Expo. Da Milano al Kazakistan

Da giugno 2017 l’appuntamento per i fanatici di Expo è ad Astana, capitale da 20 anni del Kazakistan. Ecco come si sviluppa il programma.

Astana Expo City 2017 - masterplan by Adrian Smith + Gordon Gill Architecture (AS+GG)
Astana Expo City 2017 - masterplan by Adrian Smith + Gordon Gill Architecture (AS+GG)

Dopo Nutrire il Pianeta, edizione milanese del 2015, ad aprire le porte a un nuovo Expo (Specialised in questo caso, mentre quella Universale si terrà a Dubai nel 2020) sarà il Kazakistan, primo Paese centro-asiatico a ospitare un’esposizione internazionale in programma per soli tre mesi, dal 10 giugno al 10 settembre. Il progetto è ambizioso: 120 Paesi partecipanti, un’area espositiva di 174 ettari, una lunga serie di iniziative dedicate alle rinnovabili, all’efficienza energetica, alla riduzione delle emissioni di CO2. Per il Kazakistan, un Paese che sulle risorse naturali sta basando il suo sviluppo, si tratterà di una vetrina fondamentale per mettersi in mostra.
Astana, diventata capitale solo vent’anni fa, è una metropoli in grande fermento architettonico, che punta sul turismo: alle sue porte, infatti, sta sorgendo una cittadella, nella zona tra la città e l’aeroporto, che diventerà poi un nuovo quartiere. Un comparto chiamato Expo City, a quattro chilometri dal centro, realizzato utilizzando tutte le tecnologie legate alla Future Energy, in linea con il tema scelto: architetture bioclimatiche, tecnologie e sistemi di efficienza energetica, recupero dei rifiuti, stoccaggio e utilizzo delle acque piovane, sfruttamento dell’energia solare ed eolica, implementazione dei trasporti, meglio ancora se ibridi. Secondo le previsioni, al termine dell’evento il 90% degli edifici sarà riutilizzato per altri scopi.

Astana Expo City 2017 - masterplan by Adrian Smith + Gordon Gill Architecture (AS+GG)
Astana Expo City 2017 – masterplan by Adrian Smith + Gordon Gill Architecture (AS+GG)

ENERGIA E FUTURO

La progettazione del sito e il suo masterplan sono stati affidati agli americani Adrian Smith + Gordon Gill Architecture, attraverso una gara che ha coinvolto oltre cinquanta architetti internazionali. Nella costruzione, invece, sono impiegate soprattutto imprese locali. “Astana è in continua trasformazione”, spiega Assel Kozhakova, responsabile del dipartimento marketing e comunicazione, “e l’Expo si integrerà nell’architettura della città, rendendo l’area un distretto cittadino con luoghi dedicati alla ricerca scientifica, alla vita e al lavoro della popolazione”.
Simbolo di Expo 2017 è il Padiglione del Kazakistan, un’ambiziosa struttura sferica di vetro da 80 metri di diametro e 26.000 mq di volume, posizionata al centro del sito, suddiviso in quattro padiglioni tematici, ciascuno incentrato su un sottotema: World of Energy, Energy for the Future, Energy for All, My Future Energy. La missione dell’evento? Fare appello al senso di responsabilità della comunità internazionale, con l’obiettivo di aprire un dibattito consapevole sulla gestione dell’energia e sull’impatto che ha sulla vita delle persone e del pianeta. Un tema certamente giusto ma anche furbo, che toccherà aspetti relativi alla produzione responsabile di energia e al suo rapporto con l’ambiente nell’immediato futuro. Sperando di ottenere, oltre agli esercizi di stile tipici di queste kermesse, anche qualche risposta concreta.

Giulia Mura

www.expo2017astana.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #33

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.