delle storiche location filmiche, e che poteva diventare un Museo, un archivio intitolato a Nuovo Cinema Paradiso, magari con uno di quei programmi di riqualificazione culturale delle stazioni in disuso, con affido a cooperative e associazioni non profit.

La Stazione di Lascari demolita
La Stazione di Lascari demolita

Si è preferita la via più celere, già 15 anni fa. È nel 2003 che si decide di abbattere la fermata. E solo oggi, nella notte tra il 21 e il 22 febbraio, si è dato seguito alla distruzione della palazzina, entrata in funzione nel 1887 con l’inaugurazione della ferrovia Palermo-Messina. Nessuna resistenza ha potuto opporre l’amministrazione locale e nessuna modifica era più praticabile. Magari, in fase di progettazione, a suo tempo, una soluzione alternativa poteva essere trovata. “È un po’ come la demolizione del cinema nel film di Tornatore. La fine di un sogno“, ha commentato Salvatore Cascio, 37enne, per tutti rimasto “il piccolo Totò”. “Il progresso arriva sempre tardi!”, diceva Alfredo. Tenere a bada la nostalgia, non voltarsi, guardare l’orizzonte. E la vecchia stazione resta un posto in cui tornare, con l’immaginazione.

– Helga Marsala

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.

2 COMMENTS

  1. Sono state spostate dighe (storica memoria..) e complessi architettonici interi…non credo che sarebbe stato tecnicamente impossibile “spostare” qualche metro più in là una piccola stazione ferroviaria dell”800!!! Ovviamente come sempre ha prevalso la logica industriale del massimo vantaggio con il minor costo!!! E’ inammissibile però che nessuna istituzione si sia mossa in questo senso. E’ il solito sistema italiota…me ne vergogno.

  2. quella stazione apparteneva al cinema,alla cultura italiana,e si è preferita abbatterla in nome del progresso,sacrificando la cultura…

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