Un tributo a Giancarlo De Carlo. A Venezia

Mentre la 15. Biennale di Architettura si avvia alla chiusura, lo IUAV, nell’ambito delle manifestazioni dedicate al 90esimo anniversario della sua fondazione, rende omaggio a uno dei suoi celebri allievi e insegnanti. Sanando definitivamente il contrastato rapporto che li lega.

Giancarlo De Carlo, Collegio del Colle di Urbino, 1966 - planimetria di progetto - photo AP_IUAV
Giancarlo De Carlo, Collegio del Colle di Urbino, 1966 - planimetria di progetto - photo AP_IUAV

DE CARLO E LO IUAV
Dopo svariati anni di appassionato impegno, prima come assistente volontario, poi come professore incaricato, nel 1972 Giancarlo De Carlo diventa professore ordinario di Urbanistica allo IUAV; è la scuola dove si era laureato in architettura nel 1949, al termine di un percorso singolare di completamento degli studi svolto assieme a Ignazio Gardella. Il 1972, però, paradossalmente, è anche l’inizio della fine del suo rapporto con quella scuola. Nello stesso anno De Carlo perde infatti la sua battaglia scientifica e culturale contro Giovanni Astengo per evitare l’apertura di un nuovo, autonomo Corso di laurea in Urbanistica separato dal Corso di laurea in Architettura, rimanendo – quasi a sanare simbolicamente lo strappo – a insegnare Urbanistica dentro al Corso di laurea in Architettura.
Di lì a poco non sarebbe andata meglio con i colleghi architetti: De Carlo viene marginalizzato nella scuola dai pifferai della Tendenza e dal loro folto seguito, forti del successo dei ragionamenti tra morfologia urbana e tipologia edilizia e, soprattutto, dell’idea seducente di un’autonomia della forma come campo specifico dell’architettura. La mentalità inclusiva di De Carlo non poteva coesistere con questa vocazione al distinguersi (ed escludersi) di urbanisti da un lato e di architetti dall’altro; né l’estetizzante sponda scarpiana, ancora forte nella scuola veneziana, poteva costituire per lui un rifugio credibile. A fronte di questa situazione reagì energicamente, à la De Carlo: fondò l’International Laboratory of Architecture and Urban Design (ILAUD) e poi la rivista Spazio e società, fin dal titolo orgogliosi manifesti del pensiero inclusivo.
Nonostante ciò, nei primi Anni Ottanta, De Carlo lascia la scuola di Venezia per trasferirsi all’Università di Genova (dove nel 1989 concluderà la carriera accademica). Da quel momento non ha più significativi rapporti con lo IUAV fino al 1998, quando deposita il suo archivio professionale all’Archivio Progetti IUAV – in seguito riordinato e inventariato; nel biennio 2002-2003, poi, a suggello di una completa e intensa riconciliazione, la scuola veneziana ospita, prima della scomparsa di De Carlo (2005), le ultime edizioni dei Summer Course dell’ILAUD.

Giancarlo De Carlo - Forme di corrispondenza - IUAV Tolentini, Venezia 2016 - photo Umberto Ferro
Giancarlo De Carlo – Forme di corrispondenza – IUAV Tolentini, Venezia 2016 – photo Umberto Ferro

UN TRIBUTO ARTICOLATO
È in questa vicenda che va contestualizzata l’iniziativa espositiva che oggi, a undici anni dalla scomparsa di Giancarlo De Carlo, nell’ambito delle manifestazione dedicate al 90esimo della sua fondazione (1926-2016), lo IUAV gli dedica riconoscendolo tra i suoi maestri. Si tratta di un’iniziativa articolata, “diffusa” negli spazi di due delle sue sedi – Tolentini e Santa Marta –, che ingloba anche una riedizione della mostra presentata alla Triennale nel 2015: curata dalla figlia Anna De Carlo e da Giacomo Polin, quest’ultima esposizione si concentra su una raccolta di schizzi inediti, “riflessioni grafiche” a tutto campo di un De Carlo instancabile pensatore-disegnatore.
La sezione originale di questo appuntamento, tuttavia, è un trittico di piccole mostre realizzato dalla scuola con risorse interne, e in particolare con documenti provenienti dall’Archivio Progetti IUAV, in primis il fondo Giancarlo De Carlo. Qui si rimane più centrati sul De Carlo architetto: alcuni disegni progettuali di una selezione di sue opere degli Anni Sessanta-Settanta – Quartiere Matteotti a Terni, Colonia marina di Riccione, lavori per l’Università di Urbino – vengono presentati nella sala Rettorato, ai Tolentini, mentre, nell’Aula Magna, sempre ai Tolentini, di questi stessi progetti sono esposte immagini realizzate da alcuni noti fotografi – Basilico, Casali, Colombo, Garbasso, Jodice e Zannier –; infine, nella Sala Espositiva Archivio Progetti – Santa Marta, sono stati allestiti i modelli tridimensionali provenienti dall’archivio De Carlo, modelli perlopiù di studio.
Nell’attesa che maturino i tempi per iniziative di più ampio respiro in grado di produrre una revisione dell’interpretazione critica della figura di De Carlo che vada oltre l’architettura della partecipazione e che valuti tutto quello che questi ha prodotto successivamente agli Anni Settanta, questa iniziativa si dà certamente quale prezioso tributo che consente di incontrare di nuovo De Carlo all’interno della sua scuola.

Giancarlo De Carlo, Colonia Sip, Riccione - photo Italo Zannier, 1963 - credit AP_IUAV
Giancarlo De Carlo, Colonia Sip, Riccione – photo Italo Zannier, 1963 – credit AP_IUAV

ARCHITETTURA E DOCUMENTI D’ARCHIVIO
L’interesse dell’iniziativa risulta anche da un altro punto di vista, il nesso, tutt’altro che banale, tra documenti d’archivio e mostre di architettura. Disegni, fotografie e modelli rappresentano dei surrogati necessari a colmare l’assenza inevitabile delle opere vere e proprie dalle mostre di architettura. Nella loro natura di documenti d’archivio, sono però significative le conseguenze del loro appartenere a universi della sintassi – gli archivi, appunto – e non a universi della paratassi (le raccolte o collezioni di cui fanno parte le opere – quadri, fotografie, sculture… –che si trovano solitamente nelle mostre).
Tutto ciò è evidente in questa rassegna, dove i disegni, le fotografie e i modelli sono intenzionalmente presentati in tre sale distinte, neanche contigue, impossibilitati perciò a “parlare coralmente” di architettura, rendendo difficile non vedere, in primis, disegni tecnici, fotografie e modelli di architettura – e solo dopo l’architettura. Anche per questo si tratta, a parere di chi scrive, di un evento suggestivo, che stimola ad affrontare un importante problema museografico.

Francesco Samassa

Venezia // fino all’11 gennaio 2017
Giancarlo De Carlo – Incontri. Un maestro Iuav
SEDI VARIE
www.iuav.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/56993/giancarlo-de-carlo-incontri-un-maestro-iuav/

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Francesco Samassa
Francesco Samassa (Pordenone, 1963), laureato e PhD in Architettura negli Anni Novanta, dopo aver svolto attività didattica e di ricerca allo IUAV con Bernardo Secchi, si dedica come libero professionista all’ordinamento, inventariazione e valorizzazione degli archivi storici, inizialmente nel campo degli archivi di architetti italiani del Novecento, estendendo poi il raggio d'azione anche ad archivi di persona in genere, di famiglia e di enti. Nel campo degli archivi di architetti si è occupato, tra altri, dei fondi di Giancarlo De Carlo (per l’AP-IUAV di Venezia), Figini-Pollini (per il MART di Rovereto), Gae Aulenti (archivio privato), Cesare Leonardi (per l'Archivio Architetto Cesare Leonardi di Modena); ha realizzato anche il Censimento degli Archivi di Architettura per la Soprintendenza archivistica della Provincia Autonoma di Trento. Ha all'attivo diverse presentazioni e pubblicazioni su aspetti diversi del lavoro svolto sugli archivi e ha pubblicato scritti di approfondimento biografico delle figure documentate da questi archivi.